Il TTIP non passa, ma arriva il CETA: attacco all’Europa

 

Il TTIP per ora non passa, in compenso arriva il CETA. E non è una buona notizia – dice il noto giornalista Marcello Foa.

Parola di una fonte insospettabile: il Guardian.

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CETA significa Comprehensive Economic and Trade Agreement ed è un accordo di libero scambio ancora sconosciuto ai più che prevede la soppressione delle barriere tariffarie tra Canada e Unione Europea. Questo trattato a fine giugno passerà al vaglio del Consiglio Europeo e potrebbe presto entrare in vigore.

Le finalità sono simili a quelle del TTIP. L’obiettivo dichiarato è di ridurre la regolamentazione sulle aziende ma si tratta di un altro trucco per limitare ancora una volta la sovranità degli stati, favorire le grandi banche e danneggiare i consumatori.

Gli USA hanno già annesso il Canada, ma nessuno lo ha notato. La Casa Bianca ha dato l’annuncio  sul proprio sito in perfetto diplomatichese.

Come fa notare Nick Dearden sul Guardian, se un governo europeo decidesse, ad esempio, di bandire una sostanza chimica potenzialmente cancerogena, un’azienda canadese potrebbe fargli causa perché le verrebbe impedito di fare profitti. E, attenzione, il processo si terrebbe in un tribunale speciale. Proprio così, un tribunale ad hoc con giudici eletti dai politici canadesi e dalla commissione di non eletti di Bruxelles, e supervisionato dagli avvocati della multinazionale di turno.

Se il TTIP non dovesse essere firmato, il CETA sarebbe un escamotage per le aziende americane: 41mila su 47mila hanno una succursale in Canada, e con questo trattato potrebbero avviare azioni legali contro i governi europei che vanno contro i loro interessi. (Leggi qui per approfondire: http://goo.gl/wjECTs)

E poi c’è la questione banche: “La possibilità dei governi di controllare le banche e i mercati finanziari verrà ulteriormente ridotta. Il tentativo di limitare la crescita delle banche che sono ‘troppo grandi per fallire’ potrebbe portare un governo davanti a un tribunale segreto,” scrive Dearden sul Guardian. Ovvero, i grandi istituti avranno un potere pressoché illimitato.

In tutto questo i governi possono fare poco per salvarci. Il G7, conclude Dearden, “non può pensare ad altro che agli interessi delle élite dominanti del mondo. Dobbiamo essere noi come cittadini a rivendicare la democrazia, e i movimenti contro il TTIP e il CETA sono le attuali linee del fronte”.

Leggi la traduzione dell’articolo del Guardian su Vocidallestero



   

 

 

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