ONU, 1200 politici in gita a Baku per studiare come imporre la censura mondiale

 

Baku, iper-tecnologica capitale dell’Azerbaigian, sulla costa occidentale del Mar Caspio, ha aperto le porte a circa 2.500 ospiti di rilievo in provenienza da 120 Paesi. Capi di Stato o di governo, ministri e sottosegretari, ma anche leader religiosi e rappresentanti della società civile sono confluiti qui per prendere parte al “VII Forum globale della ‘Alleanza delle Civiltà’ delle Nazioni Unite (UNAOC)”:http://baku.unaoc.org/, un’iniziativa politica per promuovere il dialogo tra culture.

(L’ONU è contraria al proibizionismo SOLO quando si tratta di liberalizzare la droga)

Negli ultimi mesi il mondo è stato sconvolto dagli effetti del radicalismo e dell’estremismo violento: gli attentati di Parigi e Bruxelles, la guerra contro l’Isis… E quindi, gli organizzatori hanno ritenuto di focalizzare l’incontro sul tema della lotta ai discorsi violenti e della prevenzione della violenza.

Jean-Paul Laborde, Direttore Esecutivo della Commissione anti-terrorismo delle Nazioni Unite:
I messaggi d’odio si propagano attraverso i media, attraverso Internet, e quindi è importante essere in grado di mettere insieme le civiltà per mostrare, prima di tutto, che i discorsi carichi di odio non possono essere associati alle religioni. Hanno invece relazione con i sentimenti violenti”.

Autorità pubbliche e attivisti dicono: chi semina odio per spingere conflitti in nome della religione e per radicalizzare i giovani, purtroppo, ha tutti gli strumenti che gli servono. I gruppi terroristi hanno una presenza e un seguito significativi su Facebook. E siccome è uno dei tre siti web più visitati dai giovani di meno di diciotto anni, è facile usarlo per promuovere la violenza e per reclutare in molti modi.

Jolene Jerard, ricercatrice e manager per il Centro Internazionale di ricerca sul terrorismo e la violenza politica:
“Ci sono immagini e video prodotti da gruppi estremisti come il sedicente Stato Islamico, o Isis, per esempio. Propagano queste idee, e incitano anche gli individui alla violenza. Insegnano persino come compiere attentati, come realizzare delle bombe e altri ordigni. E questo mostra chiaramente la tendenza ad ampliare l’incitamento, ed è questo che dobbiamo contrastare”.

La violenza però non è solo il terrorismo e non si diffonde solo sui social network. Con i flussi migratori in espansione ovunque nel mondo, anche alcuni mezzi di informazione tradizionali contribuiscono a promuovere una retorica anti-immigrati: dipingendo, intenzionalmente o meno, in modo negativo i (sedicenti o finti, ndr) rifugiati. L’Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per l’Alleanza delle Civiltà ne sottolinea le conseguenze, in termini di difficoltà all’integrazione dei nuovi arrivati nelle società che li accolgono:
“Vediamo con l’ondata migratoria dalla Siria che i media hanno un ruolo molto negativo, descrivendoli come una minaccia alla pace e alla sicurezza, una minaccia all’economia, ma tutti noi sappiamo che sono vittime di una dittatura”.

I partecipanti al Forum lo ammettono: non è facile contrastare i discorsi d’odio sui media, e meno ancora sui social network, con Facebook che ha quasi un miliardo e seicento milioni di utenti attivi nell’arco di un mese. La soluzione starebbe in norme che vietino l’incitamento all’odio, per costringere i servizi online a praticare più restrizioni per i contenuti postati dagli utenti e contrastare i messaggi d’odio.

Kemal Ilter, scholar, Università della North Carolina:
“Quando abbiamo esaminato i discorsi violenti, quando abbiamo esaminato gli account che diffondono i messaggi d’odio, abbiamo constatato che ce n’erano di anonimi o falsi. Quindi si potrebbero adottare meccanismi per impedire gli account anonimi nei social media.
E poi: i nostri bambini dovrebbero imparare cosa siano i social media, quali ne siano gli effetti benefici e quelli dannosi”.

Il Forum di Baku non è il primo ad essere dedicato alla lotta contro l’odio e la violenza. Nel dicembre scorso si era tenuto a New York un simposio sugli stessi temi.

L’inviata di Euronews:
A conclusione del ciclo di incontri, gli organizzatori pubblicheranno un volume in Inglese, Francese, Spagnolo e Arabo. Nel testo saranno presenti anche alcune raccomandazioni concrete su come evitare e come combattere i discorsi d’odio e gli appelli all’estremismo sui mezzi di informazione e di comunicazione”.



   

 

 

1 Commento per “ONU, 1200 politici in gita a Baku per studiare come imporre la censura mondiale”

  1. Io invece sono per il”politicamente scorretto”!

Commenti chiusi

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