Aula multimediale senza filtri a scuola: bimbi finiscono sui siti porno

 

Aula multimediale di una scuola elementare di Roma. Gli alunni, di 7-8 anni, vengono divisi per gruppi dalla maestra e a ognuno viene messo a disposizione un pc. Alcuni bambini digitano la parola ‘sesso’. Ci fosse stato un filtro per la ricerca non sarebbero riusciti a vedere materiale pornografico e, addirittura, come riferito poi da alcuni di questi piccoli studenti immagini fetish.

L’insegnante dal canto suo gira tra i gruppi, pensando che sui computer scolastici sia attiva la funzione che blocca preventivamente la navigazione su siti inappropriati. E invece bastano 5 minuti e il gioco è fatto: i bambini possono vedere ciò che vogliono. “E’ già successo in altre scuole.

Lasciare i pc senza filtri è pericoloso e problematico – afferma all’Adnkronos il direttore generale del Moige, Antonio Affinita – è necessario che tutto il sistema informatico, ancor di più ora che si parla di scuola 2.0, sia messo in sicurezza da ogni punto di vista, non solo delle strutture”. “In ogni caso – conclude – poiché questo fenomeno ci preoccupa molto, chiederemo al ministero un inventario sulle attrezzature informatiche nelle scuole per conoscere il grado di sicurezza”.

“Per quanto riguarda la fornitura di postazioni informatiche nei laboratori delle scuole, il ruolo del Miur si limita al finanziamento di progetti inseriti nelle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale, che possono prevedere anche l’acquisto di tecnologie – spiegano all’Adnkronos dal ministero dell’Istruzione – Quanto alla scelta dei fornitori, alla successiva installazione e alla manutenzione (del software e dell’hardware) delle suddette postazioni, queste sono di competenza dei dirigenti scolastici”.

“Il Miur – aggiungono – è inoltre impegnato in una vasta attività di sensibilizzazione di studenti, insegnanti e genitori sui temi della lotta al bullismo e cyber bullismo e della navigazione sicura e consapevole in internet attraverso il progetto Generazioni Connesse”. In ogni caso, come è normale che sia, i genitori si sono immediatamente mossi per capire bene cosa fosse successo e perché. E, a questo punto, come intervenire anche nei confronti dei bambini, in modo da gestire nel modo migliore emozioni e curiosità.

Quello che è certo è che una falla nel sistema di controllo c’è stato e ci si chiede se esista un regolamento preciso da osservare nelle aule computer delle scuole.

“Non esistono delle norme precise – dice all’Adnkronos Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi – e comunque la norma non è garanzia, è il senso di responsabilità individuale che garantisce. Insomma ogni dirigente scolastico deve occuparsi di controllare che i computer siano predisposti per un corretto uso. In tal senso la Polizia postale, dal punto di vista preventivo, può essere un valido aiuto”.

“La scuola avrebbe dovuto mettere dei parental control facendo una ‘white list’, una lista cioè di siti sui quali i bambini possono andare – afferma all’Adnkronos Marco Valerio Cervellini, Progetti educativi della Polizia postale – Perché basta anche sbagliare una sola lettera per trovarsi su un sito pornografico. La white list, soprattutto per bambini così piccoli, è fondamentale: scegli tu i siti su cui possono navigare. Anche se è incuriosito non può andare altrove senza controllo”. “Noi facciamo formazione per gli insegnanti – ricorda Cervellini – un corso in 3 moduli: 1. Rischi e opportunità della rete; 2. Alfabetizzazione informatica; 3. Come riconoscere eventuali segnali di abusi su minori”.

“In ogni caso – conclude – mettere un filtro sul computer non è difficile e quando noi facciamo questo corso spieghiamo agli insegnanti come fare“. Ci sono comunque scuole della Capitale che, per ovviare al problema, hanno scelto la Lim (Lavagna interattiva multimediale). “I laboratori sono spesso difficili da gestire. Ovviamente i filtri sono necessari, visto che i ragazzi sono bravissimi a usare i pc. La Lim è un sistema – spiega all’Adnkronos Tilde Iadeluca, insegnante presso la scuola Pistelli – che prevede un solo computer con una grande lavagna interattiva. In questo modo ogni ricerca effettuata dal bambino può essere tenuta sotto controllo dagli insegnanti, in quanto unico. Anche nel caso in cui la scuola avesse a disposizione dei tablet, questi ultimi vengono collegati a un unico computer”.

Ma una volta che i bambini sono venuti ‘a contatto’ con queste immagini, come bisogna comportarsi? “Non bisogna mettere la testa sotto la sabbia ed evitare di parlarne, facendo finta che non sia successo nulla perché magari siamo a disagio prima di tutto noi – sottolinea all’Adnkronos la psicoterapeuta Paola Vinciguerra – I genitori sono dei punti di riferimento per i più piccoli ed è meglio che siano loro a fornire informazioni e spiegazioni. Già a 6 anni si può parlare di sessualità ai bambini, magari a mo’ di favola, in modo dolce e romantico, senza aggressività”. “E’ importante rispondere in modo veritiero se fanno delle domande precise – sottolinea Vinciguerra – e non insistere, nel senso che i bambini ascoltano fino a quando diciamo cose che non gli mettono ansia. Quando cambiano discorso, dobbiamo imparare a stare zitti. Perché se sentiranno la necessità di tornare su quell’argomento e approfondirlo, lo faranno”.

“Internet è una risorsa straordinaria per i bambini, ma ci sono anche molti pericoli, quindi per i genitori è importante non solo avere un certo controllo su quello che fanno i figli al computer, al cellulare o sul tablet, ma soprattutto impedire loro di visitare un certo tipo di siti sconvenienti”, afferma all’Adnkronos Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva. “Queste scene rimangono impresse nella memoria dei più piccoli ed è difficile che se ne liberino. Può essere una esperienza dissestante – sottolinea l’esperta – Gli adulti devono fare in modo che i bambini non possano vagare ovunque e senza controllo su pc e tablet. Devono sempre sapere cosa stanno guardando“.

“Nel caso in cui vedano video o immagini pornografiche – aggiunge – bisogna fargli capire che non sono la normalità e che danno un’idea sbagliata dei rapporti sentimentali e della sessualità. Che si tratta di perversioni di adulti malati”. “Loro non sono pronti a questo tipo di immagini – aggiunge – e si riempiono l’immaginario di idee che non gli appartengono. Studi dimostrano che ragazzi che frequentano siti pornografici si convincono talvolta che lo stupro sia una cosa normale, che la sessualità venga vista come qualcosa di estremo che va al di là dei sentimenti fino a diventare un rapporto tra due corpi e non tra due persone”. (AdnKronos)



   

 

 

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