Francia: governo scavalca il parlamento per varare la riforma del lavoro

 

Hollande

Il governo socialista francese ha usato un escamotage costituzionale per scavalcare il parlamento e varare la contestata riforma del lavoro, al centro di due mesi di manifestazioni di piazza. La riforma, che facilita alle imprese assunzioni e licenziamenti, è considerata l’ultima importante iniziativa legislativa del presidente Francois Hollande, il cui mandato scade tra un anno. Ma Hollande, il presidente meno popolare nella storia della Francia moderna, ha scelto di non scontrarsi con la feroce opposizione alla riforma del lavoro all’interno dei suo stesso partito, che metteva a rischio il passaggio del testo all’Assemblea nazionale.

Il governo ha convocato una riunione straordinaria oggi per autorizzare l’uso del controverso articolo 49.3 della Costituzione, che consente all’esecutivo di aggirare il parlamento. La tattica di legiferare per decreto è stata adottata solo un’altra volta sotto Hollande, per far approvare un’altra controversa riforma economica, la legge Macron, che liberalizzava gli orari dei negozi e alcuni settori produttivi.

“Proseguire il dibattito in parlamento porrebbe il rischio di… abbandonare il compromesso che abbiamo costruito” ha detto in aula il premier Manuel Valls, aggiungendo che il governo vuole evitare “uno scoraggiante spettacolo di divisione e ipocrisia politica a causa di una minoranza ostruzionista”.Le pressioni della piazza, ma anche dei deputati, avevano convinto il governo ad annacquare la proposta originaria con il risultato di irritare le aziende senza mettere a tacere le critiche dei lavoratori. Gli imprenditori in particolare non avevano gradito l’abolizione del limite ai risarcimenti per i licenziamenti senza giusta causa, oltre alla rinuncia a una misura che avrebbe permesso alle piccole e medie imprese di introdurre unilateramente l’orario flessibile.

L’esecutivo è convinto che la riforma consentirà di ridurre la disoccupazione, ostinatamente elevata al 10%, una promessa su cui Hollande si gioca la presidenza. La riforma rimuove alcuni degli ostacoli ai licenziamenti, ma alimenta i timori che le difese a prova di bomba di cui godono i lavoratori francesi a tempo indeterminato stiano per crollare. Le organizzazioni studentesche ritengono che la legge non creerà posti di lavoro sicuri per i giovani. La disoccupazione tra i giovani è vicina al 25% e molti di loro sono intrappolati in un circolo vizioso di contratti a termine e stage.L’opposizione ha già presentato una mozione di sfiducia al governo e ha chiesto alla sinistra del partito socialista che si oppone alla riforma del lavoro di votarla. La fronda interna al partito di Valls e Hollande contava su una trentina di deputati e 15 di loro hanno incontrato il premier stamani. Al termine il loro leader Christian Paul ha detto che Valls “chiaramente non vuole trovare un compromesso”.

l’estrema sinistra e i socialisti dissidenti sono riluttanti a far cadere il governo, ma non lo escludono. Ma anche se sopravviverà alla sfiducia, la mano pesante sulla costituzione per forzare l’approvazione della legge non gioverà alla popolarità di Hollande tra gli elettori di sinistra. Il 61enne presidente deve decidere se candidarsi per un secondo mandato ad aprile del prossimo anno, con il gradimento più basso di qualunque suo predecessore: attualmente gode di un’approvazione al 13%.Le proteste contro la riforma del lavoro sono iniziate il 9 marzo e culminate in grandi dimostrazioni il 31 marzo, con la partecipazione di 390mila persone secondo le autorità, 1,2 milioni secondo gli organizzatori. La protesta ha dato vita al movimento delle “Nuit Debout”, le ‘notti in piedi’, in cui i manifestanti, moltissimi dei quali giovani, si trovano al crepuscolo in piazza per promuovere cause diverse e una generale richiesta di cambiamento.(fonte afp)



   

 

 

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