Gli Stati Uniti pensano ad una flotta permanente nel Mediterraneo

 

Il Pentagono starebbe valutando lo rischieramento permanente di una forza navale nel Mediterraneo per far fronte alla crisi dei migranti ed in risposta alle maggiori capacità navali russe. E’ quanto trapela da Mosca, secondo indiscrezioni ottenute da fonti ufficiali della US Navy.

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“Il continuo utilizzo e rischieramento dei quattro cacciatorpediniere lanciamissili di stanza a Rota, in Spagna, ha cambiato la strategia iniziale del Pentagono. Il nuovo contesto nella Regione, impone, rischieramenti a lungo termine in missione specifiche”.

I cacciatorpediniere avrebbero dovuto svolgere un ruolo cruciale nel Ballistic Missile Defence in Europa: compito che potrebbero non svolgere mai. Avrebbe aggiunto il funzionario della US Navy all’agenzia Sputnik: “Si potrebbe dire che a causa del problema dei migranti e della maggiore presenza e capacità navale russa, si sta valutando una presenza navale permanente nel Mediterraneo”. Tali discussioni preliminari sarebbero già in corso.

Tra i paesi coinvolti, in cima alla lista troviamo la Spagna e l’Italia. Quest’ultima, garantirebbe l’opzione migliore per supportare una nuova flotta. La Sicilia, lo ricordiamo, garantisce con Sigonella la base logistica in supporto a tutte le operazioni della Sesta Flotta della US Navy nel Mediterraneo. Gli Stati Uniti non hanno una presenza continua nel Mar Mediterraneo a partire dalla metà degli anni ’90, dopo la fine della Guerra Fredda.

I russi, invece, dal primo maggio del 2013, hanno raggruppato in un’unica task force operativa tutte le navi da guerra nel Mediterraneo. Prima dell’annessione della Crimea, la Flotta da guerra del Mediterraneo era composta da undici navi. L’ammiraglia della Flotta (parliamo del rischieramento ufficiale che non tiene conto delle turnazioni ne delle unità che partecipano alla campagna in Siria) è l’incrociatore lanciamissili classe ‘Slava’, la carrier-killer ‘Moskva’. Il gruppo da battaglia è formato dal cacciatorpediniere classe ‘Udaloy’, la ‘Admiral Panteleyev’, e dalle cacciatorpediniere lanciamissili classe ’Kashin-Mod’, la ‘Neustrashimy’ e la ‘Smetlivy’.

La forza d’assalto anfibia è composta dalle grandi navi da sbarco classe ‘Alligator’, la ‘Alexander Shabalin’ (foto a dx), la ‘Novocherkassk’, la ‘Nikolai Filchenkov’ e la ‘Minsk’. Dalla Flotta del Mar Nero si è unita anche la nave d’assalto anfibio classe ‘Ropucha’, la ‘Yamal’. La Marina russa ha annesso dalla Marina ucraina due corvette, una nave comando, diverse motocannoniere missilistiche, dragamine e il sottomarino Zaporizhia per un totale di 54 battelli, molti dei quali però in pessime condizioni. Scontata la presenza di due sottomarini d’attacco a propulsione nucleare classe ‘Akula’. La Russia ha aumentato la sua presenza navale nel Mediterraneo dopo aver annunciato nel dicembre 2012, la creazione di una flotta da guerra permanente per proteggere i propri interessi nella regione.

Nella sua più recente dottrina strategia marittima, la Russia ha dichiarato il suo impegno a mantenere una presenza nel Mar Nero, il Mediterraneo e l’Artico.

(di Franco Iacch)   –  difesaonline.it



   

 

 

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