Chiusa la rotta dei Balcani, 25mila migranti verso l’Albania e l’Italia?

 

La “rotta dei Balcani”, dalla Grecia verso l’Europa del Nord tramite l’ex Jugoslavia, è de facto bloccata da oggi, dopo una raffica di chiusure di frontiere nella regione, che aumentano la pressione sull’Ue, alle prese con più di un nodo da sciogliere per chiudere l’accordo con la Turchia, nell’ottica del contenimento del flusso migratorio. Chiusure che prospettano l’apertura di itinerari alternativi per i migranti, non ultimo quello verso le coste orientali italiane, anche se questa opzione per ora viene considerata poco probabile nell’immediato.

albania

La Slovenia e la Croazia hanno annunciato il blocco quasi totale da oggi del transito dei migranti sul loro territorio, ultimo sviluppo del giro di vite sulla ‘rotta balcanica’ che ha già scatenato un effetto domino nella regione. Lubiana si è detta determinata a lasciare entrare solo chi intende chiedere asilo politico in Slovenia o chi può dimostrare urgenze di tipo umanitario, ovvero una piccolissima minoranza, da valutare caso per caso. La Croazia ha fatto sapere a sua volta che avrebbe fatto altrettanto, permettendo l’ingresso solo in caso di presenza di “un vero visto”.

Serbia e Macedonia si sono accodate e anche da Skopje arriva la notizia che la frontiera con la Grecia è sigillata.  Una portavoce della polizia macedone, Natalija Spirova, si è però rifiutata di confermare che vi sia una chiusura “operativa” del confine, spiegando che serve prima una delibera del comitato competente, impossibile da convocare per ora, visto che “i ministri degli Esteri e della Difesa sono all’estero”.

Interpretazioni politiche a parte, la via balcanica è chiusa, o meglio “non esiste più”, come dichiarato dal premier sloveno Miro Cerar. Così, gli Stati confinanti con l’ex Jugoslavia sono in allarme e si stanno mobilitando per suggerire ai migranti di pensarci bene prima di avventurarsi in nuovi viaggi e deviazioni.

La Bulgaria, come l’Albania, non esclude che di fronte alle chiusure balcaniche scattino nuove rotte migratorie. Il governo bulgaro ha organizzato sabato scorso una esercitazione congiunta dei vari corpi delle forze dell’ordine e il premier Boiko Borissov ha annunciato il dispiegamento supplementare di 400 uomini nella zona di frontiera con la penisola ellenica. Intervistato dalla radio O1, il capo dell’Autorità austriaca contro il traffico di esseri umani, Gerald Tatzgern, ha segnalato una “recrudescenza di attività” dei gruppi che organizzano il trasferimento dai grandi campi alla frontiera turco-siriana “non solo verso la Grecia”, ma anche verso Bulgaria e la Romania. Poi le traiettorie dell’esodo potrebbero subire una biforcazione verso Albania e quindi Italia.

La possibilità che la costa orientale del nostro Paese diventi un punto d’approdo dei disperati che puntano al Nord Europa è un rischio che “non va ignorato”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che conta sulla cooperazione del governo albanese per contenere il pericolo. ASKANEWS

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