Mafia Capitale: alle coop rosse la gestione degli immobili sequestrati

Con l’inchiesta «Mafia Capitale» si è scoperchiato un vaso di Pandora che ha mostrato all’intera nazione il «marcio» che a volte si nasconde nel mondo delle cooperative, di qualsiasi colore esse siano.

poletti

Augusto Parboni – Valeria Di Corrado – IL TEMPO

Una delle immagini-simbolo dell’indagine giudiziaria è la foto della cena del 28 settembre 2010 al centro di accoglienza «Baobab»: seduto allo stesso tavolo con Salvatore Buzzi, il ras della coop 29 Giugno, c’era il ministro Giuliano Poletti, ex presidente nazionale di Legacoop. Ebbene, quest’ultima ora potrà gestire anche i beni sequestrati al presunto complice di Massimo Carminati. A deciderlo è stato il presidente del Tribunale di Roma, Mario Bresciano, il 17 dicembre scorso, data in cui ha firmato un protocollo d’intesa con la Lega nazionale delle cooperative e mutue. Una scelta, quella presa da Bresciano undici giorni prima di andare in pensione, che ha suscitato un certo stupore tra alcuni magistrati della procura di Roma.

 

«Lagacoop si impegna a fornire servizi e altri interventi finalizzati alla nascita, allo sviluppo e all’integrazione di iniziative imprenditoriali in forma di società cooperativa, costituita allo scopo di gestire beni e patrimonio aziendali sequetrati/confiscati alla criminalità», si legge nel protocollo di cinque pagine. L’accordo avrà una durata sperimentale di 3 anni, con la possibilità di proroga e con la facoltà di recesso in caso di violazione degli obblighi. Tra questi obblighi vi è il vincolo che i responsabili delle cooperative che faranno capo a Legacoop siano «immuni da precedenti e pendenze penali per delitto».
Stranamente non si fa cenno nel documento del coinvolgimento né della Prefettura di Roma, né dell’Anbsc (Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati) e neanche dell’ordine dei dottori commercialisti dal quale provengono spesso gli amministratori giudiziari. Proprio a questi ultimi il giudice delegato affida, di norma, la gestione dei beni, nel rispetto delle prerogative dell’autorità giudiziaria e dell’Anbsc. Con questo protocollo viene data anche a Legacoop (non coinvolta giudiziariamente) la possibilità di entrare, a tutti gli effetti, a far parte della gestione di migliaia di immobili e aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata, tramite «figure professionali competenti nei diversi settori di pertinenza dei beni e delle imprese sequestrate». Addirittura verrà indicato al Tribunale di Roma un elenco di «Temporary manager» che siano da ausilio all’amministratore giudiziario, lavorando fianco a fianco. La lega nazionale delle cooperative si impegna inoltre a fornire servizi di consulenza per l’avvio di iniziative imprenditoriali, promozione commerciale delle onlus, assistenza alla ricerca di strumenti finanziari e di credito.
Il «destino» vuole che, grazie a questo protocollo, le strade di Legacoop e Buzzi si incrocino di nuovo. Come noto, un anno fa, poche ore dopo Mafia Capitale, il successore di Poletti, ovvero il nuovo presidente Mauro Lusetti (che intervistiamo qui sotto) commissariò la Lega coop Lazio nel cui seno era cresciuto Buzzi. In quell’occasione decise che mai più una cooperativa italiana avrebbe dovuto versare, anche alla luce del sole, un contributo a un partito politico. Contestualmente decise di restituire anche ai soci ex detenuti le quote pagate dalla Coop 29 giugno a Legacoop, proprio per prendere le distanze da come Buzzi aveva fino a quel momento gestito le sue cooperative.

Augusto Parboni Valeria Di Corrado



   

 

 

1 Commento per “Mafia Capitale: alle coop rosse la gestione degli immobili sequestrati”

  1. Spero che non avvenga con chi è stato preposto al controllo proprio per evitare questo !

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