Muore bimba poco prima del parto, inchiesta a Piacenza

 

lorenzin

Ancora una gravidanza segnata dal lutto. Accade a Piacenza, dove una bimba non è venuta alla luce. Il feto è morto nel grembo della madre, che pochi giorni prima aveva passato senza problemi uno degli ultimi controlli in vista del cesareo, già fissato. L’altra notte però la madre si è presentata al pronto soccorso non avvertendo più segni vitali dalla bimba e si è così scoperto che era morta. Un’inchiesta è aperta, ci saranno accertamenti, e anche se in questo caso la madre sta, almeno fisicamente abbastanza bene, il pensiero corre alle cinque donne in gravidanza morte negli ultimi giorni in ospedali italiani. Una serie che inevitabilmente ha messo in luce criticità nel settore, dalle tensioni che si creano per le chiusure di punti nascita giudicati non sicuri, ai problemi che la nuova normativa per i riposi in sanità sta caricando sugli organici ospedalieri. Problemi, questi ultimi, di cui i ginecologi hanno chiesto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin di farsi carico.

L’entrata in vigore anche in Italia della normativa Ue su riposi e orari di lavoro in sanità – hanno spiegato Nicola Colacurci, Paolo Scollo e Vito Trojano (rispettivamente presidenti dell’Associazione ginecologi universitari italiani, della Società italiana di ginecologia e ostetricia e dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri) – ha acuito la carenza nelle dotazioni di organico. Ma è sul tema della chiusura dei punti nasciti giudicati insicuri, quelli con meno di 500 parti l’anno, che si registra lo scontro più acceso. I sindaci dei comuni delle Madonie avevano chiesto ieri al Ministro Lorenzin di rivedere la decisione di sopprimere il punto di Petralia Sottana, in considerazione degli oltre 75 km che le partorienti dovranno affrontare per andare a Termini Imerese.

Ma Lorenzin ha tenuto il punto in quella che è una delle sue priorità. Ha sì fatto appello alla Regione Siciliana “perché le donne vivano con gioia e in sicurezza il momento più bello della loro vita”, invitandola a mettere in campo gli strumenti perché in tutte le zone dell’Isola ci sia la garanzia di standard di sicurezza. Ma ha ribadito che “nessuna deroga può essere concessa lì dove il Comitato intravede fattori di rischio superiori al finto beneficio di avere una struttura sì vicino casa ma del tutto inadeguata a supportare la donna in caso di eventuali situazione di emergenza”. Suscitando così la reazione dei sindaci, secondo cui il ministro “non affronta la questione vera: la disparità di trattamento tra il punto nascita di Petralia e quelli di Bronte e Licata, due ospedali ai quali è stata concessa la deroga”. ANSA


 

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