Italia razzista? Feltri alla Kyenge: “I profughi commettono a nostro danno reati d’ogni tipo”

 

I soliti campioni della sinistra, profittando di uno squallido episodio di cronaca (un italiano che ha stecchito con un pugno un nero durante una rissa) hanno dato fuoco alla miccia di una vecchia polemica stolta e priva di fondamento: gli italiani stanno diventando o sono già diventati razzisti. Il che, pur essendo falso, viene spacciato per verità allo scopo di far sentire in colpa tutti noi, costringendoci moralmente ad accettare di buon grado le incessanti invasioni barbariche, che hanno ridotto parecchie nostre città ad accampamenti di stranieri più o meno sbandati.

feltri

Non vedo per quale altro motivo si tenda ad accusare senza lo straccio di una prova il popolo di xenofobia e intolleranza. È vero che stando alle statistiche ogni anno si registrano una cinquantina di aggressioni ad opera di nostri connazionali nei confronti di poveracci immigrati, ma è altrettanto vero che si tratta di una cifra trascurabile se si considera che gli abitanti della penisola sono oltre 60 milioni.

Non solo. I reati compiuti dagli extracomunitari dalle nostre parti sono numericamente impressionanti, tanto che un terzo e oltre della popolazione nelle patrie galere è costituita da extracomunitari. Significa che se gli italiani sono razzisti perché (per fortuna raramente) picchiano e uccidono i profughi, sono ancora più razzisti gli stessi profughi che commettono a nostro danno reati d’ogni tipo: stupri, omicidi, rapine, furti e quant’altro. Volendo discettare sul piano statistico, per ogni delinquente di casa nostra ce ne sono almeno tre di importazione. Questi scarni e approssimativi dati dovrebbero bastare a zittire coloro che ci diffamano dandoci dei razzisti. Evidentemente non sanno fare di conto o parlano a vanvera ispirati da una sorta di ideologia buonista che in realtà è soltanto cialtroneria.

La vicenda di Fermo è paradigmatica in questo senso. Un imbecille dà della scimmia alla moglie di un nero. Questi perde il lume degli occhi e reagisce menando le mani di brutto, cioè massacrando a legnate colui che ne ha oltraggiato la consorte. Nel bel mezzo della zuffa – stando alle testimonianze – il cafone italiano, ormai sopraffatto, ha sferrato un cazzotto terrificante al nero, abbattendolo. Morto. Non è di sicuro una storia edificante e non tale da giustificare l’assassino. Ci mancherebbe. Ma non si può nemmeno affermare che l’omicida vada condannato subito, ancor prima che sia stato accertato come si siano svolti i fatti. Né si può altresì concludere che il delitto in questione, per quanto esecrabile, sia il frutto marcio di un clima di assoluta ostilità italiana verso il “diverso” ossia il nero.

Prima di cianciare di razzismo strisciante serve attendere i risultati dell’inchiesta giudiziaria che, invece, non è neppure iniziata. Giovedì sera, quando ancora poco o nulla si sapeva di come si fosse svolta la tragica lite, sono stato ospite di In onda, programma televisivo de La7, condotto da Parenzo e Labate, insieme con Gennaro Migliore (ex Sel e ora Pd) e Montanari che non avevo il piacere di conoscere. Tema della conversazione, il razzismo. Migliore ha improvvisato una arringa contro gli italiani xenofobi, tra i quali ha inserito anche noi di Libero, rei di aver definito Bastardi islamici gli stragisti del Bataclan. E come dovevamo chiamarli? Boy-scout? Egli ha aggiunto nella sua filippica che i giornali fomentano l’odio con un linguaggio scriteriato. E ha citato un esempio ancora riguardante Libero, che in occasione di un femminicidio a Roma scrisse che la ragazza era stata arrostita. Come dire che se la fanciulla è morta bruciata la colpa non è dell’assassino, ma nostra che abbiamo usato un vocabolo sgradevole a giudizio di Migliore.

Il problema, insomma non è che una signorina sia stata ammazzata col fuoco, ma la parola da noi usata per stigmatizzare l’atrocità del fatto. Ecco come ragionano le briscole della sinistra: non si interessano dei concetti, ma processano il lessico con cui vengono espressi, e va da sé che il dibattito seguente è stato penoso ancorché istruttivo. Io tentavo di argomentare e lui, Migliore (smentendo il luogo comune: nomen omen) anziché ascoltarmi onde replicare con cognizione di causa, sovrapponeva la propria voce alla mia, secondo una forma di maleducazione assai diffusa non solamente fra i progressisti. Niente di grave, ma me ne sono andato via perché discutere con un villano comporta un rischio: quello di assomigliargli. In questo mi vanto di essere razzista. Una tantum.

di Vittorio Feltri – - LIBERO



   

 

 

Commenti chiusi

Se segui ImolaOggi.it
ti chiediamo di fare una donazione.

Grazie al tuo contributo, ci aiuterai
a mantenere la nostra indipendenza
e un sito privo di pubblicità.
Fai una donazione!


Donazione con PostePay
5333 1710 1181 9972
codice fiscale MNCRND56A30F717K

IBAN: IT78H0760105138288212688215

oppure fai una donazione con PayPal

Le pubblicazioni sul Sito Imolaoggi.it non hanno alcun carattere di periodicita'              © 2016 Imola Oggi. All Rights Reserved. Accedi -