Non distingue il burqa dal chador, ora deve risarcire il Comune

 

chador

Finisce sul tavolo del Municipio il caso della famiglia musulmana fermata lo scorso 12 agosto in corso Elvezia a Lugano a causa di un “falso allarme burqa” qundo un cittadino aveva allertato la Polizia comunale, segnalando la presenza di una donna con il volto coperto. Gli agenti erano subito intervenuti in loco e avevano fermato la famiglia, salvo poi scoprire che la donna non indossava un burqa, bensì un chador, ossia un copricapo che lascia il volto scoperto.

Una situazione imbarazzante che il consigliere comunale Armando Boneff (PPD) auspica non si ripeta più.

Boneff ha quindi presentato un’interpellanza al Municipio di Lugano per chiedere di adottare la linea dura non solo nell’applicare la legge contro la dissimulazione del volto, ma anche nei confronti di chi denuncia un’infrazione inesistente.

Il consigliere comunale sostiene che il cittadino che ha chiamato inutilmente la Polizia comunale ha causati dei costi inutili a causa della sua ignoranza e dei suoi pregiudizi. Chiede quindi che a questa persona, se è stata identificata, venga chiesto un risarcimento.

“Chi sbaglia paghi le spese”, è in pratica il senso dell’interpellanza di Boneff, che ha l’obiettivo di “evitare il ripetersi di situazioni simili, fastidiose e umilianti per le persone innocenti, imbarazzanti per gli agenti e costose per le casse comunali. ticinonews.ch



   

 

 

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