Come muove i primi passi il movimento anti euro di Antonio Maria Rinaldi

 

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di Cristina Rizzo

Chi c’era (anche il cantante Povia e un rappresentante della tedesca AfD) e cosa si è detto al primo congresso nazionale di Alternativa per l’Italia (Ali) guidato dall’economista Antonio Maria Rinaldi

“Siamo il primo partito sovranista in Parlamento. Siamo delusi dalla politica italiana e siamo stati costretti a fondare questo movimento per lasciare il paese nelle mani dei nostri figli, affinché nel futuro possano autodeterminarsi: non dovranno essere schiavi del nord Europa, ma persone libere. La situazione è estremamente compromessa e non so se ci riusciremo, ma daremo anima e corpo affinché il 4 dicembre vinca il No”. L’economista Antonio Maria Rinaldi ha aperto così, ieri, a Roma, il primo congresso nazionale di Alternativa per l’Italia (Ali), movimento nato nel maggio scorso, di cui è segretario. Posizione oltranzista contro l’euro, difesa coriacea della Costituzione e dell’autodeterminazione degli Stati, soprattutto nelle politiche monetarie e fiscali, sono alcuni dei cardini del movimento guidato da Rinaldi e che conta già su un rappresentante in Parlamento, la senatrice Paola De Pin, eletta con i Cinque Stelle e ora iscritta al gruppo Gal, e su un candidato sindaco per Genova, il vicesegretario Marco Mori.

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L’INTERVENTO DI BARRA CARACCIOLO

“Il nome giusto non sarebbe Alternativa per l’Italia, ma ‘L’ultima speranza per l’Italia’”, ha detto Luciano Barra Caracciolo, presidente della VI sezione del Consiglio di Stato, intervenuto al congresso, che ha poi messo in luce “il legame fra il referendum costituzionale e la perdita di sovranità dell’Italia rispetto all’Unione europea”. La proposta referendaria, infatti, secondo il giurista, attua un superamento dell’articolo 117, il cui incipit prescrive che “la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.

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I NO A QUESTA EUROPA

“L’articolo 117”, ha aggiunto Caracciolo, “evidentemente non è stato più ritenuto sufficiente, dunque l’obiettivo ora è alterare la mission del Parlamento. Ci si rifiuta cioè, per sempre, di verificare se il Trattato sia compatibile con la Costituzione. E l’adesione all’Europa, così com’è, diventa obbligo costituzionale perenne. Si costituzionalizza l’adesione all’unione monetaria e quindi si rende irreversibile l’Euro. Si crea una nuova soggettività di diritto internazionale, estranea a quella nazionale”, ha detto Barra Caracciolo. “Il diritto che viene applicato, dunque, è incondizionatamente superiore alla sovranità, non filtrato alla luce dell’articolo 11, secondo cui ‘L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni’. Qui la la limitazione della sovranità provocherà invece malessere e ostilità fra i paesi aderenti”.

LE CRITICHE ALLA COSTITUZIONE RENZI-BOSCHI

Ciò che di nuovo inciderà nelle nostre vite, alla luce della riforma costituzionale, dunque, non sono secondo il giurista le “presunte soluzioni che ci hanno fatto credere”, come il superamento del bicameralismo perfetto o dei costi eccessivi della politica, ma il grado di alterazione che la democrazia sta subendo oggi con poteri de facto, non soggetti a forme di scrutinio e a forme di responsabilità: “Gli articoli 55 e 70 del nuovo testo della Costituzione elevano a livello costituzionale l’obbligo – del massimo organo che dovrebbe rappresentare gli interessi di tutta la nazione – di attuare le politiche dell’Europa, di attuare un indirizzo politico che esula dal voto”.

LE TESI DI NINO GALLONI

L’euro non è la causa del male, ma la conseguenza e la causa risale al 1981, quando l’Italia perse la sovranità monetaria, secondo Nino Galloni, economista, presidente di Ali, già direttore generale al Ministero del Lavoro, che, per un soffio, non è stato nominato assessore al Bilancio nella giunta Raggi. Piattaforme finanziarie valide, alternative all’euro, secondo Galloni, ci sono eccome, ma solo in Italia non hanno un appoggio dalle istituzioni. “La moneta complementare, per esempio. Germania e Danimarca hanno già monete a sola circolazione locale. Un provvedimento che avrei voluto adottare e che avrebbe potuto aiutare Roma a riprendersi”. Galloni ha poi sollevato il tema della mancata candidatura di Roma alle Olimpiadi: “Onestà non è non gestire, non fare, impedire investimenti, ma coniugare l’efficienza economica con il buon funzionamento della pubblica amministrazione”.

CHE COSA HA DETTO IL RAPPRESENTANTE DELLA TEDESCA AFD

Il partito anti Merkel porta avanti le sue istanze collaborando con l’Alternative für Deutschland di Frauke Petry. A dispetto del nome, uguale, ci tengono a marcare le differenze, ma hanno un forte trait d’union: la fine dell’euro. “Anche se partiamo da presupposti diversi, credo, come voi, che ogni nazione debba avere la propria autonomia decisionale. Non abbiamo bisogno di un super Stato che decida per tutti”, ha detto Martin Rottweiller, rappresentante del partito che ha preso il 15% alle ultime elezioni. “In Germania il conflitto sociale sta crescendo, a causa della sofferenza economica: il 16% della popolazione vive in stato di povertà e solo il 50% dei tedeschi possiede una casa, mentre in Italia il 70%. I problemi sono gravi e stanno aumentando, ma i miei connazionali non hanno il coraggio di alzare la voce. Si dice che i tedeschi prima di fare la rivoluzione comprano il ticket e chiedono il permesso. Sono certo che questo momento storico, pur difficile, darà ai nostri paesi la forza necessaria per avviare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno”.

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