Chi è il responsabile della crisi dell’Eurozona? In breve: la Germania

 

Sul suo blog Wren Lewis ribadisce quanto noto da tempo agli economisti: la narrazione dell’eurocrisi basata su colpevoli stati periferici salvati dalla frugalità tedesca è completamente falsa. La verità è che le politiche non coordinate adottate dalla Germania prima della crisi, e la sua enorme influenza sulle decisioni nella gestione della crisi stessa, hanno scaricato tutti i problemi sui paesi periferici, che non ne hanno retto il peso.  VOCIDALLESTERO.it

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 Di Simon Wren Lewis, 13 dicembre 2015

Non c’è dubbio che l’eurozona si è ripresa molto male dopo la grande recessione. Il PIL pro capite rimane ben al di sotto dei massimi pre-recessione. La disoccupazione è vicina all’11%, rispetto al 7,5% del 2008.

Questo è ciò che permette a George Osborne di definire eccezionale la crescita nel Regno Unito, anche se in realtà essa è nel migliore dei casi appena in linea con le sue medie storiche.

Il luogo comune che spiega le scarse prestazioni dell’eurozona è che esse sono il risultato inevitabile della crisi da rifinanziamento del debito che ha colpito la periferia nel 2010. Ma questa spiegazione è semplicemente sbagliata.

Recentemente 16 economisti di ottima reputazione hanno scritto un articolo ribadendo ciò che la maggior parte di noi sa da tempo: la crisi del 2010 è stata essenzialmente il risultato di prestiti eccessivi verso i settori privati di paesi come Irlanda, Portogallo e Spagna, prestiti che spesso provenivano da banche tedesche o francesi. Paesi come il Belgio o l’Italia già alla vigilia della crisi avevano un rapporto debito-PIL di oltre il 100%, ma non hanno richiesto salvataggi alla Troika, mentre Irlanda e Spagna, che avevano rapporti sotto il 40 per cento, lo hanno fatto. Il fattore principale che ha gonfiato il debito pubblico irlandese è stato il salvataggio delle proprie banche che avevano prestato eccessivamente.

Solo nel caso della Grecia abbiamo un classico caso di prodigalità del governo. Eppure il governo tedesco in particolare ha scelto di descrivere l’intera crisi del 2010 come il risultato della dissolutezza dei governi, e di conseguenza ha cambiato le regole di bilancio dell’eurozona così che dal 2010 tutti i paesi dell’eurozona sono stati costretti ad iniziare l’austerità.

Semplici calcoli suggeriscono che i tagli ai consumi pubblici e agli investimenti tra il 2010 e il 2013 hanno ridotto il PIL dell’eurozona di circa il 4% nel 2013. Stime più sofisticate, incluse quelle basate su modelli per simulazione, suggeriscono un impatto almeno di questa intensità.

In normali circostanze questo avrebbe colpito la Germania quanto il resto dell’eurozona. Tuttavia come Peter Bofinger, il keynesiano “membro di minoranza” del Consiglio degli esperti economici tedeschi, ha recentemente sostenuto, gli interventi effettuati molto tempo prima dei dipendenti e dai datori di lavoro tedeschi avevano fatto in modo che la Germania si trovasse (e si trova tuttora) in una posizione molto migliore rispetto ai suoi vicini, a seguito della crisi.

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La stabilità all’interno di un’unione monetaria è possibile solo se l’inflazione in ogni paese membro è approssimativamente la stessa. Come è noto, questo non è successo nella periferia dell’eurozona prima della recessione. Il già citato eccessivo indebitamento del settore privato ha portato i tassi di inflazione di questi paesi a superare la media dell’eurozona, in modo che quando la crisi ha colpito essi erano diventati altamente non competitivi.

Ciò che è meno noto è che la Germania ha fatto esattamente il contrario. I datori di lavoro e i dipendenti hanno cooperato per garantire che gli aumenti dei salari nominali fossero decisamente bassi, e di conseguenza la competitività dei beni tedeschi è costantemente aumentata prima della crisi, non solo nei confronti dei paesi della periferia, ma anche di tutti i suoi altri vicini dell’eurozona. Il risultato è stata una forte crescita delle esportazioni, che sostituivano la ridotta domanda interna causata dalla contrazione fiscale.

Oggi l’avanzo delle partite correnti della Germania è un enorme 7,5% del PIL. Mentre la disoccupazione è aumentata notevolmente dopo la recessione in quasi ogni altro paese della zona euro, in Germania è scesa. I funzionari tedeschi vorrebbero farvi credere che questo relativo successo indica la bontà delle politiche economiche tedesche, ma quello che non viene detto è che il mettere nei guai i loro vicini dell’eurozona è stato fondamentale per questo successo

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C’è di più. La Banca centrale europea ha appena iniziato un vasto programma di Quantitative Easing quest’anno, circa sei anni più tardi rispetto a quanto fatto negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Una delle ragioni principali per questo ritardo è stata la resistenza degli economisti, banchieri centrali e politici tedeschi. L’ossessione della Bundesbank per l’inflazione, insieme alla forte influenza che i banchieri centrali tedeschi hanno su alcuni dei loro colleghi presso la BCE, ha permesso che si aumentassero i tassi di interesse due volte nel 2011, cosa che ha portato alla seconda recessione dell’eurozona.

E c’è anche altro. La dimensione e l’indirizzo della crisi di rifinanziamento del debito dell’eurozona è stata notevolmente aggravata dall’influenza presso la BCE dei banchieri centrali, dei politici e degli economisti tedeschi. Ora è ben chiaro che la ragione per cui le economie dell’eurozona – e solo quelle – hanno sofferto una crisi di finanziamento del debito nel 2010 è che questi paesi non hanno le proprie banche centrali. Le banche centrali in paesi come il Regno Unito hanno un ruolo chiave nella riduzione del rischio connesso al debito pubblico, agendo come un ” prestatore sovrano di ultima istanza”, che significa essere disposti ad acquistare debito del proprio governo, se il mercato non vuole comprarlo. La BCE inizialmente si è rifiutata di svolgere questo ruolo, auto-inducendo il panico nei mercati riguardo il debito pubblico irlandese, portoghese e spagnolo. La BCE ha cambiato posizione nel 2012, e la crisi di finanziamento del debito si è rapidamente conclusa. Nonostante questo, i politici tedeschi hanno provato a dichiarare questa mossa illegale nei tribunali.

Così la Germania ha contribuito ad aggravare la crisi del 2010 facendo pressioni sulla BCE perché non agisse da prestatore di ultima istanza. Abbiamo anche visto come l’adozione del modello sbagliato della crisi ha portato la Germania a insistere su regole di bilancio più severe che hanno creato una seconda recessione nell’eurozona. L’influenza tedesca sulla BCE l’ha anche indotta a ritardare il QE per sei anni e ad alzare i tassi nel corso del 2011. Infine abbiamo visto come le azioni intraprese con grande anticipo dai dipendenti e datori di lavoro tedeschi ha contribuito a proteggere la Germania dalle conseguenze di tutto questo. La crisi dell’eurozona non è stata forgiata in Grecia, Irlanda e Spagna; ma in Germania.

Un’ipotesi di complotto? No davvero. E’ più la conseguenza di un insieme di idee sbagliate sulla macroeconomia e su come le banche centrali dovrebbero funzionare. Tuttavia, la Germania ha fabbricato una falsa narrazione per i suoi scopi che è piuttosto diffusa, popolare e utile e che non ritratterà mai volontariamente, nonostante gli sforzi coraggiosi di pochi illuminati economisti tedeschi di raccontare la verità. La chiave per un futuro migliore per l’eurozona è che gli altri paesi che soffrono le conseguenze di tutto questo inizino a vedere il ruolo centrale avuto dalla Germania nelle proprie difficoltà.



   

 

 

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