Qualità della vita ai minimi da 10 anni

 

renziL’Italia spaccata di netto tra Nord e Sud e che procede a due velocità, con grandi e profonde differenze economiche tra Settentrione e Meridione. Ma anche un’Italia intera che vede nel 2015 in calo la percezione che gli abitanti hanno della qualità della vita: un dato che scende di 22 punti se confrontato con quello del 2005 e che segna il valore più basso degli ultimi dieci anni.

Fatta base 100 nel 2015, infatti, il valore del 2005 era a quota 122 punti ed è stato il 2012 l’anno dell’inizio del ‘crollo’ (da 117 a 102 punti). E’ quanto emerge dal ‘Rapporto 2015 sulla qualità dello sviluppo in Italia’, realizzato da Tecnè e dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil, nel quale il divario tra Nord e Sud viene definito da un indice che, se fatta base 100 per l’Italia nel suo complesso, tocca valori di 111 punti nel nord est del Paese, 107 nel nord ovest, 103 al centro, mentre crolla a 87 punti al sud e nelle isole. Una distanza che si evidenzia in tutte le aree analizzate dal rapporto, dalla qualità delle abitazioni alle condizioni di salute, dall’equità economica ai servizi sociali e sanitari.

Per quanto riguarda i beni posseduti dalle famiglie, il Nord Est si attesta a 112 punti, il Nord Ovest e il Centro 103, il Sud 88 e le isole 90. Una differenza che matura in un ventaglio di dotazioni che solo apparentemente possono apparire voluttuari. A fronte infatti del 95% delle famiglie che possiedono il televisore e che si distribuiscono abbastanza uniformemente su tutto il territorio, le famiglie che hanno in casa internet sono oltre il 70% al Nord e circa il 60% al Sud. Anche la struttura economica dell’Italia vede ampiamente prevalere il Nord sul Mezzogiorno. In particolare il nord ovest totalizza 113 punti, il nord est 112 mentre il sud 79 e le isole 75. La differente struttura d’impresa, ma ancor di più gli investimenti in innovazione e la possibilità di generare valore aggiunto, risulta determinante in quest’area. Questo vale per tutti gli indicatori: dalla quota di imprese innovative, agli occupati e al lavoro irregolare, al valore aggiunto al costo dei fattori delle imprese. Queste differenze si riflettono anche negli indicatori che misurano l’equità economica, confermando la relazione ben nota nell’analisi economica tra crescita del disagio e crescita delle disuguaglianze.

Il Nord è senz’altro l’area del Paese dove il livello di disuguaglianza economica è inferiore. Se si analizza il reddito equivalente, a quello corrispondente al 40% delle famiglie con i redditi più bassi, corrispondono il 29% delle famiglie del Nord Ovest, il 30% di quelle del Nord Est e ben il 65% di quelle delle isole. Un dato drammatico che mette in chiaro quanto sia ampia la forbice economica. Secondo il rapporto, le condizioni di salute degli individui vedono minori differenze, ma anche in questo caso il Centro Nord prevale sul Mezzogiorno.

A determinare lo stato di salute, spiega il rapporto, è un insieme di fattori che vanno dagli stili di vita al ventaglio di servizi e condizioni che favoriscono gli stessi buoni stili di vita e comportamenti di prevenzione. Ecco quindi che il 71% della popolazione del Nord Est è in buona salute, rispetto al 67% della popolazione delle isole. Ancora più netta è la differenza tra lo stato di salute dei malati cronici la cui condizione di salute è sotto controllo nonostante la malattia da cui sono affetti, nel 45% dei casi nel Nord Est e nel 35% dei casi nel Sud. La qualità dello sviluppo si misura anche nella rete di relazioni e in quella ‘spinta a partecipare’ alla vita civile e sociale che trova riscontro nel tempo dedicato agli amici, nell’attenzione del prossimo, nell’interesse nei confronti della politica, nella qualità delle dotazioni del territorio. E’ questo che viene definito ‘capitale sociale’, un insieme di atteggiamenti e comportamenti che alimentano buone pratiche, perché cittadini formati e informati sono più consapevoli e quindi più autonomi.

Anche per quanto riguarda questo specifico indicatore il nord prevale sul mezzogiorno, con il Nord Est a trainare il Paese e le isole in fondo. Per quanto riguarda i servizi sociali e il sistema sanitario è ancora il Nord-est (120 punti) a primeggiare nettamente, mentre sud (79) e isole (87) si collocano molto più in basso rispetto alla media nazionale (100). Lo squilibrio tra l’offerta sociale e sanitaria nelle varie aree del paese è uno dei più elevati. La struttura culturale, spiega poi il rapporto, rappresenta la dotazione di un territorio e si basa sul capitale umano e su quelle infrastrutture che sono stimolo dello sviluppo. Il Centro (117 punti) e il Nord Est (107 punti) rappresentano le aree più avanzate dell’Italia. E se il Centro si giova del fatto che Roma rappresenta un polo capace di attrarre studenti dal resto dell’Italia (in particolare dal Mezzogiorno) oltreché risorse, il Nord Est rappresenta l’area del Paese che registra una ‘messa a sistema’ particolarmente efficiente.

Per quanto riguarda la qualità delle abitazioni, valutate in base al numero di famiglie che vivono in una casa, adeguata al numero di componenti, in buone condizioni con terrazzo o giardino, con il riscaldamento e con erogazione regolare di acqua potabile di buona qualità, il Nord Ovest ottiene 106 punti, il Nord Est 105, il Centro 98, il Sud 95 e le isole 89.

Le caratteristiche del territorio, che vanno dalla facilità di raggiungere servizi di pubblica utilità, alla presenza di inquinamento, qualità urbana e sicurezza, premiano ancora il Nord Est (108 punti), seguito dal Nordo Ovest (103), dal Centro (98) dalle isole (97) e dal Sud (93). Anche in questo caso alcuni dati degli indicatori-base sono particolarmente significativi. Il 79% delle famiglie del nord-ovest ha facilità a raggiungere un ufficio postale mentre nel sud sono solo il 62%. Se il 70% delle famiglie abita in zone dove le strade sono ben illuminate, allo stesso standard qualitativo hanno accesso solo il 60% delle famiglie del mezzogiorno. In conclusione, scrivono nel rapporto Tecnè e Fondazione Di Vittorio, “all’Italia occorre un salto di qualità che vada non solo nella direzione di un recupero di fiducia, ma soprattutto in un progetto che punti a colmare i gravi ritardi tra nord e mezzogiorno. E’ inimmaginabile pensare di recuperare il terreno perduto con la crisi e competere con le economie europee più avanzate – spiegano – se permangono differenze così forti nelle varie aree del Paese, differenze che si riflettono inevitabilmente nella velocità di risalita e che espongono a crisi cicliche e a un progressivo degrado economico delle aree più povere”, concludono Tecnè e Fondazione Di Vittorio.  (AdnKronos)



   

 

 

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