‘Ndrangheta, ai domiciliari ex sottosegretario Principe (Pd)

 

principe-pdRende – Blitz anti-’ndrangheta con 10 arresti, fra cui alcuni politici, nel Cosentino. Fra gli arrestati ci sono l’ex sottosegretario al Lavoro Sandro Principe (Pd), ai domiciliari, alcuni ex assessori e consiglieri, quattro esponenti di di vertice della cosca di ‘ndrangheta “Lanzino-Rua’”, egemone in provincia di Cosenza, per cui è stata disposta la custodia in carcere mentre per gli altri si è fatto ricorso alla misura dei domiciliari.

Due volte deputato e sottosegretario; consigliere e assessore regionale e sindaco della sua Rende. Sandro Principe, finito oggi ai domiciliari, è una delle figure di maggiore spicco del panorama politico calabrese. Di provenienza socialista, approdò al Pd dopo avere ricoperto il ruolo di sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro nei governi di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi.

 

Le indagini, condotte dalla Dda di Catanzaro, hanno delineato un “intreccio” politico/mafioso che ha consentito a candidati alle varie tornate elettorali di ottenere l’appoggio elettorale da parte di personaggi di rilievo della cosca di ‘ndrangheta “Lanzino-Rua’” di Cosenza, già tutti definitivamente condannati per “associazione mafiosa”, in cambio di favori fra il 1999 e il 2011.

Questi ‘favori’ erano il frutto di patti elettorali stipulati in occasione delle varie competizioni politiche e che vedevano costantemente coinvolta la cosca “Lanzino/Rua’”, i cui esponenti non si adoperavano nelle attività di procacciamento di voti per motivi politici, ma per il solo perseguimento di interessi della cosca, dando quindi appoggio a candidati diversi o di differenti fazioni.

L’indagine ha fatto emergere come, anche in occasione della campagna elettorale del 2014, per il rinnovo del consiglio comunale di Rende, sia stato “interessato”, benché detenuto, uno dei quattro sodali raggiunti da misura cautelare, oggi al 41 bis, per ottenere il suo assenso e le indicazioni alla cosca per fornire l’appoggio elettorale. L’uomo, intercettato durante un colloquio in carcere poneva come condizione insuperabile il pagamento di una cospicua somma di denaro, lamentando gli scarsi benefici ottenuti dalla cosca nel recente passato, nonostante si fosse occupato di monitorare l’attività politica dai principali candidati. (AGI)

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