Terrorismo, Kyenge: “ripristinare Ministero Integrazione e completare legge sulla cittadinanza”

 

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Rivuole il suo ministero, è chiaro. Ma non lo dice esplicitamente. La prende alla larga, senza fare alcuna autocritica sul ruolo delle comunità di immigrati musulmani in questa fase di guerra aperta all’Occidente. La colpa è nostra, ovviamente… «Per combattere la radicalizzazione e quindi fare prevenzione rispetto al terrorismo, l’Italia deve dotarsi di un piano nazionale di integrazione, imparando anche dall’esperienza degli altri Paesi. Dovrebbe ripristinare il ministero per l’integrazione, perché chiuderlo è stato un errore, e completare la legge sulla cittadinanza, uno degli strumenti più potenti per inclusione” e la “pari opportunità” soprattutto per le seconde e terze generazioni», sostiene l’europarlamentare Cecile Kyenge in un’intervista sui temi della sicurezza.  secoloditalia.it

Lotta alla radicalizzazione? La risposta di Armando Manocchia: “Ho preparato un piano strategico per la demigrazione”

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Indipendentemente da cosa ne penseranno gli ipocriti, gli imbecilli, i vigliacchi e gli impostori, quanto sostengo, non veicola alcun odio o sentimento di superiorità, ma veicola l’amore delle Culture radicate e diverse, il rispetto degli Esseri Umani e della loro Storia, Cultura, Identità e Civiltà; a cominciare dalla nostra.

Le popolazioni che spesso noi tutti evochiamo, vivono qui, sono popolazioni essenzialmente uscite dall’Africa, dal Maghreb, oppure provengono da altre Regioni del Mondo, ma sono comunque legate all’islam. Parlo ovviamente di qualsiasi individuo che attualmente abbia, la Cittadinanza o la residenza in Italia. Ritengo, che le difficoltà economiche e politiche, appena subentrate e che secondo me, ce le porteremo dietro per i prossimi 15 anni, sboccheranno purtroppo, quasi certamente su dei rigetti violenti di cui gli stranieri e le minoranze ne saranno l’oggetto; i fenomeni demografici e il riflusso dell’assimilazione, condurranno a degli squilibri socio-culturali crescenti, i quali potranno condurre all’esplosione e alla rivolta civile. Questa terribile constatazione è una di quelle che ha motivato la mia persona a scendere in Politica.

VIDEO – Kyenge: “Ho preparato un piano strategico per l’integrazione”

In Italia come nel resto d’Europa, il tema dell’emigrazione è un tabù orchestrato, originariamente dalla sinistra, poi da parte dell’estrema sinistra con l’accondiscendenza attiva dei capitalisti-liberali. Curiosamente, sempre supportato dai media europeisti. Per spiegarmi meglio mi corre l’obbligo ricordare che oltre il 10% degli abitanti dell’”ancora per poco” nostra Nazione, sono immigrati e invece di lasciare il soggetto nel quadro di un dibattito democratico, i poteri pubblici, obbedienti ai dettami finanziari e mediatici, l’hanno volutamente lasciato in mani discreditate, permettendo così che emergesse una situazione conflittuale e incontrollabile.

I flussi migratori, pacifici o violenti, le occupazioni, volontarie o congiunturali, esistono da sempre, eppure questo, non è limitato al genere umano, anche se costui adorna la conquista della terra dell’altro con considerazioni intellettuali. “La migrazione è indipendente dalle forze rispettive”, così le legioni romane ebbero il sopravvento sui Goti, che avendo a che fare con un integrazione dipendente dal numero, il potere imperiale fu impotente nel contenere l’invasione e Roma non fu vinta, ma si è disfece, cadde, si cedette e numericamente venne barbarizzata.

La cattiva o la non conoscenza della Storia volontariamente diffusa dai Media, le confusioni sapientemente costruite fra la schiavitù, la colonizzazione e l’emigrazione, hanno generato la doppia impostura della “vittimizzazione” degli stranieri presenti sul nostro suolo e la colpevolezza nazionale; quest’ultima s’iscriva nell’auto-denigrazione sistematica, delle pseudo-èlites, che sono al potere da 30 anni. La schiavitù è stata definitivamente abolita quasi 50 anni prima dell’espansione coloniale; prima la tratta dei neri fu un fenomeno massiccio – nel XVI e XVII Secolo – e in modo maggioritario praticata dalla Spagna, dall’Olanda e dall’Inghilterra. Conviene anche ribadire che gli schiavi costituivano una merce i cui i fornitori erano più spesso islamici e che la quantità di Regni africani costituivano la loro principale fonte di reddito. Mettere schiavi al servizio dei padroni non fu una questione europea, poiché gli europei allora non rappresentavano i principali clienti. Si stima in 11 milioni il numero di schiavi comprati da Nazioni europee e più di 12 milioni quelli acquistati da Nazioni a potere islamico.

Oggi sappiamo dove sono i discendenti di questi trapiantati a causa del commercio triangolare, ma non sappiamo dove sono i discendenti di quelli importati verso il Nord-Est. La colonizzazione, che ha fatto nascere le difficoltà attuali, – con tutto il talento degli uni e tutta l’utopia degli altri – il nostro Paese, assieme all’Inghilterra ed alla Francia potrà lanciarsi in una Politica europea alla quale le Nazioni che la compongono oggi, troveranno difficilmente delle soluzioni. Possiamo quindi urlare, con l’Europa degli idioti all’indignazione – o evidenziare gli aspetti positivi -, ma resta un fatto: giudicare dei fatti antichi in base al nostro grado di conoscenza e di coscienza attuale è un’impostura intellettuale, con la quale si giunge a negare l’evoluzione e il progresso.

Eppure, durante i 50-80 anni di presenza delle colonie hanno conosciuto uno sviluppo generale e considerevole, sono cessate le Guerre tribali, è emerso lo Stato di Diritto e lo schiavismo è stato soppresso. L’antifona del saccheggio è una stupidità, poiché l’Africa esportava dei prodotti agricoli di natura riproducibile e dei Minerali, cosa che ancora fa, grazie alle infrastrutture pagate da noi. È dalla metà degli anni ottanta, che l’Africa si è impoverita, che viene saccheggiata delle sue materie prime, in cambio una ciotola di riso, è da allora che le sue Culture sono state distrutte, che il suo tessuto agricolo vitale è stato laminato, gettando nelle Città sovrappopolate, milioni di infelici che non sognano altro che l’immigrazione. L’Africa colonizzata è diventata indipendente da mezzo Secolo e non è all’Italia che bisogna presentare il conto!

L’Emigrazione afro-islamica, che pure in questo contesto, la disinformazione e l’ignoranza dominano, può essere analizzata in tre ondate; La prima (1955 – 1970) è quella degli appelli ad una manodopera per la ricostruzione del Paese e concerne meno di 400 000 uomini, fra cui molti sono ripartiti per finire i loro giorni al proprio Paese. Son rimasti solo, quei vecchi sempre degni, seduti la sera sulle panchine dei nostri giardini pubblici. La seconda è quella del raggruppamento e dei ricongiungimenti familiari, quella delle prime nascite nel nostro Paese, della pressione sui salari e la rottura con l’unità della classe operaia e per questo, il rispetto e l’accoglienza degli arrivati nel Paese che li ha accolti e il desiderio di assimilazione nella nostra Cultura da parte loro, restano largamente presenti. Il razzismo nei loro confronti è poco sviluppato e c’è ancora quell’aspetto paternalista di cui “siamo tutti brava gente “.

In merito alle prime due ondate, l’integrazione, per coloro che desiderano restare, l’inclusione per la coesistenza pacifica e temporanea per gli altri, sono possibili; la nostra società resta ferma, crede in sé stessa, è un riferimento mondiale e le sue Élites politiche, economiche e culturali, il sistema educativo non è ancora stato distrutto del tutto dai sinistronzi. L’ultima ondata, è quella voluta proprio da loro, da quella sinistra, affetta dal cancro del relativismo, dalla sinistra buonista e pacifinta, della cultura dell’odio, dell’incitamento all’invasione, delle regolarizzazioni massicce, quella dei soli Diritti e che non parla mai dei Doveri, utilizzata ad hoc, come mezzo supplementare per la distruzione della coerenza nazionale. Fino ad allora c’era almeno una corrispondenza economica, a partire da quel momento e fino ad oggi siamo giunti ad un approccio dogmatico scisso da tutte le realtà, a cominciare da quella Sociologica dei popoli. Mentre per le ultime due ondate, le cervellotiche motivazioni della Sinistra e le problematiche della Destra affarista si raggiungono nel detestare l’anima italiana, ribelle alla forsennata europeizzazione.

L’immigrazione è utilizzata come mezzo supplementare di distruzione della coerenza nazionale che è un freno al loro potere edonista e millenarista. La discriminazione, resta una discriminazione in base all’origine, le credenze o la razza; ed è per ciò contraria al nostro Diritto, ai nostri usi, alla nostra anima: la nostra Repubblica riconosce solo dei Cittadini senza distinzione né classificazione di sorta. Il “Sensibilismo” umanitario, non la sensibilità, gli ambienti compassionisti, non compassionevoli, hanno indotto un approccio totalmente falsato verso l’emigrazione, dei suoi problemi, delle sue conseguenze e pure delle sofferenze che provoca. Non neghiamo i drammi umani che supportano quelli che i francesi chiamano i “sans Papier” ai senza casa, ai senza lavoro e sempre sfruttati. La nostra preoccupazione è quella di non limitare la nostra analisi alle difficoltà, alle mancanze materiali, ma al contrario, di estenderla alle tensioni causate dall’impossibile assimilazione di questi milioni di individui sradicati, che godono o meno, presso di noi, di condizioni materiali appena sufficienti.

I meccanismi dell’assimilazione e persino il loro supporto morale sono stati distrutti dai poteri social-liberali. Essendo un’integrazione contraria alla nostra Civiltà e quindi, incompatibili con la nostra cultura, e pur avendo già mostrato i suoi limiti nei Paesi francesi, tedeschi e anglosassoni, non v’è dunque altra scelta che d’organizzare il divorzio di questa unione che è fallita, prima che i conflitti degenerino. Delle cosiddette Élites auto-proclamatesi, in crisi d’identità, private d’ideali e sprovviste di rigore morale hanno imposto, in 30 anni, una censura totale su dei concetti provati dalla storia e a volte persino sull’espressione del più semplice buonsenso. Comprendendo bene che la sfida è l’ordine culturale, questi apprendisti stregoni, a volte utilitaristi, spesso venali, hanno ingaggiato degli intellettuali per l’illustrazione promozionale del loro genocidio; la nostra sottomissione a questi artisti mediatici certificati è totale e riteniamo nulli i libri che pubblicano incensati solamente dal loro mediocre cenacolo di Giornalastri servili.

Prima di essere un emigrato, l’essere umano è un immigrato. L’immigrato, a causa del maltrattamento del suo Mondo natale, subisce un trauma psichico grave. Prima della sua partenza è sottomesso ad una pressione finanziaria considerevole, che può ripercuotersi su delle famiglie intere e addirittura per anni. Durante il viaggio, lo stress è incessante: passatori assassini, pericolosità dei trasporti, estorsioni da parte di intermediari, controlli di Polizia, incomunicabilità linguistica ecc. L’arrivo non costituisce certo un rilassamento e nemmeno il raggiungimento di un obiettivo, poiché le condizioni di vita non sono così miracolose come quelle sperate o come quelle che vedono attraverso la tv.

Il finanziamento, la partenza, il viaggio, la sopravvivenza all’arrivo, inducono dei comportamenti illegali e spesso violenti. Mi chiedo, in che cosa questa sorte è umana? Fra i difensori dell’immigrazione, quanti sarebbero capaci di sopportarla? La Parola Razza, oggi è bandita dal Vocabolario corretto e dal campo dell’espressione politica, salvo ben-inteso farne uso descritto come “positivo”, e presto anche la parola Religione subirà la stessa sorte. Questo è il seguito di un’acculturazione e di una limitazione del dibattito intellettuale, voluti dagli stessi gruppi di pressione che hanno permesso l’inquinamento demografico e comunque lasciato insediare nel nostro Paese una situazione demografica implosiva. Secondo la nostra stima, l’Islam non presenta un Corpus molto ricco e nemmeno molto strutturato, e secondo il nostro pensiero, l’Islam nasconde in sé stesso quei meccanismi che impediscono la sua evoluzione e non è l’essenza del nostro proposito, che non è affatto di ordine teologico; d’altra parte crediamo che l’Islam sia un fatto politico culturale che non è mai stato inoffensivo e in esso non vediamo niente che possa mischiarsi favorevolmente alla nostra Civiltà. In nome di cosa non avremmo il Diritto di pensarla così, e a quale fine interdirci di esprimerlo?

L’Emigrazione islamo-africana in Italia, in Europa e in Occidente, è un fatto politico organizzato che purtroppo i nostri pseudo governanti negano e in effetti, l’anatema gettato su quelli come noi e altri che ne parlano, è lì per dimostrarlo. Noi rivendichiamo il Diritto di combattere politicamente l’emigrazione afro-islamica in quanto a fenomeno politico che noi non sottoscriviamo. Noi affermiamo che l’Islam e l’emigrazione incontrollate sono legati e che conducono la nostra Nazione al suo smarrimento e il nostro Paese alla sua rovina. Noi consideriamo che l’emigrazione non sia favorevole né al Popolo italiano, né ai Popoli da cui sono usciti gli stessi emigrati. Noi affermiamo che c’è una distruzione di patrimonio umano da ambedue le parti e che i soli beneficiari sono le forze occulte della finanza mondializzata.

La perdita dei punti di riferimento culturali sradicati, asservisce e annichilisce tanto quelli che partono quanto quelli che ricevono; l’obbligo di partire e quello di ricevere escludono la mutua accettazione. Noi pensiamo che ovunque e in ogni tempo, l’Islam abbia portato l’intolleranza, la violenza e il sottosviluppo, cosa che si sta già verificando e dimostrando in paesi come Francia Olanda, Gran Bretagna e Danimarca. Noi crediamo che gli esempi medievali di una Baghdad o di un’Andalusia floride, sono sovra-sfruttati e che sono largamente dovuti a delle cause pre-islamiche.

Noi analizziamo la filosofia islamica come sommaria, chiusa, globalizzante, teocentrica e assolutamente contraria alla nostra filosofia d’origine greco-latina. Noi non vediamo in alcun caso, nel pensiero islamico, il posto per un’innovazione intellettuale; non c’è, non ci sarà, un Islam italiano, non c’è un islam moderato e non ci sarà nemmeno un Islam tollerante, come non c’è e non ci sarà mai un Eurabia dove i buonisti e i benpensanti, credono alla farsa della dissimulazione che tenta di mettere in pratica Tariq Ramadan, il quale, ha l’obiettivo di manipolare le menti e far credere che esiste un Islam moderato, un Islam liberale o un Islam europeo. Fortunatamente c’è solo un Islam minoritario.

Noi rivendichiamo il Diritto di dire che l’Islam è un totalitarismo reazionario e retrogrado e se questo non sia il caso, che gli Islamici lo dimostrino, a casa loro. Noi non vediamo alcun obbligo di subire uno snaturamento della nostra Società, della nostra Cultura, della nostra Storia, delle nostre Libertà e della nostra Civiltà. La nostra politica, è vincente, perché difende un’idea logica e molto semplice: “ciascuno a casa sua”, espressione proibita e ciononostante fondata su dei principi loro stessi semplici: – la Razza è un mezzo sommario di classificazione appartenente al campo del linguaggio quotidiano e universale da un punto di vista biologico che si applica agli esseri umani, essa è di debole pertinenza e poco utile – la Religione è un fatto culturale; anche se si accetta la Gnosi, l’implicazione sociale delle religioni è di ordine culturale. – la Cultura, ovvero l’insieme dei referenti e riferimenti storici, sociali e sensuali di una popolazione, è indissociabile dalle vite condivise e dei luoghi che la sostengono, ovvero, da una Storia. – la Cultura è indispensabile allo sviluppo individuale di qualunque essere umano, qualsiasi popolo, ovvero l’insieme delle persone che condividono una Cultura o una somma di elementi culturali fra loro, come elemento strutturante della loro comunità, ha il Diritto di perpetuare questi elementi culturali.

Tutte le Culture sono degne d’attenzione e di rispetto, ma comunque, non hanno tutte la stessa portata universale. – la Nazione è la scelta di un qualche popolo che si riunisce su qualche territorio, che decide di smussare le sue differenze e sublimare quello che li rende simili. – lo Stato è il mezzo elevato che hanno inventato le Nazioni al fine d’organizzare la loro vita comune, è dunque in ultima analisi il guscio di protezione, lo specchio della sua anime e l’antenna di una Cultura. Noi affermiamo, in accordo con i principi sopra enunciati, che l’Africa detta nera ospita diversi popoli aventi diverse Culture abbastanza simili fra loro, certe già disperse, altre in via d’esserlo, e di cui poche hanno avuto una portata universale; le Ragioni sono da ricercare nella Geografia, nella Storia dei popoli, e nei casi che competono all’animo umano; l’Islam ha, presso i popoli in cui si è imposto, assimilato diverse realtà culturali presenti prima del suo arrivo; la Cultura originale di questi popoli si è fortemente cancellata, rigettando spesso nell’oblio la natura universale che aveva questa Cultura, pertanto, aldilà delle sue intenzioni, il contenuto dell’Islam è stato arenante ed ha creato una sola Nazione; fra i referenti culturali del popolo italiano, l’idea di una preminenza dell’essere umano, “la persona prima di tutto”, del primato generale sul particolare, dell’accettazione critica della delegazione del potere, sono presenti da generazioni; la particolarità geografica dell’Italia è di essere si mediterranea ma anche atlantica, montagnosa e pianeggiante, continentale e marittima; la forte opposizione fra una ricerca d’azioni comuni e una forte individualità è propria della mentalità italiana ed ha creato una tensione interna particolare, che si ritrova se non nelle lingua nel linguaggio; alcune affermazioni indicano la direzione del nostro pensiero, da cui noi deduciamo che non c’è alcuna possibilità di fusione fra i nostri elementi culturali e quelli afro-islamici, non soltanto il differenziale è troppo importante e tocca i cuori delle Culture, ma gli elementi emergenti dall’Islam si comportano come predatori degli elementi più notevoli delle Culture in cui s’impianta.

L’indipendenza e la diversità delle Culture sono per noi tanto importanti per la specie umana quanto la protezione degli spazi vergini e il rispetto della diversità biologica. A questo proposito, per quanto concerne le Culture sedentarie, l’intossicazione e la propaganda condotta da 30 anni dai Media agli ordini del potere mercantile mondialista, è dello stesso tipo di quella che concerne gli OGM- .Questa nostra idea, questo nostro pensiero, metterà in agitazione il grande tam-tam dei benpensanti malintenzionati, che a colpi di superlativi e di obbrobri pubblici, le sentenze morali diverranno delle ipocrisie e delle vigliaccherie di ogni specie.

I detentori delle verità del capitalismo-liberale, i datori di lezioni della social-democrazia, coloro che non perdono la testa per i danni fatti alla Repubblica laica e per le ferite inflitte ai Cristiani, si avvolgeranno nelle loro certezze beate o nei loro incantesimi, sospetti per giustificare la loro violenza liberticida. Averli come nemici è per noi un orgoglio e rispondiamo già qui, preventivamente, alle false argomentazioni e alle accuse sommarie di cui sono soliti.

Razzismo, l’abbiamo detto: è una sub-divisione poco pertinente. Noi consideriamo il ritorno nel loro territorio d’origine, in seno alla loro Cultura propria, delle diverse popolazioni come necessario alla sopravvivenza della nostra Civiltà, e della loro. Capita che un numero importante di queste persone appartenga a quelli che il linguaggio corrente designa come “dei neri”. Ma in nessun caso queste descrizioni costituiscono un criterio denigratorio. Trattandosi di persone originarie del Mahgreb, a parte riprendere la parola nel suo senso del XVII° Secolo, esse non sono percepite come un’altra Razza rispetto a noi stessi.

Islamofobia, per gli stupidi e i loro manipolatori, tutto è stato detto, la parola assoluta è stata emessa, niente può più essere aggiunto; bisogna che il Paese di Dante sia stato messo sotto la cupola delle piccole menti per abdicare in questo modo al libero arbitrio e alla pratica dell’intelligenza. Islamofobia, stupido uso della parola, perché non significa quello che vorrebbero ingigantire; da parte nostra non c’è alcun odio brutale, alcuna volontà di nuocere. Islamofobia, letteralmente è la paura viscerale e irragionata dell’Islam, la paura, l’angoscia …. di fronte al pericolo, l’essere umano che non ha paura o è un bugiardo o un pazzo; ma è anche vero che il timore viene trasceso attraverso la lotta. La nostra posizione è motivata da un’analisi storica e filosofica, sociale ed economica e politica in una parola sola, da una situazione e da fenomeni che noi cerchiamo di descrivere con dati oggettivi e cifre in modo razionale.

Cittadini liberi di una Repubblica laica e democratica, noi affrontiamo l’Islam solo sotto l’aspetto dell’implicazione societaria del suo contenuto culturale, ovvero noi lo consideriamo quasi esclusivamente come un elemento politico. Comunque la nostra analisi, come pure il suo oggetto restano, in merito alla nostra cittadinanza, nel quadro di un dibattito democratico, legittimo e onorevole. Per noi conta soltanto la capacità e la volontà di un individuo, chiunque esso sia, di essere o divenire italiano, di sposare la Storia della nostra Nazione, di apprezzarla, di difenderla, e soprattutto di sentirsi bene con essa e di viverci felicemente.

Noi crediamo in una Repubblica di Cittadini indistinti per Razza, Sesso o Credenza, ma che condividono principalmente il sentimento d’appartenenza nazionale. Parlare la nostra Lingua senza freni e proteggere il nostro patrimonio storico, amare il nostro ambiente architettonico e paesaggistico, canticchiare le nostre canzoni e amare ballare, rispettare la Bandiera italiana e l’Inno nazionale e perché no, fremere ed emozionarsi guardando una partita della Nazionale di calcio, tutto questo è essere italiani: loro lo sono? No, non lo sono, prima di tutto perché non lo vogliono essere e poi italiani non significa solo abitare nel nostro Paese, sia da regolare che da clandestino, sia con un lavoro che senza, da delinquenti o cittadini modello, essere italiani è tutta un’altra cosa, ed è proprio questa alchimia unica che disturba tanto.

All’inizio abbiamo fatto cenno alla Demigrazione, cos’è? La Demigrazione, prima di tutto è un neologismo di cui rivendichiamo la paternità. La Demigrazione, è promuovere il ritorno in seno alla loro Cultura o il loro Paese d’origine delle popolazioni viventi presso di noi e che niente avrebbe dovuto far giungere, o nascere, in Italia. La Demigrazione consiste nell’organizzare una partenza massiccia, degna e finanziata, di milioni di esseri umani al fine di ridare un senso reale alla loro esistenza.

La Demigrazione è aiutare finanziariamente e direttamente i Demigranti per qualche anno dopo la loro partenza. La Demigrazione è contribuire all’installazione dei Demigranti nel loro Paese d’Origine sia dal punto di vista legale che culturale, tramite aiuti massicci ai Paesi che li ricevono. La Demigrazione è fare in modo di accrescere, nei Paesi riceventi i Demigranti, la nostra presenza nei campi educativo, ecologico e culturale.

La Demigrazione è dare una possibilità alla nostra Cultura e a quella dei Demigranti di riprendere il suo corso naturale, senza coercizione, senza esclusione né rigetto. Si tratta chiaramente di un piano esplicito e pubblico per la partenza di alcuni milioni di persone, che attualmente vivono sul nostro territorio. La Demigrazione si fonda su dei precetti morali e persegue un fine culturale; le argomentazioni economiche intervengono solo quale conseguenza, e non come giustificazione. L’emigrazione incontrollata e folle in cui siamo stati condotti da una classe o meglio da una casta di dirigenti politici incapaci o traditori, rappresenta un pericolo mortale per la nostra Società: è a questo titolo che la legittimità – quella della sopravvivenza – della Demigrazione è indiscutibile. Si tratta anche di un piano di sviluppo dell’Africa e precisamente attraverso maggiori incentivi come: finanziario diretto e indiretto, educativo e umano attraverso il ritorno delle competenze; politico , attraverso il peso sociologico dei Demigranti abituati ad una Società libera e che funziona.

Altre regioni del Mondo che hanno conosciuto dei fenomeni migratori considerevoli e incontrollati, facendo apparire dei differenziali culturali importanti fra le popolazioni emigrate e quella locale, potrebbero anch’esse prendere in considerazione una soluzione come la Demigrazione. Il principale elemento del piano della Demigrazione è il Salario della Demigrazione e dello Sviluppo. Si tratta di una retribuzione mensile versata direttamente al beneficiario da parte di un servizio speciale che sarà messo in opera dalle rappresentanze Italiane. Il salario è una contropartita a determinati obblighi come: Rinuncia alla Nazionalità italiana; partenza definitiva dal territorio sotto giurisdizione italiana; partenza familiare; sottomissione a un metodo biometrico d’identificazione. Il salario viene elargito a pieno titolo solo alle seguenti persone: Maggiorenni, nazionalizzati italiani (o con doppia Nazionalità; figli maggiorenni degli ascendenti residenti in Italia; stranieri maggiorenni con posizione regolare. Il Salario viene elargito con un tasso ridotto (0,7) alle persone seguenti; figli minorenni di ascendenti residenti in Italia; stranieri con situazione irregolare. Il salario viene elargito al tasso minimo (0,5) alle persone seguenti: Figli minorenni degli ascendenti che risiedevano in Italia. Il salario viene versato durante 4 anni in funzione della situazione al giorno della Partenza.

Armando Manocchia

 

 

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1 Commento per “Terrorismo, Kyenge: “ripristinare Ministero Integrazione e completare legge sulla cittadinanza””

  1. Volevo fare un commentino su quanto detto dalla signora Kyenge, ma non che non mi è concesso anzi, ma letto questo articolo del Direttore Manocchia, non mi viene più nulla da dire mi taccio.

Commenti chiusi

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