Rivolta di clandestini a Calais, autotrasportatori britannici chiedono l’esercito

 

Clandestini assaltano i tir a Calais

Clandestini assaltano i tir a Calais

Dopo i disordini di ieri nella cittadina di Calais, dove i traghetti verso la costa britannica sono stati interrotti a causa di circa 50 migranti che sono saliti irregolarmente a bordo, i trasportatori del Regno Unito hanno chiesto oggi l’utilizzo dell’esercito attorno ai campi profughi sul lato francese della Manica.

Parlando con la Bbc, Richard Burnett, direttore esecutivo della Road Haulage Association, la principale associazione di categoria degli autotrasportatori della Gran Bretagna, ha chiesto chiaramente “un’azione decisa: è solo una questione di tempo prima che le nostre peggiori paure diventino realtà e un qualche autotrasportatore diretto verso il Regno Unito venga ucciso”.

A preoccupare il settore è la mancanza di sicurezza, dopo che nei mesi scorsi diversi migranti sono saliti di nascosto sui camion e i furgoni diretti verso la costa inglese, per poi essere spesso scoperti durante i controlli sul lato britannico. Intanto, dopo che ieri il leader del Labour Jeremy Corbyn ha visitato ‘The Jungle’, il più grande campo profughi di Calais dove risiedono più di 3mila persone, dai trasportatori è arrivata anche una richiesta assai inconsueta per il panorama britannico: “Ormai è giunto il tempo – ha continuato Burnett – che le autorità capiscano e rispondano alle nostre richieste relative all’invio dell’esercito francese per rendere più sicuro il porto e le strade di avvicinamento”. Le richieste delle imprese sono state subito appoggiate anche da diversi parlamentari conservatori, come Damian Collins, deputato per il seggio di Folkestone e Hythe.

L’allerta rimane alta soprattutto per il rischio di manifestazioni e di proteste. Nell’agosto del 2015 Francia e Regno Unito avevano firmato un accordo per la presa in carico del problema e per la gestione in tandem della crisi, patto che tuttavia non sembra aver avuto finora grandi risvolti pratici.

Sull’altro lato della Manica, numerose personalità francesi chiedono la chiusura del campo profughi di Calais. “Questa situazione non può durare. Sono convinto che si debba chiudere il campo che è troppo vicino al porto”, ha dichiarato il presidente dell’Autorità portuale di Calais, Jean-Marc Puissesseau, all’emittente televisiva BmfTv. L’invasione del porto di ieri è avvenuta dopo una manifestazione convocata dalle organizzazioni umanitaria in aiuto ai migranti lungo le vie della città e che, secondo la sindaca conservatrice Natacha Bouchart, ha causato gravi danni alla città. In risposta, i commercianti e le associazioni di quartiere di Calais oggi hanno convocato una marcia di protesta sostenuta dalla sindaca, che ha denunciato il “clima di estrema tensione” che esiste in città.

Il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, nel frattempo, ha espresso il suo sostegno agli abitanti della città e ha fatto sapere che sono stati destinati 50 milioni di euro per garantire la loro sicurezza. Inoltre, 17 unità mobili verranno dispiegate per rafforzare il dispositivo abituale di sicurezza nel porto e nella città. Secondo Cazeneuve, l’intervento della polizia ieri sera ha permesso di espellere dal porto i 350 migranti che hanno causato problemi, alcuni di questi erano già a bordo di un traghetto che ha lasciato la Francia alla volta del Regno Unito, mentre 35 persone sono state arrestate, di cui 26 migranti e 9 militanti delle associazioni. Nel campo al momento si stima vi siano 4mila migranti senza documenti, rispetto ai 6mila di pochi mesi fa. – http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-Calais-Francia-Gran-Bretagna-70fe7980-b9f4-4bae-b57d-501a2c6b1af6.html

 



   

 

 

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