Tribunale Firenze: imputato lancia un microfono contro il giudice, “Allah akbar”

Tribunale Firenze – Imputato minaccia giudice in aula e grida:“Allah è grande”

allah akbar

Stamani un 47enne tunisino ha lanciato un microfono contro il giudice che teneva l’udienza per direttissima nel tribunale nel Palazzo di Giustizia che vedeva il nordafricano imputato per aver dato in escandescenza in piazza Mentana – sembra fosse ubriaco e importunasse i passanti – e aver lanciato un bicchiere di vetro contro gli agenti intervenuti per calmarlo. Avrebbe anche urlato contro i poliziotti gridando, tra l’altro, “Allah akbar”.

Una volta in aula, il 47enne ha dapprima appoggiato i piedi sul banco degli imputati poi ha minacciato di morte il giudice, la dottoressa Gatto, al grido “Allah è grande”. Quindi avrebbe impugnato il microfono scaraventandolo contro di lei. Quest’ultima, fortunatamente, è riuscita a scansarlo.

Gli agenti di polizia presenti sono subito intervenuti, bloccandolo. Due poliziotti sono rimasti feriti: uno con una prognosi di dieci giorni, l’altro di trenta. Il 47enne, già noto per vicende di spaccio di droga, è stato portato a Sollicciano. Ora dovrà rispondere anche dell’oltraggio al magistrato, minacce e resistenza a pubblico ufficiale.

firenzetoday.it



   

 

 

10 Commenti per “Tribunale Firenze: imputato lancia un microfono contro il giudice, “Allah akbar””

  1. Non dramattiziamo adesso …. Giudici ce ne sono tanti, qualcuno in meno avrà pensato lo sfortunato profugo martire delle guerre e delle violenze … E poi avrà ritenuto che una donna non deve fare quel mestiere ma ha ben altri incombenze e doveri nella società che stare in un tribunale. Se il povero Silvio Berlusconi avesse scagliato il microfono contro la Boccassini sarebbe stato un criminale, l’africano no è un martire incompreso. Tutti gli episodi come questo non fanno altro che accrescere la nostalgia per Adolfo, che sebbene sia un esempio da non seguire, i suoi fan aumentano di giorno in giorno. Alla domanda pratica se dovesse servire del gas per eliminare una volta per tutte questi violenti, forse può esserci una risposta altrettanto pratica nel considerare che forse la Russia potrà diventare sponsor di questa nuova tendenza. Chi lo sa ?

  2. Buon giorno mi permetto di dire che questi episodi di violenza, sicuramente ,nella sua nazione di origine, non sarebbero avvenuti.
    Allora mi chiedo, perché pagargli, io, come contribuente vitto ed alloggio a lui e magari anche a i suoi familiari alla quale ,sicuramente, ne é a carico?
    Perché nei nostri carceri Italiani e non nel suo paese?
    Non si può far scontare la pena nel suo paese di appartenenza?

  3. Mina vagante.
    Cella isolamento. Processo per direttissima. Un quarto di pena in Italia e sempre in isolamento poi rispedirlo a casa sua ovviamente prendendo pure le impronte dei ” piedi” con sicurezza di arrivo. E per conoscenza se ritornasse clandestino si espìa il resto della pena.

  4. ORA vedrai a sollicciaNO TE LO FANNO VEDE’ LORO HALLA AL BAR.. HAHAHAHAHHAHAHAHAH :) VEDRAI CHE SCARIA TI RIFILANO…

  5. 3 giorni ed è fuori

  6. Solo così forse pagherà qualcosa. Adesso aver offeso un magistrato e gravissimo. se si fosse limitato ai soli poliziotti anche con minacce gravissime sarebbe già libero.

  7. germano menotti

    Niente paura tra due giorni sarà libero . Anche i giudici che interpretano le leggi ,tengono famiglia come tutti gli italiani dalla sicilia in sù

  8. Capaci che gli danno una multa di 100 euro e una lettera di biasimo…. se invece avesse beccato il giudice in faccia, forse sarebbe stata la volta buona che si cambiava sistema…

  9. Lavori forzati per un anno,rimpatrio a sue spese dopo la pena e se qualche politico dovesse difenderlo stessa pena per lui.
    Di questo passo pazzi o meno ci metteranno I piedi addosso , la democrazia e’ bella ma bisogna guadagnala!

  10. E ancora teniamocelo in Italia e manteniamo in carcere invece di rispedirlo a scontare la pena a casa sua sono questi gli accordi da fare : chi delinque la pena la deve fare nel suo stato d’origine e non poter più rientrare.

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