Mattarella: poche idee (e ben confuse) a reti unificate

 

Un Mattarella con poche idee e davvero molto confuse, quello che abbiamo ascoltato nel discorso di fine anno. Mattarella è l’ennesimo Presidente fortemente inadeguato, messo al Quirinale unicamente per non disturbare i comodi delle grandi lobby finanziarie.

Mattarella

Qui di seguito troverete in corsivo il suo discorso integrale intervallato dal mio commento.

“L’anno che sta per concludersi ha recato molte novità intorno a noi: alcune positive, altre di segno negativo. Questa sera non ripeterò le considerazioni che ho fatto, giorni fa, incontrando gli ambasciatori degli altri Paesi in Italia sulla politica internazionale, e neppure quelle svolte con i rappresentanti delle nostre istituzioni. Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno. Il lavoro anzitutto. L’occupazione è tornata a crescere. Ma questo dato positivo, che pure dà fiducia, l’uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie. Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani. Sono giovani che si sono preparati, hanno studiato, posseggono talenti e capacità e vorrebbero contribuire alla crescita del nostro Paese. Ma non possono programmare il proprio futuro con la serenità necessaria. Accanto a loro penso a tante persone, quarantenni e cinquantenni, che il lavoro lo hanno perduto, che faticano a trovarne un altro e che vivono con la preoccupazione dell’avvenire della propria famiglia. Penso all’insufficiente occupazione femminile. Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l’intero Paese resterà indietro. Le diseguaglianze rendono più fragile l’economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà”.

Il Presidente parte toccando un tema centrale, quello del lavoro. Fin qui tutto bene, se si esclude il fatto che ha millantato un’inesistente ripresa dell’occupazione. Nella rilevazione ISTAT di ottobre gli occupati sono diminuiti di ben 39 mila unità e gli inattivi sono cresciuti di 32 mila. Parlare di calo della disoccupazione senza tenere a mente i dati nella loro completezza è più degno di Renzi che non di un Presidente della Repubblica. Mattarella ammette poi almeno la necessità di risolvere il problema delle diseguaglianze. Effettivamente, ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 Cost., è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica  e sociale del Paese.

Facile dire no alle diseguaglianze, ma i problemi nascono quando si deve pensare a cosa fare e quella del PdR è la peggiore delle ricette neoliberiste, ricetta che diffonde probabilmente senza neppure capirla:

“Come altrove, anche nel nostro Paese i giovani che provengono da alcuni ambienti sociali o da alcune regioni hanno più opportunità: dobbiamo diventare un Paese meno ingessato e con maggiore mobilità sociale. Il lavoro e la società sono al centro di un grande processo di cambiamento. L’innovazione è una sfida che riguarda tutti. La competizione richiede qualità, creatività, investimenti. Impresa privata e settore pubblico, in particolare scuola, università e ricerca, devono operare d’intesa”.

Dunque la ricetta per il rispetto degli obblighi repubblicani dovrebbe essere mobilità (italiani cercate il lavoro lontano da casa!) e quell’abominio che è la competizione, ovvero l’opposto degli inderogabili doveri di solidarietà economica, politica e sociale previsti dall’art. 2 Cost.

La competizione non si fa CON qualcuno, ma CONTRO qualcuno. La mia personale maggior competitività passa per la sconfitta di un mio competitor, ma il competitor è rappresentato da altre famiglie, da altri esseri umani. Lotta fratricida, ecco cosa propone Mattarella, anziché uno Stato che coordini e controlli l’economia, affinché la competizione non lasci indietro nessuno. Insomma si invoca un completo tradimento del modello economico costituzionale: libero mercato anche contro l’interesse pubblico.

“La condizione economica dell’Italia va migliorando: questo va sottolineato. Anche le prospettive per il 2016 appaiono favorevoli. Senza dimenticare l’azione svolta dalle istituzioni, va detto – e tengo a dirlo – che moltissimi nostri concittadini hanno operato con impegno e con senso di responsabilità, in settori diversi e con compiti differenti. Hanno contribuito in questo modo, malgrado la crisi, a tenere in piedi l’economia italiana. A tutti loro desidero render merito ed esprimere grande riconoscenza”.

Qui Mattarella prende vergognosamente le parti dell’attuale maggioranza riconoscendo meriti inesistenti. Dal 2011 in poi abbiamo perseguito politiche contrarie agli interessi nazionali, che hanno scaraventato l’Italia nel baratro. La condizione economica del Paese è in forte peggioramento malgrado la congiuntura favorevole rappresentata dal crollo del prezzo del petrolio e dai bassi tassi d’interesse, a crescita siamo fanalino di coda europeo. Si è scientemente distrutta la domanda interna, nel rispetto del vincolo esterno UE, per cercare di abbattere prezzi e salari per competere. Si è lanciata una corsa a svalutare i diritti nel nome del profitto da raggiungersi sulle spalle di altri poveri disgraziati. Una nazione priva di sovranità economica e monetaria punta ad ottenere qualche briciola (di moneta fresca), vendendo all’estero i prodotti fatti dai nuovi schiavi italiani.

Davvero bello lavorare senza diritti ed in condizioni di precariato diffuso, affinché qualche straniero possa godere delle nostre fatiche a buon mercato. Che splendore il modello del sornione Mattarella.

“Così come intendo inviare un messaggio di sostegno e di speranza alle famiglie particolarmente in affanno: non vanno lasciate sole, e chiedo l’impegno di tutti perché le difficoltà si riducano e vengano superate”.

Le famiglie non hanno bisogno di chiacchiere. La gente si ammazza e delle parole di Mattarella fa volentieri a meno. Ciò che sarebbe un vero sostegno è la mera applicazione delle tutele costituzionali. Servirebbero politiche espansive per il rilancio della domanda (stracciando i vincoli demenziali ed incostituzionali dei trattati) e l’applicazione dell’art. 38 cost., che impone l’obbligo di assistere i disoccupati involontari. Ma uno Stato senza più moneta non è nelle condizioni di salvare nessuno, non può nemmeno comprare il pane.

Non poteva poi mancare la stupidaggine per eccellenza, ovvero quella di attribuire la crisi all’evasione anziché alla mancanza di sovranità. Mattarella sfoga un qualunquismo da “Cetto la Qualunque”:

“Un elemento che ostacola le prospettive di crescita è rappresentato dall’evasione fiscale. Secondo uno studio, recentissimo, di pochi giorni fa, di Confindustria, nel 2015 l’evasione fiscale e contributiva in Italia ammonta a 122 miliardi di euro. 122 miliardi! Vuol dire 7 punti e mezzo di PIL. Lo stesso studio calcola che anche soltanto dimezzando l’evasione si potrebbero creare oltre trecentomila posti di lavoro: gli evasori danneggiano la comunità nazionale e danneggiano i cittadini onesti. Le tasse e le imposte sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero”.

Imbarazzante davvero. Come ho più volte spiegato (clicca qui per un articolo sul tema) l’evasione, vista l’attuale demenzialità, delle politiche economiche in corso, è addirittura un freno alla crisi. La moneta estingue qualche obbligazione in più prima di essere annichilita. Anche un bimbo dell’asilo capirebbe che non si può dire “122 miliardi di evasione sono 122 miliardi in meno per lo Stato”. Che cos’è la moltiplicazione dei pani e dei pesci?

Evado 100 euro e secondo Mattarella li porterei in Svizzera? Non spenderei in Italia quei soldi? La circolazione dell’evaso, di mano in mano, genera un’ovvio moltiplicatore, che alla fine non cambia in alcun modo il gettito per l’erario ma incrementa la ricchezza complessiva. Facile capire che se ottengo un compenso in nero di cento euro e lo spendo la sera al ristorante, l’erario percepirà la medesima cifra complessiva. Se avessi fatturato infatti non sarei andato al ristorante e conseguentemente, il ristoratore non avrebbe avuto i 100 euro di guadagno. Alla fine i cento euro verranno comunque tassati se restano in Italia. La quantità complessiva di moneta non cambia in virtù dell’evasione fiscale, Mattarella fa una confusione inaccettabile per il ruolo che ricopre ed insiste nel diffondere l’assurdo concetto che le tasse consentano di fare spesa pubblica, quando è l’esatto contrario. Uno Stato prima crea la propria moneta e la spende, solo dopo può chiederla in dietro (in parte) con le tasse.

Qual è infatti il compito delle tasse? Oltre ad imporre la moneta su un dato territorio, le tasse servono per fare politica monetaria. Drenare la moneta in eccesso e diminuire gli squilibri reddituali tra i cittadini, redistribuendo ricchezza. Se la nostra politica monetaria fosse normale l’evasione creerebbe qualche problema alla sua corretta applicazione, certo. Ma vista la situazione, in cui si è codificato addirittura il pareggio in bilancio in Costituzione, ogni euro evaso è una boccata d’ossigeno per l’intero Paese ed anche per chi non può evadere. Un’ingiustizia dunque, ma comunque molto meno ingiusta delle politiche messe in atto da governi collaborazionisti del potere finanziario.

“In questi giorni avvertiamo allarme per l’inquinamento, specialmente nelle grandi città. Il problema dell’ambiente, che a molti e a lungo è apparso soltanto teorico, oggi si rivela concreto e centrale. Mi auguro che lo si affronti con un comune impegno da parte di tutti. Sono utili le diverse opinioni – e non si può certo comprimere il confronto politico – ma siamo di fronte anche alla natura, e ai suoi mutamenti, che contribuiscono a provocare siccità e alluvioni. In presenza di una sfida così grande, che coinvolge la salute, è necessario che prevalga lo spirito di collaborazione. Dobbiamo avere maggior cura dei nostri territori. Da quelli montani a quelli delle piccole isole, dove nostri concittadini affrontano maggiori disagi. Occorre combattere contro speculazioni e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. E’ confortante vedere la formazione di molti movimenti spontanei, l’impegno di tanti che si mobilitano per riparare danni provocati dall’incuria e dal vandalismo, e difendono il proprio ambiente di vita, i parchi, i siti archeologici. L’Italia è vista all’estero come il luogo privilegiato della cultura e dell’arte, e lo è davvero. Questo patrimonio costituisce una nostra ricchezza, anche economica. Abbiamo il dovere di farlo apprezzare in un ambiente adeguato per bellezza. L’impegno delle istituzioni, nazionali e locali, deve essere in questo campo sempre maggiore. Un esempio: si può chiedere ai cittadini di limitare l’uso delle auto private, ma, naturalmente, il trasporto pubblico deve essere efficiente. E purtroppo non dovunque è così. Il compito di difendere l’ambiente, peraltro, ricade in parte su ciascuno di noi. Molto della qualità della nostra vita dipende dalla raccolta differenziata dei rifiuti e dal rispetto dei beni comuni”.

Certo che è necessario tutelare ambiente e salute. Ma è completamente inutile che Mattarella parli di questo. Il nostro Paese prigioniero dei patti di bilancio deve tenere la propria forza lavoro nella disoccupazione, anziché sistemare il territorio. Idem per la ricerca e la scienza, non esiste compatibilità tra ambiente e profitto poiché il profitto è l’unica logica possibile ed ammessa. Mai si potrà portare avanti uno sviluppo che sia incompatibile con gli interessi economici delle lobby. Dunque Mattarella potrebbe evitare simili ipocrisie.

“Non dobbiamo rassegnarci alla società dello spreco e del consumo distruttivo di cibo, di acqua, di energia”.

A no? Mattarella per favore… Più sprechiamo più il PIL cresce. Dunque non si è nella posizione morale di attaccare il consumismo se si è il suo primo difensore appoggiando le politiche dell’UE. Appunto davvero, poche idee quelle del Presidente e davvero ben confuse.

“Passando ad un altro argomento su cui c’è grande attenzione, tutti sappiamo che il terrorismo fondamentalista cerca di portare la sua violenza nelle città d’Europa, dopo aver insanguinato le terre medio-orientali e quelle africane. Realizzare condizioni di pace e stabilità per i popoli di quei Paesi è la prima risposta necessaria, anche per difendere l’Europa e noi stessi. La prosperità, il progresso, la sicurezza di ciascuno di noi sono strettamente legati a quelli degli altri. Non esistono barriere, naturali o artificiali, che possano isolarci da quel che avviene oltre i nostri confini e oltre le frontiere dei nostri vicini. In questi decenni di pace e di democrazia abbiamo sempre dispiegato un impegno costante in difesa di questi valori, ovunque siano minacciati. La presenza diffusa dei nostri militari all’estero lo testimonia. A loro – e ai tanti volontari – va grande riconoscenza. Il terrorismo ci vuole impaurire e condizionare. Non glielo permetteremo. Difenderemo le conquiste della nostra civiltà e la libertà delle nostre scelte di vita. Con questo spirito abbiamo sentito, tutti, su di noi la sofferenza dei parenti delle vittime di Parigi e ci siamo stretti intorno alla famiglia di Valeria Solesin. Le nostre Forze di polizia e i nostri servizi di sicurezza stanno agendo con serietà e con competenza per difendere la tranquillità della nostra vita. Il pericolo esiste ma si sta operando con grande impegno per prevenirlo. Agli altri Paesi dell’Unione Europea abbiamo proposto di aumentare la collaborazione e di porre sollecitamente in comune risorse, capacità operative, conoscenze e informazioni per meglio contrastare e sconfiggere il terrorismo di matrice islamista. In questo periodo masse ingenti di persone si spostano, anche da un Continente all’altro, per sfuggire alle guerre o alla fame o, più semplicemente, alla ricerca di un futuro migliore. Donne, uomini e bambini: molti di questi muoiono annegati in mare, come il piccolo Aylan e, ormai, purtroppo anche nell’indifferenza. Il fenomeno migratorio nasce da cause mondiali e durerà a lungo. Non ci si può illudere di rimuoverlo, ma si può governare. E si deve governare. Può farlo con maggiore efficacia l’Unione Europea e la stiamo sollecitando con insistenza. Occorrono regole comuni per distinguere chi fugge da guerre o persecuzioni e ha, quindi, diritto all’asilo, e altri migranti che vanno invece rimpatriati, sempre assicurando loro un trattamento dignitoso. L’Italia ha conosciuto bene, nei due secoli passati, la sofferenza e la fatica di chi lascia casa e affetti e va, da emigrante, in terre lontane. Il nostro è diventato, da alcuni anni, un Paese di immigrazione. Molte comunità straniere si sono insediate regolarmente nel nostro territorio, generalmente bene accolte dagli italiani. Tanto che affidiamo spesso a lavoratrici e a lavoratori stranieri quel che abbiamo di più caro: i nostri bambini, i nostri anziani, le nostre case. Sperimentiamo, giorno per giorno, sui banchi di scuola, al mercato, sui luoghi di lavoro, esperienze positive di integrazione con cittadini di altri Paesi, di altre culture e di altre fedi religiose. Il 70 per cento dei bambini stranieri in Italia, lo dice l’Istat, ha come migliore amico un coetaneo italiano. Bisogna lavorare per abbattere, da una parte e dall’altra, pregiudizi e diffidenze, prima che divengano recinti o muri, dietro i quali potrebbero nascere emarginazione e risentimenti. Serve accoglienza, serve anche rigore. Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese. Deve essere aiutato ad apprendere la nostra lingua, che è un veicolo decisivo di integrazione. Larghissima parte degli immigrati rispetta le nostre leggi, lavora onestamente e con impegno, contribuisce al nostro benessere e contribuisce anche al nostro sistema previdenziale, versando alle casse dello Stato più di quanto ne riceva. Quegli immigrati che, invece, commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono. Quelli che sono pericolosi vanno espulsi. Le comunità straniere in Italia sono chiamate a collaborare con le istituzioni contro i predicatori di odio e contro quelli che praticano violenza. Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità per il valore della legalità. Soprattutto i più giovani esprimono il loro rifiuto per comportamenti contrari alla legge perché capiscono che malaffare e corruzione negano diritti, indeboliscono la libertà e rubano il loro futuro. Contro le mafie stiamo conducendo una lotta senza esitazioni, e va espressa riconoscenza ai magistrati e alle forze dell’ordine che ottengono risultati molto importanti. Vi è, poi, l’illegalità di chi corrompe e di chi si fa corrompere. Di chi ruba, di chi inquina, di chi sfrutta, di chi in nome del profitto calpesta i diritti più elementari, come accade purtroppo spesso dove si trascura la sicurezza e la salute dei lavoratori. La quasi totalità dei nostri concittadini crede nell’onestà. Pretende correttezza. La esige da chi governa, ad ogni livello; e chiede trasparenza e sobrietà. Chiede rispetto dei diritti e dei doveri. Sono numerosi gli esempi di chi reagisce contro la corruzione, di chi si ribella di fronte alla prepotenza e all’arbitrio. Rispettare le regole vuol dire attuare la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e valori. Tengo a ribadirlo all’inizio del 2016, durante il quale celebreremo i settant’anni della Repubblica. Tutti siamo chiamati ad avere cura della Repubblica. Cosa vuol dire questo per i cittadini? Vuol dire anzitutto farne vivere i principi nella vita quotidiana sociale e civile. Nell’anno che sta per aprirsi si svolgerà il maggior percorso del Giubileo della Misericordia, voluto da Francesco, al quale rivolgo i miei auguri ed esprimo riconoscenza per l’alto valore del suo magistero. E’ un messaggio forte che invita alla convivenza pacifica e alla difesa della dignità di ogni persona. Con una espressione laica potremmo tradurre quel messaggio in comprensione reciproca, un atteggiamento che spero si diffonda molto nel nostro vivere insieme. Sappiamo tutti che quando si parla di noi italiani le prime parole che vengono in mente sono genio, bellezza, buon gusto, inventiva, creatività. Sappiamo anche che spesso vengono seguite da altre, non altrettanto positive: scarso senso civico, particolarismo, individualismo accentuato”.

Ridondante e noioso, la fiera dell’ovvio. Non si chiede quali forze abbiano causato guerra e disperazione, ovvero il motore dell’immigrazione, così facendo, ovviamente, avrebbe dovuto parlare male delle nostre politiche economiche volte allo sfruttamento del resto del mondo, alla prevaricazione dei popoli, alla sistematica depredazione delle risorse utilizzando la truffa della moneta privata debito.

Addirittura risibile poi Mattarella dove si duole dell’individualismo degli italiani. Mattarella, il modello economico che invochi è quello della forte competitività e poi ti lamenti dell’individualismo? Ci sei o ci fai?

“Ricevo ogni giorno molte lettere e, in questo mio primo anno di presidenza, in giro per l’Italia e al Quirinale, ho incontrato tante persone e conosciuto le loro storie. Parlano di coraggio, di impegno, di spirito d’impresa, di dedizione agli altri, di senso del dovere e del bene comune, di capacità professionali, di eccellenza nella ricerca. E non si tratta di eccezioni. Nei miei colloqui con i rappresentanti di altri Paesi, in Italia e all’estero, ho sempre colto una considerazione e una fiducia nei confronti dell’Italia e degli italiani maggiori di quanto, a volte, noi stessi siamo disposti a riconoscere. L’Italia è ricca di persone e di esperienze positive. A tutte loro deve andare il nostro grazie. Sono ben rappresentate da alcune figure emblematiche. Ne cito soltanto tre: Fabiola Gianotti, che domani assumerà la direzione del Cern di Ginevra, Samantha Cristoforetti, che abbiamo seguito con affetto nello spazio, Nicole Orlando, l’atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d’oro. Nominando loro rivolgo un pensiero di riconoscenza a tutte le donne italiane. Fanno fronte a impegni molteplici e tanti compiti, e devono fare ancora i conti con pregiudizi e arretratezze. Con una parità di diritti enunciata ma non sempre assicurata; a volte persino con soprusi o con violenze. Un pensiero particolare alle persone con disabilità, agli anziani che sono o si sentono soli, ai malati. Un augurio speciale, infine, a tutti i bambini nati nel 2015: hanno portato gioia nelle loro famiglie e recano speranza per il futuro della nostra Italia. Vi ringrazio, e a tutti buon 2016!”.

Ricambio gli auguri Presidente, ben sapendo che se dipenderà da lei non sarà affatto un buon 2016. Solo fermandovi possiamo salvare questo Paese e riportare il mondo difronte ad un necessario ribaltamento dei valori oggi malamente in auge, le persone prima del profitto, l’interesse pubblico prima dell’individualismo, la solidarietà anziché la competitività. 

Un consiglio Presidente, legga meno lettere, e riprenda in mano la Costituzione italiana, estendendo la lettura ai verbali dell’Assemblea Costituente, credo che abbia urgente bisogno di una rinfrescata di memoria.

Avv. Marco Mori



   

 

 

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