Rivolta del cibo atto 2°: Sempre cous cous no. Dateci anche gli spaghetti

 

Rivolta della pasta, capitolo secondo.

I profughi ospitati a Reggio Emilia che la scorsa settimana avevano messo in scena una protesta che aveva fatto scalpore: chiedevano il cambio del menu della mensa perché la pasta servita era giudicata “troppo scotta” e quindi immangiabile.

Sei giorni e moltissime polemiche dopo, il teatrino prosegue: come riferisce Il Resto del Carlino, nella città emiliana i migranti chiedono di poter trovare in tavola gli spaghetti. “Quello che ci danno da mangiare non è buono – dice un immigrato africano -. Ogni giorno cous cous o pasta, ma ogni tanto vorremmo cambiare e gustarci gli spaghetti.” “E’ vero, qui non ci servono piatti tipici africani, però quelli italiani sono buoni, non ci sono problemi».

«Ok la pasta – aggiunge il 25enne Khan Saeed, assieme a un suo connazionale, entrambi provenienti dal Pakistan -, ma il riso proprio non è cucinato bene. L’ho mangiato 2-3 volte in un mese: ho avuto problemi di digestione e sono stato male di stomaco». «Non va bene quello che ci servono in mensa – ammette Abdul Basi, 25 anni -. C’è troppa acqua nel riso e la pasta è troppo dura

Mentre la cooperativa che si occupa dell’accoglienza tenta di trovare una soluzione per accontentare le richieste degli ospiti, pare tramontata l’idea di assumere un cuoco pachistano che sappia soddisfare i gusti dei migranti. Troppe, anche in questo caso, le polemiche.  IL GIORNALE

«Stiamo parlando coi vari gruppi di profughi – spiega Luigi Codeluppi, presidente della Dimora d’Abramo – per capire qual è il reale problema, perché, in realtà, non è ancora emerso in maniera chiara. E non è in arrivo nessun cuoco pachistano. Anche perché altrimenti dovremmo chiamarne uno per ogni etnia che viene a mangiare alla mensa. E sono 15-16. Lo ripeto, qui il cibo varia ogni giorno ed è di ottima qualità».



   

 

 

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