Renzi fa finta di attaccare l’Europa ma il trucco c’è. E si vede

 

A modo suo è simpatico Matteo Renzi. E davvero abile. Appena pensi che sia chiuso all’angolo trova il modo di sgusciare via. Fantasioso, imprevedibile, guascone. Da piccolo era ” Er bomba”, quello che le sparava grossa, e “Er bomba” è rimasto, solo che nel frattempo ha affinato le tecniche. Ha imparato lo spin, grazie anche al suo “stregone” Filippo Sensi.

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L’ultima uscita è davvero spettacolare. Al termine del vertice europeo di Bratislava rilascia un’intervista al Corriere della Sera, che definire esplosiva non è esagerato. Al punto che persino al radiogiornale di Radio 24 l’altra sera il cronista rilevava come certe frasi fino a ieri venivano pronunciate solo da esponenti dell’opposizione “populista”. Sottinteso: come la Lega, come il Movimento 5 Stelle.

Renzi che parla dell’immigrazione come Salvini? E che denuncia le incoerenze economiche dell’Europa come Di Battista? Sì, sì. Leggete qui:

«Sull’immigrazione per il momento l’Europa ha parlato tanto e fatto poco. Noi abbiamo fatto gli hotspot, il fotosegnalamento, i salvataggi, la lotta agli scafisti. Loro hanno messo un paio di navi nel Mediterraneo che scaricano i migranti in Sicilia: utile per fare le interviste, non per risolvere i problemi. Il giochino così non funziona. Vanno chiusi gli accordi in Africa decisi nel summit di Malta del 2015. Vanno costretti i Paesi membri a fare le ricollocazioni visto che in troppi fanno finta di niente. Vanno gestiti i rimpatri che per il momento fa l’Italia mentre l’Europa fa i convegni. Abbiamo proposto sei mesi fa il Migration Compact. Juncker lo ha ripreso nel suo discorso e gli siamo grati. Ma per il momento sono parole. L’Italia se necessario farà da sola: sappiamo come fare. Ma allora l’Europa ammetta di aver fallito e dica che gli egoismi sono più forti della politica: farebbe più bella figura. Non possiamo lasciar esplodere il problema dell’immigrazione per l’incapacità dell’Europa. Nel frattempo stiamo costruendo una nuova sede per il Consiglio europeo che costa qualche miliardo: hanno scelto i miei predecessori, non posso dire nulla. Ma proporrò di mettere davanti alla sede il barcone che l’Italia ha recuperato dal fondo del mare e che adesso è ad Augusta. Almeno tutte le volte che c’è una riunione anziché guardare solo i divani nuovi, si guarderà l’immagine di quel barcone e dello scandalo di una migrazione».

E qui:

Sono altri che dovranno giustificarsi per il mancato rispetto delle regole. La Spagna ha un deficit doppio del nostro. La Francia non rispetta nemmeno Maastricht con il deficit ancora sopra il 3%. La Germania viola la regola del surplus commerciale: dovrebbe essere al 6% e invece sfiora il 9%. Nessuno chiede ai tedeschi di esportare di meno, ma hanno l’obbligo di investire di più e stiamo parlando di decine di miliardi che aiuterebbero l’intera Eurozona. Ho fatto notare questa contraddizione in modo privato prima e pubblico poi. Io non sto zitto per quieto vivere. Con me il giochino “L’Italia pensi a fare le riforme” non funziona più. Noi le riforme le abbiamo fatte, le regole sono rispettate, gli impegni sull’immigrazione ci costano in termini di consenso ma sono doverosi. E dunque ho il dovere di dire che le regole valgono per tutti. Se qualcuno vuole far tacere l’Italia ha sbagliato indirizzo, metodo e sostanza.

Basiti? Non riconoscete più Renzi? Tranquilli, non cambia nulla. Purtroppo. Già, perché quella a cui stiamo assistendo non è una vera svolta politica: se lo fosse l’Italia avrebbe posto il veto alle conclusioni del Vertice di Bratislava, che invece ha sottoscritto. E adotterebbe subito misure energiche e fuori dagli schemi, tanto per far capire a tutti che è determinata e soprattutto seria. Alla Orban, per intenderci. E invece nulla, Matteo urla ma poi si allinea.

Quella che sta imbastendo è un’operazione di comunicazione politica semplice e al contempo sofisticata incentrata sul tentativo di cambiare la narrazione. Fino a ieri denigrava e attaccava i partiti “populisti”, contrapponendo l’immagine e la retorica di un giovane leader, lui, moderno ma rassicurante, innovatore ma moderato. Un Obama de Noantri. E gli riusciva bene: nel primo periodo a Palazzo Chigi piaceva a tanti, quasi a tutti; poi è sorto un problemino: i cittadini si sono accorti che i suoi roboanti annunci non corrispondevano alla realtà. Quando il governo parlava di rinascita ma i negozi continuavano a chiudere e i giovani a non trovar lavoro, la gente si è sentita presa in giro e la sua popolarità ha cambiato rotta. Giù, sempre più giù.

E allora ecco l’idea di queste ore: Renzi non funziona più come premier autorevole? Deve diventare l’interprete del malcontento popolare, deve appropriarsi delle argomentazioni dei rivali che fino a ieri disprezzava, approfittando della frenata della Lega nei sondaggi e del fatto che il Movimento 5 Stelle è sulla difensiva, per la prima volta, a causa delle vicende della giunta Raggi.

Insomma tenta l’ultima capriola, per intorbidire le acque alla vigilia del referendum, che così depotenzia politicamente, e nella speranza di riconquistare a destra e tra i grillini delusi i consensi che perde a sinistra; quasi certamente avendo preso cura di avvertire i partner europei, che infatti non si mostrano affatto preoccupati. Sanno che Renzi resta uno dei loro e che i suoi sono annunci senza sostanza.

Spara a salve, come solo un “bomba” sa fare.

dal blog di Marcello Foa - – - il Giornale



   

 

 

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