Toscana; la Regione mette il bavaglio al Centro per l’Impiego “vietato parlare”

 

giovanni-alberigiE’ arrivato il bavaglio anche al Centro per l’Impiego Valle del Serchio. Il responsabile Giovanni Alberigi da oggi non può più parlare. Rimanda ogni richiesta d’informazione da parte della stampa, anche la più banale – tipo la normativa o quanta gente con questo centro abbia trovato lavoro – alla responsabile dei Servizi per il lavoro della Regione Toscana, Marina Babboni. Con la quale, naturalmente, non si può parlare per telefono, ma solo per e mail. Costei è responsabile, oltre che di Lucca, anche di Pistoia e Massa Carrara. Avrà una mole di lavoro non indifferente, figuriamoci se potrà entrare nei dettagli della vicenda del signor Italo Regali di Piazza al Serchio, 45 anni, disoccupato da quasi 5, invalido al 55 per cento, un figlio da crescere e, col suo diploma da perito tecnico, in cerca disperata di un lavoro.

Senza il lavoro, lo sappiamo tutti, si perde la dignità, la fiducia nella vita, si perde ogni diritto. E il signor Regali, da quando è stato licenziato, dopo 16 anni, dalla Kedrion, è nel baratro. Fino al 2014 ha esaurito tutti i suoi risparmi, poi è entrato in un percorso assistenziale dove non c’è speranza di un inquadramento fisso. Prima il tirocinio a 500 euro al mese nel comune di Piazza al Serchio. Non, come ha detto il responsabile del centro per l’impiego Alberigi, col Progetto Giovani sì. A 45 anni è un po’ difficile far parte della categoria “giovani”. Ma con un bando di reinserimento attraverso la legge n. 68 del 1999, quella che promuove l’integrazione lavorativa dei disabili con servizi di sostegno e collocamento mirato.

Poi i colloqui con gli assistenti sociali, anche la richiesta di aiuto alla Caritas, e la speranza, affidata a un incontro in comune col sindaco Carrari , per vedere se si riesce a trovare al signor Regali un inserimento, sempre a termine, in una qualche cooperativa. In caso contrario la responsabile dell’assistenza sociale, la dottoressa Benelli, gli ha promesso che contatterà il presidente provinciale dell’associazione invalidi civili di Lucca, Salvatore Piliero. Stesso impegno che ha preso Alberigi nell’intervista rilasciata al collega Cosimini. Lo stesso Alberigi che però avrebbe detto in privato a Regali: “Che vuoi che faccia, è il presidente degli invalidi”.

Alberigi, evidentemente, ha parlato troppo in questa intervista, anche se non si capisce cosa abbia detto di male. Magari ha toppato su alcuni punti, ma mica si può sapere tutto, no? Di fatto c’è stato il richiamo all’ordine, coi vertici regionali – a cui i centri per l’impiego fanno capo – che impongono il silenzio e si ergono a unici portavoce della comunicazione. Verticismo totale, prolungamento sine die dei tempi di risposta. Come già accade dovunque per bloccare l’informazione: nelle Usl, dove è vietato ai medici di parlare, nelle prefetture dove non rispondono mai, nelle stesse regioni dove avere una risposta chiara e concreta è praticamente impossibile.

Ma torniamo ai centri per l’impiego. I dati nazionali sono sconfortanti: la cronaca di un fallimento. Le imprese li utilizzano per cercare dipendenti solo nel 2-3 per cento dei casi. La classica segnalazione tramite conoscenti continua a fare la parte del leone. Due assunzioni su tre continuano ad avvenire così. Nel 2010 la percentuale di assunzioni con i centri era del 6,3 per cento. In questi anni è crollata. In compenso sono aumentati i dipendenti degli ex uffici di collocamento, circa 10.000, per un costo annuo di circa 470 milioni di euro. In sostanza questi centri danno lavoro soprattutto a chi è già impiegato lì. Ci sarebbe piaciuto sapere se in Valle del Serchio è diverso: pare, stando al locale centro per l’impiego, che in zona vadano alla grande ingegneri e cuochi. Ma, purtroppo, appunto, da oggi bisogna chiederlo alla Regione, che risponderà coi suoi modi e tempi.

Sicuramente il caso del signor Regali ben rispecchia il flop nazionale dei centri per l’impiego, che devono essere riformati. Ma quella parte del Jobs Act che deve riportarne allo Stato le competenze ancora non è stata attuata. Il Jobs Act è stato molto utile per precarizzare il lavoro, ma questa è un’altra storia.

Quanto ai disabili, contrariamente a quanto sostiene Alberigi, esiste una graduatoria proprio come nei vecchi uffici di collocamento. Se il lavoro non si trova tramite chiamata nominativa o con una convenzione, bisogna applicare la già citata legge 69 del 1999. E le graduatorie sono basate su tre criteri: l’anzianità di iscrizione, il carico familiare e la condizione economica. Da qui a rispettarla, è un’altra storia.

E ora veniamo alla Kedrion, l’azienda virtuosa, come dice il responsabile del centro per l’impiego Alberigi, con particolare sensibilità per l’inserimento dei disabili. Una delle migliori quanto a etica. Quella in cui il figlio di Alberigi ha fatto uno stage di un anno e mezzo prima di optare per un’altra strada.

Quella che ha demansionato il ruolo di Italo Regali, il quale, vista la precedente esperienza in cartiera, è stato assunto nel 1996 come addetto al controllo degli standard del materiale di confezionamento: per dirla più chiara doveva verificare se le scatole dei farmaci corrispondevano ai requisiti. Gli è capitato di dare un giudizio negativo, di fermare dei lotti: faceva parte del suo lavoro. Un paio d’anni dopo è stato declassato, è diventato magazziniere. Poi la malattia, la lunga assenza forzata dal lavoro e il licenziamento per giusta causa. Per l’azienda un problema in meno, per un uomo l’inizio di una via crucis in cerca di un lavoro. Con quella frase, rivoltagli dal responsabile del centro per l’impiego, di cui Regali non si capacita: “Hai litigato con la Kedrion”. Vorrebbe una spiegazione, capire perché l’ha pronunciata. Ma a questo punto, visto che Alberigi non può più parlare per ordini superiori, bisogna chiederlo alla Regione. Figuriamoci.

Barbara Pavarotti – -  lagazzettadilucca.it



   

 

 

1 Commento per “Toscana; la Regione mette il bavaglio al Centro per l’Impiego “vietato parlare””

  1. I centri per l’impiego danno lavoro ai loro dipendenti per fare solo la presenza, generalmente provengono dagli iscritti ad un certo partito.

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