Voto austriaco, qualcosa di profondo sta scuotendo il mondo occidentale

 

di Vincenzo Merlo

Europa da ricostruire. Il voto austriaco di domenica 24 aprile , con la vittoria del partito della liberta’ di destra euroscettica, conferma che qualcosa di profondo sta scuotendo il mondo occidentale. Di qua e di la’ dell’Oceano si delinea, ad ogni tornata elettorale con crescente chiarezza, un fatto ineludibile: i popoli votano massicciamente contro l’establishment, contro i poteri forti e le oligarchie politiche da essi sorretti

anti-euro

In America si affermano, con buone possibilita’ di vincere le nominations dei rispettivi partiti, Trump (a destra) e Sanders (a sinistra), entrambi espressioni del malessere del cittadino medio contro l’establishment dominante; analogamente in Europa prendono piede formazioni percepite dagli elettori come lontane dagli apparati politico-finanziari che sono stati al comando in questi anni di crisi economiche.

Nel nostro continente, inoltre, la crescente sfiducia verso gli “apparati” si traduce, in buona parte dei 28 Paesi dell’Unione Europea, proprio contro la stessa U.E, i suoi organi, i suoi “diktat”, le sue incapacita’ a gestire problemi specifici come la politica economica e finanziaria (con l’euro imputato numero uno), l’immigrazione. Ne e’ prova il fatto che nell’ultimo decennio buona parte dei Paesi europei ha visto crescere forze anti establishment , e quindi anti comunitarie, capaci di declinare politicamente (sia a destra come a sinistra) gli umori e i sentimenti dell’elettore medio, sfiduciato dalle politiche comunitarie che appaiono sempre piu’ incomprensibili, lontane e mai in grado di risolvere i problemi.

In Francia il Fronte lepenista e’ da tempo il primo partito; in Belgio, Olanda, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Serbia, Croazia e perfino nei Paesi scandinavi i partiti euroscettici (collocati, forse impropriamente, all’estrema destra) ottengono risultati clamorosi. Per non parlare della stessa Germania,dove l’Afd e’ balzato oltre il 15% alle recenti elezioni, e del Regno Unito, quando il 23 giugno prossimo si vota addirittura per l’uscita dalla Unione Europea. Questo per stare alle formazioni di destra, anche estrema.

Vi sono poi realta’, quali Syryza in Grecia, Podemos in Spagna e i 5 stelle in Italia (solo per citare i maggiori), che declinano a sinistra il malcontento verso le istituzioni comunitarie. Dunque, quali prospettive per il nostro continente? Quali per l’Unione Europea? Quali risposte per i suoi cittadini?

Innanzitutto ritengo che il voto alle formazioni di destra o sinistra, anche estreme, che esprimono un netto dissenso verso l’establishment comunitario e le sue politiche, non vada demonizzato (come invece fanno buona parte dei media, quasi sempre pregiudizialmente ostili agli euroscettici di destra, non a quelli di sinistra, ma purtroppo si sa dove si collocano i centri di potere finanziari, e cioe’ tutti nel versante del centrosinistra…).

Aggiungo poi che sarebbe da rivedere l’intera impalcatura comunitaria e fortemente auspicabile il ritorno alla piena sovranita’ monetaria e di politica economica (ogni singolo Stato dovrebbe cioe’ decidere sull’emissione della propria moneta). Si dovrebbe poi rivedere l’intera partita delle direttive e dei regolamenti comunitari, con il venir meno dei vincoli piu’ ottusi imposti agli Stati membri, che dunque sarebbero meno condizionati dalle pastoie burocratiche. Per contro, alla luce delle sfide nei settori della sicurezza e della difesa,troverei qui auspicabile un rafforzamento delle istituzioni comunitarie , mettendo finalmente in comune le “intelligences “di ogni Stato, e provvedendo a realizzare una piu’ coesa forza militare. Meno Europa dove essa ha fatto danni ( e cioe’ nei settori monetari ed economici), ma piu’ Europa dove la sfida del terrorismo internazionale e’ piu’ pericolosa.



   

 

 

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