LA GRANDE TRANVATA – è piu’ urgente che mai uscire dall’eurofollia!

 

Oggi ho comprato il FQ per leggermi l’articolo di Alberto Bagnai sul salvataggio delle ormai famose “4 banche”.

banche-fallimenti

Con l’occasione, nello sfogliare, con un comprensibile filo di angoscia, le pagine del giornale, mi sono imbattuto in un articolo che rappresenta il complemento del pezzo di Alberto, in quanto prospetta lo scenario molto più ampio del nostro futuro all’interno dell’Unione bancaria. Cioè, ben al di là delle “4-banche-4″.

 

L’articolo in questione, non casualmente, è di Marco Palombi (pag.5): un giornalista fra i meno versati nella tiritera autorazzista e moralista che tende a nascondere, in tutti i modi, le assolutamente prevalenti cause euro-necessitate dell’attuale (strisciante e innescata) crisi bancaria diffusa.
Questa, come è utile sempre ripetere, è determinata dalla contrazione (“distruzione montiana“), per via di politiche fiscali €uroimposte, della domanda interna, e dalle conseguenti insolvenze nell’economia “reale”, effettivamente alla base dell’attuale prospettiva di crisi sistemica bancaria, da sanare, appunto, con il bail-in (a carico nostro).
2. L’articolo di Palombi è “eloquente” perchè, in essenza, si limita a riportare (criticamente) alcuni significativi passaggi dell’audizione di Carmelo Barbagallo alla commissione finanze della Camera, svoltasi lo scorso 9 dicembre.
Ed è interessante perché ci mostra come, nonostante l’analisi e i fatti piuttosto eclatanti riferiti da Barbagallo, che è il capo della vigilanza della Banca d’Italia, cioè quello che nel nostro Paese dovrebbe essere il più informato e competente conoscitore della materia in questione, il dibattito politico, specialmente in parlamento, prosegue imperterrito su binari che non vogliono prendere atto della crudezza della prospettiva aperta dalle parole dello stesso Barbagallo.
3. Dice in estrema sintesi Barbagallo:
L’eccezionale gravità della recessione (in Italia: e dovuta a..chissàcosa…, ndr.), ha inciso significativamente sulla qualità degli attivi delle banche italiane, divenuta il principale fattore di vulnerabilità del sistema. A fine giugno i prestiti deteriorati ammontavano a 360 miliardi di euro, il 18% del totale; all’interno di questo aggregato, le sofferenze ammontavano a 210 miliardi (10,3%)…Insomma (soggiunge Palombi, ndr.), la crisi sta uccidendo aziende e famiglie che non pagano più i loro debiti e “quanto fatto finora potrebbe non bastare di fronte all’ingente massa di crediti anomali“.
Prosegue Barbagallo: “E’ bene fugare ogni illusione riguardo alla possibilità di evitare del tutto crisi di banche, specie in contesti di eccezionale difficoltà“.
Chiarisce quindi Barbagallo, (noi lo sappiamo già: i talk e il dibattito politico paiono non prenderne atto…), che dal 1° gennaio 2016, con la piena entrata in vigore della disciplina del bail-in, essendo vietato ogni intervento dello Stato, nel caso delle “4-banche-4“, – cioè di quella che, come preannuncia Barbagallo, potrebbe essere solo una prima e parziale vicenda di insolvenza di un istituto bancario nazionale-, “non sarebbe stata assicurata la continuità delle banche: a 200mila piccole imprese (ndr; in quel limitato e “primo” ma probabilmente non ultimo caso), si sarebbe dovuto chiedere il rientro immediato, con danni ingentissimi per le economie locali; sarebbero stati tutelati solo i portatori di depositi garantiti (…???, vedremo appena sotto “quanto”, ndr.), sacrificando i crediti di un milione di risparmiatori e i posti di 6mila lavoratori…
4. Allora, queste le certezze sulle quali sarà meglio non illudersi:
a) dal 1° gennaio le banche saltano sul serio (senza potersi fare illusioniche ciò effettivamente non accada): e ciò, senza alcun paracadute per azionisti, investitori obbligazionari di ogni tipo, e specialmente, correntisti e clienti, cioè imprese e famiglie, che abbiano ricevuto credito, su cui, in termini obiettivamente probabili (lo dice lo stesso Barbagallo),   si abbatte la prospettiva del “rientro” (senza essere stati loro a determinare l’insolvenza, e quindi anche avendo tenuto fino ad allora un diligente flusso di restituzione dei soldi mutuati);
b) i depositi “garantiti” sono tali se…esiste un sistema di garanzia attuale.
E questo non solo non è attuale, perché entrerà in funzione veramente, a livello europeo solo nel 2024, (a livello nazionale, i fondi sono attualmente largamente “improbabili” rispetto a qualsiasi serio contagio sistemico), ma i principali contributori a tale fondo, come al solito, non sono affatto d’accordo nel parteciparvi. Tranne che…come vedremo tra breve…
5. Se le parole del capo della vigilanza fossero state minimamente intese nel loro senso oggettivo dalla nostra classe politica, di opposizione e di governo, il senso di allarme, se non di emergenza assoluta, che ne dovrebbe derivare, li avrebbe dovuti condurre ad un’immediata riflessione sulla sostenibilità della nostra permanenza nella moneta unica e nel conseguente sistema di Unione bancaria.
Questo sistema, infatti, attualmente e per molti  e cruciali anni a venire, risulta privo di sistema assicurativo comune, che, nelle more della possibile ondata di insolvenze e conseguenti bail-in, cioè espropri dei risparmi dei correntiti e piccoli investitori, andrebbe forse attivato fra 8 anni; anche se, appunto, la Germania già dice di non essere interessata
6. Ovvero, è interessata ma con una ben precisa condizionalità nel proprio interesse esclusivo: cioè imponendo di ripristinare un sistema che sostanzialmente riaumenti gli spread e consenta al loro asfittico sistema di risparmio, a fini assicurativi e pensionistici, di lucrare sui rendimenti differenziali (ridivenuti, grazie all’Unione bancaria) molto più alti dei nostri titoli del debito pubblico. 
I prezzi di collocamento e i connessi tassi di  interesse passivi (a carico dei contribuenti italiani), infatti, sarebbero fissabili SOLO dai sottoscrittori privati finanziari esteri (che rimarrebbero, nel sistema preteso dai tedeschi, praticamente gli unici sottoscrittori legittimati sul mercato primario, al collocamento):
Unione bancaria, UE approva ultimo pilastro: via al sistema unico per proteggere i depositi
Dopo la supervisione comune e la risoluzione unica, la Commissione europea ha svelato le caratteristiche del terzo pilastro dell’Unione Bancaria europea: lo schema unico di assicurazione dei depositi (Edis). Il fondo entrerà definitivamente in vigore a partire dal 2024 seguendo un processo in tre fasi – Ecco quali sono le sue caratteristiche.
 
Ricatto Germania a Italia. O banche scaricano BTP o no garanzia europea depositi.
Assicurazione dell’Eurozona sui conti correnti? Se il piano c’era, ora rischia di saltare. O anzi, come scrive Federico Fubini in un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera, “per adesso l’assicurazione europea non si farà”. Motivo? Il veto della Germania. Berlino infatti dirà no a “qualunque assicurazione comune sui depositi fino a quando le banche in Europa del Sud non saranno protette dal rischio di una crisi sul debito pubblico”.
Come? Secondo i tedeschi, per evitare che le banche del Sud europea vengano travolte da una crisi che torni a colpire il debito pubblico, è fondamentale che le banche stesse riducano gli investimenti in titoli di Stato del proprio Paese; nel caso dell’Italia, dunque, che le banche italiane riducano l’esposizione verso i BTP.
E’ questo il motivo per cui, le parole che l’agenzia di Reuters aveva riportato nella bozza di conclusioni dell’ultimo vertice europeo – “I capi di Stato e di governo sottolineano l’importanza di completare l’unione bancaria – poi sono sparite dal documento finale.”
7. Insomma, per i tedeschi, va bene, fra 8 anni, compartecipare al sistema assicurativo dei correntisti-depositanti bancari: ma purchè, nel frattempo, POSSA INNESCARSI UN COLOSSALE TRASFERIMENTO FINANZIARIO – via interessi sul debito pubblico italiano a sottoscrizione “riservata” alle banche tedesche e “core”- DA PARTE DEI CONTRIBUENTI DEI PAESI DEBITORI VERSO LE BANCHE E I RISPARMIATORI DEI  PAESI CREDITORI. 
Cioè gli stessi tedeschi, in primis: che dovendo conservare la loro bella deflazione salariale competitiva e selvaggia, si trovano a dover proseguire a collocare il loro debito a rendimenti negativi o pressocchè pari a zero. Mentre la popolazione tedesca invecchia, gli immigrati lavoreranno “umanitariamente” a 1 euro all’ora (p.3), e, si sa, l’elettorato merkelian-schaubeliano, poi, “mormora”.
8. Quindi, nel complesso di questa “trasparente” manovra “condizionale” tedesca, pensioni e prestazioni previdenziali assicurative tedesche, per la più parte possibile, dobbiamo contribuire a pagarle noi.
NATURALMENTE, VIGENDO IL PAREGGIO DI BILANCIO, ATTRAVERSO LA RINUNCIA AL NOSTRO WELFARE E QUINDI, INNANZITUTTO, AL NOSTRO SISTEMA PENSIONISTICO.
Capite?
Questa è l’unica €uropa dei trasferimenti che vi stanno preparando e che presto vi ritroverete a vivere, senza aver potuto mai avere una qualche forma di protezione e di tutela dell’interesse nazionale.
Questa è la pace e la cooperazione del grande “sogno” €uropeo che avete tanta paura di perdere!
9. Questo, tra l’altro, ci fa comprendere come e perchè, in questi giorni, i nostri “responsabili” della spesa pensionistica si stiano affrettando a proporre di tagliarla e di sottoporla a limiti e decadenze, in modo da poter risparmiare sulle erogazioni e consentire al bilancio della Stato italiano, via interessi crescenti sul debito, di poter meglio contribuire, coi soldi dei contribuenti italiani, al pagamento delle rendite finanziarie di banche e risparmiatori tedeschi.

Boeri (Inps) sulle pensioni: taglio fino al 12% sopra quota 80 mila euro 

Il grosso verrebbe dal taglio delle pensioni più alte dei lavoratori «normali». Anche in questo caso la sforbiciata sarebbe progressiva. E potrebbe essere affiancata, per alcune categorie, da una revisione del cosiddetto coefficiente di trasformazione, la formula che consente di calcolare la pensione a partire dai contributi versati.

Pensioni: Boeri conferma in parlamento la voglia di tagliare le pensioni che ritiene alte 

Via le integrazioni al minimo per i pensionati che emigrano fuori dall’Ue - Il documento di 69 pagine, che oltre all’articolato contiene le motivazioni e la valutazione di costi ed effetti distributivi di ogni misura, è intitolato Non per cassa ma per equità. E prevede tra il resto il riordino delle prestazioni assistenziali per gli ultra 65enni, una stretta sulle pensioni dei sindacalisti ma anche l’eliminazione delle integrazioni al minimo e maggiorazioni degli assegni versati ai pensionati italiani che risiedono fuori dall’Unione europea. Persone che, ha spiegato Boeri poche settimane fa, hanno già diritto all’assistenza di base nel Paese in cui si sono trasferiti. – Reddito minimo di 500 euro per gli over 55 - Gli obiettivi della proposta? “Abbattere del 50% la povertà” tra i lavoratori senior che non hanno ancora maturato i requisiti per l’assegno, dare più libertà di scelta sull’età di uscita dal lavoro e “aumentare il benessere delle famiglie”, ma anche migliorare la “sostenibilità finanziaria del sistema” e “complessivamente ridurre il debito pubblico”. In ultima analisi, il risultato sarebbe quello di “rendere il sistema previdenziale più equo e dunque anche socialmente più sostenibile”. Non per niente l”articolo 1 prevede l’introduzione di un reddito minimo garantito di 500 euro a regime (400 euro nel 2016 e nel 2017) per le famiglie con almeno un componente ultra cinquantacinquenne. Una famiglia formata da due adulti di cui uno con più di 55 anni e redditi da lavoro complessivi di 500 euro avrebbe per esempio diritto a 250 euro al mese.

10. Dovesse accadere che salta una banca italiana e che, magari dopo che sia stata acquisita a prezzi di saldo da una tedesca (o francese, fate voi), poi non si abbiano i soldini per provare a ripagare i correntisti fino a 100.000 euro!
Chè, poi, tanto, il “pericolo” (per il fondo assicurativo €uropeo) che in futuro, dopo il 2024!, ANCORA esistano correntisti italiani da garantire diverrà molto teorico.
Avete pensato a come diavolo mai si potrebbe risparmiare con questo mercato del lavoro, questi livelli di precarizzazione e di deflazione salariale riversata sui nuovi occupati, e in assenza di un sistema pensionistico pubblico riconvertito in sistema di trasferimenti a favore dei padroni tedeschi?
Ed infatti, nei grandi numeri della società italiana che nella visione “boerica” si va irresistibilmente formando, avranno TUTTI (gli italiani), tranne i soliti e pochi noti, 500 euro al mese di reddito minimo garantito, su misura per futuri ultracinquantacinquenni invecchiati da precari: e questo, inevitabilmente, in sostituzione di pensioni pubbliche ormai divenute un ricordo di un passato (che naturalmente era “al di sopra dei nostri mezzi); ma solo se va bene…
11. Certo, se gli italiani, invece di aggirarsi sulle spoglie del latte versato in Etruria, non fossero distratti dal treno che sta arrivando sullo stesso binario a velocità accelerata (dalle stesse pensate dei nostri “responsabili”), forse si sveglierebbero dal torpore €uropeista (e autorazzista).
In un disperato istinto di sopravvivenza, probabilmente farebbero capire ai propri governanti (ove mai debbano eleggerli), e finché sono in tempo, di non essere d’accordo.
Ma non c’è modo che si sveglino, con questa grancassa mediatica, a disposizione dei creditori e rentiers esteri…
E dunque non c’è modo che la nostra classe politica si ponga lontanamente il problema di quanto sia urgente, dal 1° gennaio 2016, più che mai, uscire dall’eurofollia: ormai non più depressiva, ma giunta sulle soglie di un’incalcolabile e irreversibile distruzione della società italiana.
orizzonte48


   

 

 

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