Siria: ospedale MsF bombardato da Assad? Siamo sicuri?

 

Nella notte di ieri ad Aleppo è stato bombardato un ospedale di Médicins sans frontière. L’opposizione, gli Stati Uniti e l’Onu accusano il governo di Damasco. Una trentina le vittime della strage, l’ennesima di questo mattatoio a ciclo continuo.

siria-ribelli

La vicenda è stata comunicata dai media con l’enfasi “dovuta”, un’altra occasione per rilanciare la narrazione ufficiale che vede gli intrepidi patrioti siriani lottare per la libertà contro un dittatore sanguinario, il quale ha lanciato i suoi aerei all’attacco nonostante sia in vigore il cessate il fuoco. L’obiettivo colpito ha poi dato alla notizia i contorni di un crimine di guerra.

Poco importa che tali “patrioti”, armati e supportati da una vasta colazione internazionale, siano in realtà alleati con al Nusra, affiliata ad al Qaeda, e che tra quelle e questa, come ha ricordato l’accademico americano Juan Cole in uno scritto che abbiamo riportato, vi sia un flusso costante di armi (armi americane fornite ai “moderati” tramite sauditi e turchi). Cosa che tra l’altro avviene anche con l’Isis.

E che al Nusra, come l’Isis, non ha aderito alla cessazione delle ostilità, continuando a incrudelire sulla popolazione civile siriana e di Aleppo in particolare. Un’opera alla quale hanno partecipato, in coordinato disposto, anche fazioni “moderate” che alla tregua avevano aderito.

A tali crimini accenna Mouna Alno-Nakhal, una siriana che vive in Francia, la cui una missiva, datata 26 aprile, è stata rilanciata dallo scrittore siriano, anch’esso esule in Francia, Jean Claude Antakli.

Riportiamo: «Bisogna sapere che tra il 27 febbraio, data dell’inizio della tregua, e il 22 aprile, i servizi statistici di Aleppo hanno registrato 440 morti o feriti gravemente a causa dei colpi di mortaio dei terroristi moderati […] nelle ultime 24 ore, Aleppo ha pianto 15 morti, 120 feriti, 300 colpi sono caduti su tutti i quartieri della città senza eccezione alcuna, di cui 7 sulle moschee proprio al momento della preghiera di mezzogiorno; 60 negozi e 80 case sono state totalmente distrutte (e anche due scuole proprio prima degli esami di fine anno)».

Negli ultimi giorni, infatti, i cosiddetti “ribelli” – in realtà una legione straniera finanziata dall’estero -, hanno intensificato i loro attacchi, martellando le zone sotto il controllo governativo.

bombe dei ribelli (terroristi) nelle scuole

bombe dei ribelli (terroristi) nelle scuole

Il 25 aprile, tra l’altro, hanno festeggiato a loro modo il genocidio armeno, ricordato il giorno precedente nei quartieri armeni della città; tali quartieri sono stati bombardati: 17 i morti, tra cui 3 bambini.

Secondo gli abitanti del luogo a far strage sono state le milizie legate alla Turchia, Paese nel quale tale oscura pagina della storia è tema sensibile. L’eccidio ha suscitato le proteste degli armeni, che hanno chiesto a gran voce ad Assad di difenderli.

E non sono gli unici abitanti della città a chiedere al Presidente di intervenire risolutamente per porre fine allo stillicidio quotidiano, totalmente ignorato dai media occidentali, pronti invece a contabilizzare, anche in eccesso, tutte le vittime delle operazioni di Damasco contro le milizie jihadiste.

Vi risparmiamo le foto dei corpi di bambini straziati dai colpi dei ribelli “moderati” che pure ci è stato dato di vedere in questi giorni grazie ad alcune fonti siriane.

Ma al di là dello sconcerto per l’oblio dei crimini compiuti dai protégé dell’Occidente e dell’enfatizzazione dei crimini altrui (peraltro quando sono i ribelli a colpire gli ospedali non fa “notizia”), resta da capire chi davvero ha compiuto la strage.

Se la propaganda occidentale e Msf accusano Damasco, Fares Shebabi. esponente di un partito non di governo al Parlamento di Damasco, ha invece affermato che l’ospedale «è stato bombardato da missili lanciati dai terroristi che cercavano di colpire la Cittadella […] a un volo di uccello dal luogo in cui si trova l’armata siriana». Anche il governo siriano ha negato ogni responsabilità sull’accaduto.

Propaganda per propaganda, val la pena di riportare ambedue le versioni. Sulle quali, purtroppo, non avremo mai certezze.

Resta da capire invece un altro punto dolente della questione e riguarda il ruolo di Msf, tra i cui fondatori figura Bernard Kouchner, deciso assertore dell’ingerenza umanitaria (pare sia stato l’ideatore di questa nuova teoria, usata come ideologia di copertura per interventi bellici non proprio umanitari).

Tanti sono gli ospedali e le strutture mediche di Msf in Siria, ma solo nei territori sotto il controllo dei jihadisti e dei ribelli “moderati”. Non sappiamo se ne hanno anche in territori controllati dall’Isis, ma non è una possibilità remota, dato che il responsabile italiano Loris De Filippi, in una recente intervista, pur specificando che l’organizzazione non ha contatti diretti con tale organizzazione terroristica, dopo aver spiegato che Msf ha «canali aperti con i jihadisti», ha affermato che «bisogna trattare anche con l’Isis».

Msf fa il suo lavoro, che è quello di prestare soccorso alle popolazioni strette nei conflitti. ma è alquanto ovvio che, in cambio della loro presenza in loco, prestano i loro servigi anche a jihadisti di ogni genere, come ammesso anche dai medici che vi prestano servizio.

Ovviamente il fatto di prestare un’efficace assistenza sanitaria anche a dei terroristi, cosa che può apparire più o meno meritoria agli occhi delle vittime dei terroristi stessi, non autorizza il governo di Damasco a bombardare.

Il punto della questione è però un altro e l’ha spiegato Isabelle Defourny, direttore delle operazioni di Msf in Francia, in una dichiarazione ripresa dalla Reuters nel febbraio scorso: «In problema affrontato in Siria dal personale medico è che se si dà il GPS (coordinate), si indica dove sei». Temono, infatti, questo almeno il motivo ufficiale, che in questo modo si offra a Damasco un obiettivo sensibile da colpire. Così hanno deciso di non dare tali coordinate.

Particolare che spiega, e dettaglia meglio, anche Giordano Stabile sulla Stampa del 29 aprile, che scrive: «La ong mimetizza le sue strutture in modo che non possano essere individuate».

Una politica adottata solo in Siria: altrove Msf ha scelto diversamente, tanto che quando gli americani bombardarono l’ospedale di Kunduz, in Afghanistan, protestarono vivacemente anche perché era stato segnalato.

E però resta che portare strutture in zone di guerra, e in una guerra asimmetrica e caotica come quella siriana, e «mimetizzarle» le espone a rischi altissimi, come è accaduto ieri.

Forse sarebbe il caso di provare a trattare la questione, oltre che con l’Isis, anche con il governo siriano. Magari si uscirà da questa spirale di pericolosi equivoci.

Certo, non aiuta il fatto che il governo di Damasco ritenga che Msf sia una ong di supporto all’intelligence francese, con la quale d’altronde è presumibile abbia rapporti, fosse solo per ragioni di sicurezza; né il fatto che Parigi sia sempre stata in prima linea nel sostenere il regime-change siriano, sia a livello politico che attraverso la fornitura di armi e logistica alle diverse fazioni jihaduste. Ma tentar non nuoce, magari tale problema potrebbe essere messo a tema nei negoziati di Ginevra.

Detto questo, val la pena sottolineare che l’enfatizzazione, più o meno in buona fede, della strage di ieri, renderà ancora più ardua la ricerca di vie di pace. Che poi è l’unica cosa che conta per porre fine alla mattanza scatenata da potenze locali e globali decise a porre fine al governo di Assad in Siria, come già avvenuto per Saddam in Iraq e Gheddafi in Libia (un copione che ripete con tragica monotonia).

Davide Malacaria  – - Piccole note



   

 

 

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