ONU: in Congo “repressione inquietante” e violazioni dei diritti dell’uomo

Le Nazioni Unite esprimono, attraverso un rapporto pubblicato a Kinshasa, tutta la loro “inquietudine per il restringimento dello spazio democratico” nella Repubblica democratica del Congo con l’avvicinarsi delle elezioni ed esortano le autorita’ di Kinshasa a “proteggere i diritti civili e politici”.

Nel rapporto l’Onu si rileva la “tendenza alla restrizione della liberta’ di espressione per coloro che esprimono opinioni critiche nei confronti delle azioni del governo. Fatto questo che denota un restringimento dello spazio democratico, suscettibile di minare la credibilita’ del processo elettorale”. Dall’inizio dell’anno, fanno notare le Nazioni Unite, “minacce, arresti e detenzioni arbitrarie hanno colpito principalmente i professionisti dei media, i membri della societa’ civile e oppositori politici”.

Il rapporto redatto della Missione Onu in Rdc (Monusco) e dall’Alto commissario dell’Onu per i diritti dell’uomo, denuncia una “repressione inquietante” e ha documentato “143 violazioni dei diritti dell’uomo legati al processo elettorale”, nel corso dei primi tre trimestri del 2015, periodo nel quale “almeno 649 persone sono state arrestate e detenute arbitrariamente”.
Secondo il rapporto queste violazioni sono state registrate principalmente nelle “provincie dove i partiti dell’opposizione e la societa’ civile sono particolarmente attivi”: Kinshasa, Nord e Sud Kivu e Kasai Orientale, regione d’origine del “vecchio” oppositore Etienne Tshisekedi, rivale acerrimo del presidente congolese Joseph Kabila nelle elezioni del 2011, segnate da frodi massive.

Il clima politico in Rdc e’ particolarmente teso, dopo che la Corte costituzione, nel settembre scorso, ha sospeso il processo elettorale che doveva cominciare in ottobre per arrivare alle elezioni presidenziali, previste nel novembre del 2016, alle quali, secondo la costituzione vigente, il presidente uscente Kabila non puo’ ricandidarsi essendo al potere dal 2001. La Costituzione prevede, infatti, solo due mandati. L’opposizione, compatta, accusa il “clan” presidenziale di manovrare per permettere al capo di Stato di restare al potere oltre il termine del suo mandato (dicembre 2016), cercando di ritardare la tenuta delle elezioni presidenziali. AGI



   

 

 

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