Quei don Abbondio in abito talare

 

A cadavere ancora caldo (il prete sgozzato in Francia), non è chiaro se per complesso di inferiorità, inconscia sottomissione, spirito masochista o per “ecumenica” credenza nel Dio unico, è partita una singolare gara tra diocesi. Vince, chi si porta a casa, o meglio, in chiesa, più islamici.

chiesa-musulmani

In questi giorni le diocesi italiane ed europee si sono prodigate a mostrare ai media locali e nazionali, imam e fedeli musulmani intenti a pregare Allah attorno agli altari. Impossibile decretare la diocesi vincente.

Scherzi a parte, anche perchè con gli islamici c’è poco da scherzare (a meno che ci si voglia illudere paventando che chi taglia gole, schiaccia i bambini e fà saltare in aria centinaia di innocenti al grido di Allah, non ammazza per motivi religiosi, ma per alienazione, paura, pazzia, disturbi mentali, odio o denaro), è fuor di dubbio che la maggioranza degli uomini di chiesa che hanno dato per scontato l’origine divina del Corano , in realtà non lo conoscono.

Se i don Abbondio in abito  talare andassero oltre lo slogan l’Islam è una religione di pace (velleità smentita dalle centinaia di sure che inneggiano alla guerra santa e alla morte dell’infedele) scoprirebbe che la sura 3:28, detta anche Sura della taqiyya, inneggia alla dissimulazione. La taqiyya, come dicono tutti i “dizionari” coranici è “la pratica di mentire nell’interesse dell’Islam. Lo scopo è quello di ingannare i miscredenti, convincendoli della bonarietà dell’Islam attraverso l’eliminazione di dubbi e preoccupazioni su questa religione, incoraggiando la loro conversione. La taqiyya è la base della propaganda musulmana presente oggi in Occidente”.

Non tutti gli Imam però, utilizzano tale prescrizione coranica. Alcuni preferiscono “intortare”, o meglio, prendere per i fondelli gli “infedeli” citando il Corano in arabo. In una diretta televisiva su Rete Quattro, Cristiano Magdhi Allam ha asserito che la predica dell’imam di Bari recitata in arabo all’interno della Basilica del capoluogo, concerneva la Sura L’Aprente del Corano che condanna di miscredenza i cristiani e gli ebrei. Alla diretta era presente l’imam “ecumenico” che ha bellamente confermato la citazione.

E’ dal 600 d.c che l’islam cerca con la violenza di sottomettere e conquistare i popoli infedeli. Non capire tale lapalissiana storica verità, equivale ad auto decretare la fine della cristianità. Se poi ci si aggiunge un “capo” che invece di difendere l’identità cattolica, mette sullo stesso piano tutte le religioni, la barca di Pietro è irrimediabilmente vocata al naufragio.

Gianni Toffali

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1 Commento per “Quei don Abbondio in abito talare”

  1. lo avevo già previsto credo due mesi fà, Credo al Cardinale od altro prelato … la competizione fra di loro per essere fatto il PAPA di loro.!!!

Commenti chiusi

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