Terrorismo, Moutaharrik: “volevo andare in Siria per aiutare i bimbi”

 

“Grazie a Dio abbiamo sentito le operazioni che sono state in Francia, operazioni dell’invasione della Francia, di Parigi, benedetta da Dio, le invasioni in Belgio, in America, all’est ed a l’ovest, grazie a Dio. Sarete di quelli che auspicano a fare questo bene lì nei paesi dei cristiani, a Roma, in Italia, in Spagna, in Francia Cristiana, in Inghilterra cristiana, maledizione di Dio su di loro tutti insieme….cercate di vendicarvi, prendete le armi, cercate e Dio vi faciliterà il vostro cammino e pregate Dio ad aiutarvi, a combattere i cristiani, nemici di Dio e della religione, e parti, guarda che l’impatto di uccidere come il morso, rimane“.

E’ questo parte del messaggio che uno sciecco non meglio identificato invia tramite Whatsapp a una delle persone arrestate in Italia per terrorismo internazionale, il giovane pugile Adberrahim Moutharrik. Un invito a colpire Roma e i cristiani. Il messaggio è contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare

terrorismo-Abderrahim-Moutaharrik

“Vedendo le immagini dei bambini martoriati volevo andare in Siria ad aiutare la popolazione e non arruolarmi nell’esercito dell’Isis”. E’ quello che ha detto Abderrahim Moutaharrik uno degli arrestati la scorsa settimana per sospetti legami con l’Isis, davanti al gip Manuela Cannavale. L’uomo, come ha riferito il suo difensore l’avvocato Francesco Pesce, si è difeso, così come la moglie, spiegando che non avrebbe organizzato un attentato in Italia dove vive da 16 anni.

Come ha riferito l’avvocato Pesce al termine dell’interrogatorio Moutaharrik e sua moglie Salma non hanno risposto in particolare su presunti progetti di attentati a Roma, al Vaticano, in quanto il giudice non ha posto la domanda specifica. “Però – ha aggiunto il legale – sono in Italia da 16 anni, sono cresciuti qui e si sono integrati e hanno spiegato che mai avrebbero fatto seriamente male a qualcuno”. Il difensore rispondendo ad alcune domande sulle intercettazioni ha affermato che i suoi assistiti non hanno negato di avere detto quelle frasi ma “hanno precisato che vanno lette in un contesto più ampio e che dal dire al fare ne passa”.

Riguardo alle espressioni di ammirazione per il fratello Khachia, morto martire hanno spiegato che “è una figura che per il Corano riveste una certa importanza. Nei loro discorsi non hanno esaltato l’attentatore ma il martire”.

A detta del legale inoltre i due, “disperati in quanto pensano a due loro figlioletti di 2 e 4 anni ora affidati ai nonni “hanno ammesso di avere avuto rapporti con persone che però non erano direttamente collegate con l’Isis ai quali loro avevano chiesto il nulla osta, la tazkia, per entrare in Siria dove volevano andare ad aiutare la popolazione dopo avere visto le immagini dei bimbi martoriati. Riguardo ai finanziamenti chiesti dalla coppia che per gli inquirenti sarebbero serviti per lasciare l’Italia e andare nei territori del califfato “hanno giustificato che servivano per coprire altri debiti e acquisto per passeggino per un amico comprato online”: L’avvocato Pesce ha annunciato che farà istanza di scarcerazione per il marito e la moglie marocchini ma residente a Lecco al tribunale del riesame. Da quanto si è saputo anche la quarta arrestata che si chiama Wafa Koraichi ha risposto alle domande del gip e ha reso la sua versione dei fatti.

Abderrahim Moutaharrik è stato arrestato insieme alla moglie Salma Bencharki, Abderrahmane Khachia e Wafa Khraichi. ANSA

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1 Commento per “Terrorismo, Moutaharrik: “volevo andare in Siria per aiutare i bimbi””

  1. Era proprio indispensabile venissero in Italia?
    Fossero rimasti al loro Paese, questi problemi (e costi) non sarebbero sorti.

Commenti chiusi

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