Donna muore di parto all’Ospedale di Guastalla, salvato il bimbo

 

Ancora una donna morta di parto in Italia. Un “improvviso e imprevedibile” peggioramento delle condizioni di salute ha portato alla morte una donna ricoverata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Civile di Guastalla. I medici, subito intervenuti, sono riusciti a salvare il bambino grazie un cesareo d’emergenza, fanno sapere dalla Ausl di Reggio Emilia.

La direzione dell’Azienda sanitaria, “nell’esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia per la gravissima perdita”, comunica il decesso della paziente, sottolineando che la donna ricoverata era “in apparente benessere”. Le sue condizioni però “sono imprevedibilmente e improvvisamente diventate critiche durante le primissime fasi del travaglio, per motivi che, ad una prima analisi, non paiono correlabili al parto. Si è trattato di un evento tragico che ha profondamente colpito e addolorato tutto il personale dell’Ospedale”.

Sono stati messi in atto “con grande tempestività sulla madre e sul bambino tutti gli interventi previsti in questi casi da parte dei sanitari intervenuti (ginecologo, ostetrica, anestesista, rianimatore, cardiologo, chirurgo, pediatra, infermieri). Mentre è risultato vano ogni intervento per salvare la vita della donna, il taglio cesareo d’emergenza ha permesso di salvare il bambino. Le condizioni del neonato, trasferito con attivazione dello Sten (Servizio di trasporto di emergenza neonatale) e attualmente ricoverato nel reparto di Neonatologia dell’Ospedale di Reggio Emilia, non destano preoccupazioni”.

E’ stata attivata immediatamente “una valutazione interna del percorso clinico-assistenziale ed è stato richiesto un riscontro diagnostico per accertare le cause di questo evento così drammatico. In Emilia Romagna e in Italia la mortalità materna per cause legate al parto è un evento estremamente raro, ma purtroppo possibile (circa 1 caso ogni 10.000 parti), spesso associato ad eventi imprevedibili, improvvisi e non prevenibili. Negli ospedali reggiani delle due aziende sanitarie avvengono mediamente 5.000 parti/anno”.

Adnkronos



   

 

 

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