Medici senza Frontiere: i migranti hanno bisogno di piu’ supporto psicologico

 

L’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere ha annunciato l’uscita dal centro di accoglienza di Pozzallo, e la chiusura del progetto di supporto psicologico nelle strutture nei Centri di Accoglienza Straordinaria della Provincia di Ragusa.

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Secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria, a Pozzallo “non ci sono le garanzie minime per una collaborazione efficace” (piu’ denaro?, ndr). Msf ha quindi rivolto “un appello alle autorità italiane affinchè sviluppino risposte concrete e di lungo termine. I bisogni medici e umanitari delle persone più vulnerabili, passate attraverso condizioni durissime nel loro viaggio verso l’Europa, devono essere la priorità”. Sebbene Msf abbia denunciato più volte pubblicamente le carenze del sistema di prima accoglienza, “nessun segno concreto di miglioramento o alcuna volontà politica sono stati espressi dalle autorità locali e nazionali lasciando presagire il permanere di un modello strutturalmente inadeguato”

.”Nonostante le nostre richieste – ha detto Stefano di Carlo, capo missione Msf in Italia -, le condizioni precarie e poco dignitose in cui vengono accolti migranti e rifugiati appena sbarcati, quali sovraffollamento, scarsa informazione legale e tutela dei diritti, rischiano di rimanere la realtà del futuro”.

Per Msf, “la capacità di offrire una risposta efficace ai bisogni medici e psicologici delle persone vulnerabili, come le donne gravide, i minori e le vittime di tortura, accolte nel centro di Pozzallo e nei centri di accoglienza di Ragusa, è estremamente limitata”. Negli ultimi 12 mesi, oltre 150.000 persone sono arrivate in Italia via mare, 15mila delle quali sbarcate nel porto di Pozzallo, dove l’equipe medica di Msf, che conta su medici, infermieri, psicologi e mediatori culturali, ha supportato l’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa per attività di screening sanitario e fornito oltre 800 consultazioni di supporto psicologico e assistenza a vittime di eventi traumatici.  (askanews)



   

 

 

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