Yemen, rottura dei colloqui di pace mediati dall’Onu

 

Sana’a – I ribelli fedeli all’imam zaidita Abdel Malik al Houthi e gli alleati del Partito del congresso generale del popolo dell’ex presidente Ali Abduallah Saleh hanno deciso oggi di formare un consiglio direttivo per governare il paese, che andra’ a sostituire il Consiglio rivoluzionario Houthi. Si tratta probabilmente di un segnale di rottura definitiva dei colloqui di pace mediati dall’Onu in Kuwait.

In una dichiarazione rilasciata dall’agenzia “Sana”, controllata dai ribelli Houthi, i due gruppi hanno riferito che il nuovo Consiglio dovrebbe includere una leadership a rotazione che comprende un presidente e un vice presidente di ambo le parti. L’annuncio arriva mentre i colloqui di pace sponsorizzati dalle Nazioni Unite in corso in Kuwait non sembrano in grado di produrre un accordo per porre fine alla guerra in Yemen.

Il conflitto ha coinvolto una coalizione di stati arabi guidati dall’Arabia Saudita e ha provocato una catastrofe umanitaria nel paese piu’ povero del Medio Oriente. Proprio oggi l’Onu ha lanciato un appello internazionale per chiedere una tregua per la citta’ di Taiz, nella parte centrale dello Yemen, dopo che le forze governative sono riuscite nei giorni scorsi a conquistare il villaggio di al Sarari che si trova nella zona. Il Coordinatore delle attivita’ umanitarie delle Nazioni Unite in Yemen, James McGoldrick, si e’ detto molto preoccupato per lo spargimento di sangue continuo che si registra nella citta’ yemenita in particolare nella zona di al Sarari ed ha chiesto alle parti in conflitto di “arrivare ad un cessate il fuoco umanitario per proteggere i civili e gli operatori internazionali umanitari che devono evacuare i feriti e portare medicine”. I ribelli sciiti fedeli all’imam Abdel Malik al Houthi hanno fatto sapere di voler accettare questa proposta.

Le fazioni yemenite si sono sedute per la prima volta allo stesso tavolo lo scorso 21 aprile, a oltre un anno dall’inizio delle operazioni militari a sostegno del governo legittimo lanciate dalla coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita. Ad oggi la situazione sul campo si presenta in una fase di stallo. Le forze di Hadi controllano la parte meridionale del paese, dove e’ situata Aden, la piu’ importane citta’ yemenita dopo la capitale divenuta sede delle istituzioni governative. Gli Houthi e i militari di Saleh controllano la parte settentrionale, dove sorge la capitale Sana’a.

Secondo stime delle Nazioni Unite il conflitto in Yemen, innescato dai Sauditi,  ha ucciso oltre 6.400 persone e causato 2,8 milioni di sfollati. Il Kuwait ha recentemente deciso di rinviare al prossimo 5 agosto la firma dell’accordo tra il governo yemenita e i ribelli sciiti. Nel caso in cui non dovesse avvenire la firma dell’accordo, il governo kuwaitiano si rifiutera’ di continuare ad ospitare le trattative di pace per lo Yemen. Il ministro degli Esteri kuwaitiano, Khaled al Jarallah, ha spiegato alla stampa del suo paese che “non ospiteremo piu’ le trattative sponsorizzate dall’Onu se le due parti non troveranno un accordo su una soluzione per la crisi in corso nel paese. Noi li abbiamo ospitati abbastanza, ora spetta agli altri paesi fratelli fare altrettanto”.

Dopo le ultime trattative guidate dall’inviato dell’Onu, Ismayl Oul Sheikh Ahmed, con la delegazione governativa e con quella dell’imam al Houthi, non si e’ arrivato ad un accordo per la firma dell’intesa finale. La delegazione governativa ha accettato di riprendere le trattative con i ribelli a patto che si arrivi all’applicazione della risoluzione dell’Onu che prevede il ritiro delle milizie dalle citta’.(AGI)



   

 

 

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