Il nuovo minstro Calenda pro-élites: esautorare i parlamenti in nome del TTIP

 

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Siamo costretti a tornare nostro malgrado a parlare del neo-ministro Calenda, delle sue priorità, della sua singolare concezione della democrazia e più in generale del peso dell’opinione pubblica e del voto dei cittadini nell’ideologia PD-Europeista. Ideologia che ha infiltrato maggiormente le classi digerenti di alcuni paesi, tra i quali ahinoi il nostro.

carlo-calenda

Questo articolo di EUNews di Alfonso Bianchi riporta il pensiero di Carlo Calenda su TTIP e sovranità nazionali a valle della riunione del Consiglio d’Europa. In sintesi il Calenda afferma che:

  • il TTIP è fondamentale per l’UE
  • Nel Consiglio Europeo c’è ‘grande dibattito’ sulla necessità o meno di sottoporre il TTIP alla ratifica dei parlamenti nazionali
  • In caso di bocciatura da parte di un parlamento nazionale si creerebbe “grandissima incertezza” (e poi come vivremmo senza TTIP? Ah che sbadato, come adesso …)
  • La ratifica da parte dei singoli Stati è quindi da evitare ad ogni costo, aumentando i poteri negoziali della Commissione Juncker
  • Si deve assolutamente evitare il “passaggio di poteri” da UE a Stati nazionali in tema di accordi di libero scambio (in barba ai trattati che in caso di accordi “misti” delegano la ratifica ai singoli Paesi).

Qui sotto un estratto dell’articolo che spiega chiaramente i reali timori di Calenda:

Calenda

Dunque: man mano che aumenta l’informazione e trapelano dettagli preoccupanti sul contenuto delle trattative segrete, l’opinione pubblica si forma un’opinione sul TTIP. Questa opinione è fortemente contraria al TTIP, a causa dei gravi rischi per salute, ambiente, occupazione e sovranità degli Stati europei.

Ma Calenda (funzionario non eletto) ritiene che il TTIP sia ottimo, e chiede che la Commissione Europea (funzionari non eletti) possa negoziare e firmare in piena autonomia CETA e TTIP, per neutralizzare il rischio che i cittadini possano dire la loro. Delenda Democratia Est! Avanti col potere alle oligarchie! Tutto in nome del primato del decisionismo tecnocratico e oligarchico, a scapito del “potere del popolo, dal popolo, per il popolo” (1).

Calenda parla poi in termini molto ambigui di eventuale “ruolo fondamentale” dell’Europarlamento, di un suo “vaglio del TTIP”, cosa ben diversa dalla ratifica vincolante. Evidentemente ha in mente il metodo della “Risoluzione” dell’Europarlamento, raccomandazione non vincolante che lascia a Consiglio e Commissione tutti i poteri decisionali. In altre parole si guarda bene dal proporre la ratifica da parte di un qualunque organo eletto. Si parla da tempo di “deficit di democrazia” nelle Istituzioni Europee, eccone la dimostrazione lampante.

Ribadiamo la nostra domanda: che agenda segue il ministro Carlo Calenda? A chi risponde Carlo Delenda-Calenda? Ai cittadini italiani che gli pagano lo stipendio, vogliamo sperare.

1) Abraham Lincoln, Discorso di Gettysburg, 19 novembre 1863

« Or sono sedici lustri e sette anni che i nostri avi costruirono su questo continente una nuova nazione, concepita nella Libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali. Adesso noi siamo impegnati in una grande guerra civile, la quale proverà se quella nazione, o ogni altra nazione, così concepita e così votata, possa a lungo perdurare.

Noi ci siamo raccolti su di un gran campo di battaglia di quella guerra. Noi siamo venuti a destinare una parte di quel campo a luogo di ultimo riposo per coloro che qui dettero la loro vita, perché quella nazione potesse vivere. È del tutto giusto e appropriato che noi compiamo quest’atto. Ma, in un senso più ampio, noi non possiamo inaugurare, non possiamo consacrare, non possiamo santificare questo suolo.

I coraggiosi uomini, vivi e morti, che qui combatterono, lo hanno consacrato, ben al di là del nostro piccolo potere di aggiungere o portar via alcunché. Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero. Sta a noi viventi, piuttosto, il votarci qui al lavoro incompiuto, finora così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono.

Sta piuttosto a noi il votarci qui al grande compito che ci è dinnanzi: che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l’ultima piena misura; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano (per nulla); che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra. »



   

 

 

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