Due donne picchiate e gettate nel fiume, albanese patteggia due anni

Picchiate e gettate nel Po per farle prostituire: l’aguzzino patteggia due anni

boldrini-ueDopo il patteggiamento, la condanna a due anni per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: questa la sentenza emessa nei giorni scorsi nei confronti di un uomo albanese arrestato nell’agosto scorso a seguito delle indagini della Polizia Municipale, coordinate dal magistrato Emilio Pisante. Al vaglio per concorso in entrambi i reati, anche la posizione di un trentanovenne tunisino e un trentaseienne kosovaro.

A rivolgersi alla sezione di Polizia Giudiziaria della Polizia Municipale di Piacenza, nel luglio scorso, era stata una quarantenne italiana, residente in provincia di Cremona. Anna – non è questo il suo vero nome – gestiva un’attività commerciale con il fratello, ma sul finire del 2014 ha conosciuto in maniera più approfondita, intraprendendo una relazione sentimentale, un cliente abituale dell’esercizio, sino a quel momento a lei noto solo superficialmente.

Nel corso della loro frequentazione, un crescendo di brutali violenze fisiche e psicologiche ha portato la donna a un punto di degrado tale da accettare persino di prostituirsi in strada per poter versare il denaro al suo compagno, che l’aveva iniziata all’attività dopo averle raccontato una serie di difficoltà economiche causate dalla perdita del lavoro, con debiti da saldare. La soggezione nei confronti dell’uomo, unita alla paura che si concretizzassero le minacce di morte rivolte a lei e alla sua famiglia, le ha impedito per mesi di ribellarsi alla persona che le aveva tolto la libertà e la dignità, isolandola dai suoi cari e dagli amici.

Sino a quando, in una sera d’estate, Anna – che era già stata identificata nel corso di controlli precedenti e informata, in quell’occasione, del progetto comunale “Oltre la strada” – ha deciso di affidarsi alla Polizia Municipale, denunciando il proprio sfruttatore e accettando di essere allontanata dal luogo in cui si prostituiva per trovare rifugio in una struttura convenzionata con il Comune di Piacenza. Con gli agenti, la donna ha ripercorso il proprio racconto, a partire dal momento in cui il fidanzato l’aveva accompagnata nella zona della Caorsana per la prima volta, ricordando di non essere nemmeno riuscita a scendere dall’auto per la vergogna. Fino a scoprire l’esistenza di un’altra vittima che, come lei, era caduta nell’inganno dell’amore con false promesse, per poi finire sulla strada costretta da botte e minacce.

La Polizia Municipale ha così contattato anche la seconda donna, una cinquantenne italiana – Laura, anche in questo caso non si tratta del vero nome – che qualche giorno più tardi è stata accompagnata presso una struttura protetta del Comune di Piacenza, confermando il racconto e la denuncia di Laura. Dalle sue parole è emersa la descrizione delle tariffe stabilite per le varie prestazioni sessuali dal loro aguzzino, che pretendeva di essere costantemente informato sull’andamento delle serate attraverso un sistema di messaggistica con vocaboli particolari, ciascuno avente un preciso significato.

Gli atti di violenza intimidatoria avevano raggiunto un livello di crudeltà intollerabile, che l’uomo giustificava come “misure educative”, arrivando addirittura a gettare Anna nelle acque del Po per “insegnare” a Laura a non ribellarsi. Le due donne, in contatto con il personale del Centro antiviolenza, sono seguite e tutelate nell’ambito del progetto “Oltre la strada”.

ilpiacenza.it



   

 

 

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