Tredici anni a Guantanamo per errore: “Uno scambio di persona”

 

Tredici anni e sei mesi. Tanto è rimasto nella prigione di Guantanamo Mustafa al-Aziz al-Shamiri, prima che il governo degli Stati Uniti ammettesse di aver commesso un errore. Gli Usa hanno ammesso infatti di aver ingiustamente detenuto nel carcere di Guantanamo il 37enne yemenita a causa di uno “scambio d’identità”.

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Secondo un documento rilasciato ieri, l’uomo era stato accusato di attività condotte invece da altri noti estremisti, con nomi simili. Al-Shamiri “probabilmente partecipò a un campo d’addestramento per l’uso di esplosivi in Afghanistan”, ma non avrebbe ricoperto alcun ruolo nell’attentato terroristico contro il cacciatorpediniere Uss Cole, il 12 ottobre 2000, nel porto di Aden, in Yemen.

Al-Shamiri era stato catturato nel 2002, dopo aver combattuto con i talebani in Afghanistan; in precedenza, avrebbe anche combattuto la guerra civile nel suo Paese, nel 1996, e la guerra in Bosnia nel 1995. Secondo il documento, rilasciato dal dipartimento della Difesa, l’uomo vorrebbe tornare in Yemen, ma è consapevole che il ritorno in patria non è al momento un’opzione possibile, e “non ha piani per il futuro, a parte il desiderio di sposarsi”.

Il centro di detenzione di Guantanamo è stato creato dal presidente George W. Bush, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, per incarcerare persone sospettate di azioni o legami c

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