De Benedetti attacca le destre europee: democrazia a rischio

 

Una nuova grave crisi economica rischia di mettere in pericolo le democrazie: a lanciare l’allarme è Carlo De Benedetti dalle colonne del Corriere della Sera.

De-Benedetti

“L’Occidente – dice – è a una svolta storica. E’ in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria. Si sta verificando la previsione di Larry Summers, l’ex segretario al Tesoro di Clinton: una stagnazione secolare. Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute”.

Secondo De Benedetti la politica monetaria espansiva di Bce e e Fed non risolve il problema. “Le banche centrali hanno tentato di cambiare mestiere – afferma – dopo cinquant’anni in cui il grande nemico era l’inflazione, hanno combattuto la deflazione secondo le vecchie teorie, creando moneta. Ma così hanno costruito una trappola. Hanno immesso sul mercato trilioni di dollari, una cifra inimmaginabile e incalcolabile. Non ci sono più titoli da comprare. Ma questo, oltre a mettere in ginocchio il settore bancario, non ci ha fatto uscire dalla stagnazione e dalla deflazione”.

Questo, secondo De Benedetti, porterà con sè delle conseguenze politiche: “Negli Usa non si può escludere una vittoria di Trump; anche perché il candidato democratico è percepito come antipatico, passato, freddo, come puro establishment. In Francia non si può escludere che diventi presidente Marine Le Pen. La Spagna è senza governo da un anno, il Portogallo in bilico, la Grecia è ancora lì perché nessuno ha interesse a fare davvero i conti. In Polonia vige un nazionalismo di destra. L’Ungheria è già passata all’estrema destra, l’Austria no, ma solo grazie alla colla delle buste che ha causato il rinvio delle presidenziali. Una situazione da anticamera del fascismo. Le elezioni tedesche del 2017 costituiscono un bel punto interrogativo, se si estrapolano i risultati delle recenti amministrative. Nel resto del mondo la democrazia arretra.

Le primavere arabe sono finite con i generali. In Medio Oriente comanda la Russia di Putin, che si è messo d’accordo con un altro autocrate, Erdogan. L’unico Paese che continua a crescere è la Cina di Xi, che compra 70 chilometri di coste in Cambogia per fare il più grande porto al mondo, costruisce la ferrovia da Shenzhen a Varsavia e la nuova strada della seta verso l’Occidente. Un’altra svolta epocale”.Per quanto riguarda l’Italia “sulla base dei sondaggi, i Cinque Stelle oggi potrebbero vincere le elezioni. Non ci voglio pensare”. E se al referendum costituzionale del 4 dicembre vincesse il no “Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo – conclude – anche se non credo che lascerà la politica. E per fortuna, perché ha dimostrato di avere energia e qualità”. (askanews)

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