Un esercito di 102 euroburocrati in gita alle isole Fiji guidati dalla Kyenge

 

La missione non è stata a prezzo di saldo: costo stimato di 1.230.702 euro per soli tre giorni, dal 15 al 17 giugno scorso.

fiji-kyenge

Matteo Pandini per “Libero Quotidiano

Ma per partecipare al meeting sono servite un’ eternità di ore di volo, dal cuore del Vecchio continente fino al paradiso delle Fiji, un tour de force che ha evidentemente fiaccato circa il 16% degli europarlamentari arrivati nella capitale Suva. E che hanno saltato almeno una delle tre giornate di dibattito.

Nessun italiano tra gli assenti: si tratta di tre francesi, un tedesco, uno spagnolo, due polacchi. In programma c’ era un’ assemblea parlamentare paritetica con i rappresentanti di Africa, Caraibi e Pacifico (Acp). Motivo: il cambiamento climatico di mari e oceani. Da Bruxelles è partito un esercito di 102 persone: 42 deputati, 29 funzionari, 31 interpreti.

Per tutti, volo in business class. Una volta arrivati a Suva sono stati distribuiti in cinque alberghi: il Grand Pacific, dove si sono svolti i lavori, e poi i quattro stelle Novotel e Quest Hotel. I più «sfortunati» hanno alloggiato all’ Holiday Inn e al Tanoa Plaza, di una categoria leggermente inferiore. A guidare la pattuglia targata Ue, con il ruolo di vicepresidente dell’ assemblea, Cécile Kyenge. Unica italiana insieme al grillino Ignazio Corrao.

S’ era capito subito che la missione non partiva sotto una buona stella. Inizialmente, infatti, doveva svolgersi nel dicembre 2014 a Port Vila, capitale delle Vanuatu, 500 chilometri a nordest dalla Nuova Caledonia. Tutto rinviato per colpa dell’ ebola. Poi, a giugno, ecco il ciclone Pam. Risultato: si va alle Fiji, qualche ora di aereo più in là e in piena stagione delle piogge. E meno male, raccontano i maligni nei corridoi di Bruxelles, perché col sole gli assenti sarebbero stati di più. Anche se partecipare ai lavori dà diritto a un rimborso spese quotidiano di 152 euro per deputato. Ma perché alcuni parlamentari hanno marcato visita?

All’ inizio dell’ anno abbiamo scritto a ognuno di loro per chiedere spiegazioni. Non ricevendo risposta, lo scorso 7 gennaio siamo tornati alla carica. Direttamente in Parlamento. Dove abbiamo depositato le nostre domande nelle cassette postali personali dei polacchi Miroslaw Piotrowski e Tomasz Piotr Poreba, dello spagnolo Juan Carlos Girauta Vidal, del tedesco Arne Gericke e dei francesi Marielle de Sarnez, Nathalie Griesbeck e Aymeric Chauprade. Domanda: è vero, come leggiamo sulla Gazzetta ufficiale dell’ Unione europea, che alle Fiji siete stati assenti almeno per un giorno su tre?

E se sì, perché? A ieri, silenzio su tutta la linea. Contattiamo la Kyenge. Che premette: «Alla luce della funzione istituzionale e dei costi di funzionamento dell’ assemblea parlamentare Acp-Ue ritengo che tutti gli europarlamentari debbano affrontare con impegno e dedizione i lavori. Cosa che ho fatto fino in fondo». D’ accordo, ma gli altri deputati? «Ho partecipato all’ assemblea in veste di vice-presidente per portare avanti il mio impegno politico e non per controllare il lavoro dei miei colleghi» fa sapere l’ ex ministro attraverso il suo staff.

Più duro Corrao, che tramite l’ addetto stampa del M5S tuona: «La missione ha avuto un costo spropositato. Il nostro gruppo poteva mandare fino a 5 deputati ma, per risparmiare, abbiamo occupato solo un posto. Mi spiace che i rappresentanti dei gruppi maggiori, e in particolare quelli centristi che predicano l’ austerità, abbiano preso la missione come un viaggio vacanza».

Nella scorsa primavera il Parlamento europeo ha potuto spulciare il bilancio 2013 (non ci sono dati più aggiornati) e aveva prodotto una risoluzione per criticare l’ esborso per una missione in Cile: più di 490mila euro. «Mai più!» aveva promesso l’ Aula, suggerendo di abbattere i costi attraverso convenzioni o con un utilizzo più efficace della videocomunicazione.

Solo la conferenza dei presidenti sapeva che, all’ inizio di gennaio 2015, era stato già ipotizzato un preventivo per le missioni piuttosto salato, e che per la famosa assemblea parlamentare paritetica Ue-Acp alle Fiji era necessario accantonare 1.230.702 euro che «rappresenta il 25% del costo totale stimato di tutte le attività» interparlamentari «nella prima metà» dell’ anno scorso. Un salasso.

Le cui dimensioni non sono ancora state messe a fuoco definitivamente. Tanto che a una specifica richiesta del parlamentare Gianluca Buonanno (Lega), il direttore delle politiche esterne Bernard Hellot ha spiegato che adesso «il costo della sessione Fiji è ancora in fase di calcolo perché è necessario conciliare tutti i diversi costi sostenuti». Cosa vuol dire?

«Per esempio i costi delle missioni che riguardano il personale sono pagati dai servizi del personale, mentre gli interpreti dipendono dai servizi degli interpreti». Non solo: «Il costo sostenuto dalle segreterie dei gruppi politici dipendono da ciascun gruppo politico che ha partecipato alla sessione, e il costo relativo ai deputati è trattato dai servizi finanziari». La cosa incredibile, però, è che Hellot aggiunge che «i deputati hanno diritto a presentare le loro richieste di rimborso fino all’ ottobre dell’ anno successivo». E quindi non è possibile avere la cifra definitiva dell’ operazione-Fiji, semplicemente perché si può ancora battere cassa.

Una mail della «Direzione generale della Comunicazione del Parlamento» spiega a Libero che i paesi Acp sono spalmati su sei regioni (quattro dell’ Africa e una a testa per Caraibi e Pacifico) e che l’ organizzazione delle missioni è decisa a rotazione. Nel caso delle Fiji «il Parlamento europeo ha preso atto e s’ è dovuto adeguare», è il succo della spiegazione ufficiale di Bruxelles.

Un po’ come nel 2012, quando deputati, staff e interpreti avevano portato le ossa fino alle Samoa. Però, spiegano dal Parlamento, l’ incontro organizzato a Suva «ha permesso ai più piccoli paesi del Pacifico di partecipare e chiedere attenzione per i loro problemi specifici», d’ altronde il «dibattito chiave è stato sul tema “mari e oceani” relativo al cambiamento climatico, la biodiversità, le energie rinnovabili, la pesca, la sicurezza marittima e la pirateria, il petrolio e i minerali nei fondali marini».

Nel maggio scorso, il belga Louis Michel aveva scritto al presidente del Parlamento Martin Schulz per ricordargli la missione e chiedere di non considerare assenti alcuni deputati che erano attesi a Strasburgo. Niente plenaria, perché a loro toccavano le Fiji.



   

 

 

1 Commento per “Un esercito di 102 euroburocrati in gita alle isole Fiji guidati dalla Kyenge”

  1. meno male che c’e chi prende 190 euro al mese- Tanti altri poco più di 400 . altrimenti questi nostri Euroburocrati non potrbbero andare in gita, ma costretti ad un pezzo di pane secco per mangiare.!!!

Commenti chiusi

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