Olio: un governo nemico del proprio Paese

di Carlo Botta

Ecco l’ennesimo esempio di come si possono distruggere secoli di tradizioni e cultura imprenditoriale, di come è possibile rendere vulnerabile il Made in Italy ed annientare il futuro delle nostre imprese e soprattutto il futuro dei nostri giovani, una scellerata ideologia basata sul cretinismo devoto al “totem eurocratico”, sulla manipolazione della globalizzazione e, per quelli in malafede, sull’odio verso il proprio Paese nel favorire il “nemico” straniero. Sia chiaro quanto qui riporto non si presta alle stupide liquidazioni sommarie condite di termini che vanno dal populismo al “gombloddo”, qui riporto dati certificati e trend innegabili.

Prendo stavolta come esempio una delle nostre eccellenze: sua Maestà l’Olio Extravergine d’Oliva Italiano tratto anche da un servizio televisivo recentemente trasmesso su La7.

olio-frantoio

In questi giorni sono state intercettate a Livorno 100 autobotti colme di concentrato d’olio semi congelato provenienti dal nord Africa passando da Portogallo e Spagna. Livorno più che un porto è diventato un portone spalancato sul Mediterraneo, dove nonostante siamo in Toscana si ode a gran voce «trasite, trasite a tutti quanti…trasite c’è posto per tutti». Si noti che la Comunità Europea ha delineato un budget d’acquisto di ben 630 milioni di kg d’olio extravergine!!

Andiamo per ordine, parliamo di questa €urocrazia, questi “signori” si sono mobilitati in complicità con una parte dei nostri politici (a partire dai prodiani) per rendere vulnerabili i paesi come l’Italia dove vige una tassazione elevatissima rispetto ad altri paesi comunitari, tassazione che costringe i produttori ad immettere i prodotti sul mercato a dei prezzi dettati più dall’erario Padoan che dall’efficienza d’impresa.

Un kg di vero olio extravergine italiano non può costare meno di 8 euro (prezzo medio) mentre troviamo negli scaffali della GDO olio extravergine con tanto di bandierina tricolore in una forbice che va dai 3 ai 4 euro. Nella retro-etichetta si riscontra “olio extravergine ottenuto da olive provenienti dalla Comunità Europea”, ma è una truffa e spieghiamone i meccanismi.

L’olio parte dal nord Africa (non mi sembra faccia parte della EU) e più precisamente da Tunisia e Marocco, poi transita dal Portogallo per essere “aggiustato” con additivi e miscelazioni. Successivamente arriva in Spagna che si assume l’onere di renderlo tracciabile in sede EU “certificandolo” come olio comunitario ed infine spedito in Italia per essere “italianizzato”. Tale processo non rappresenta la globalizzazione che ci hanno venduto, cioè un mercato libero dove poter offrire a maggiori scenari prodotti eccellenti, ma al contrario, questa spregevole globalizzazione si concentra più che altro sull’integrazione dei processi produttivi (quasi sempre al ribasso) a scapito degli scambi di qualità (quasi sempre italiana).

Ogni autobotte “italianizzata” (di 300 quintali) consente un margine di ca. 90mila euro per un totale di incasso di 190mila euro. Nella sola spedizione intercettata in questi giorni a Livorno si quantifica un volume di 19.000.000 di euro con un ricavo di 10 milioni. Ora vi renderete conto che la ghiottissima torta lascia ottimi margini per “oliare” ogni eventuale organo politico o di vigilanza (chi vuol capire capisce).

Il dottor Rocco Burgo, responsabile anti-frode e controlli doganali fa sapere che il 90% dell’olio che arriva è proveniente dalla tratta appena descritta, lo stesso responsabile denuncia una grave ed assurda vulnerabilità quasi forzata a nostro scapito su ordini del governo. Infatti il governo Renzi ha imposto un regolamento / protocollo per i dovuti controlli e tutela che vanno nella direzione apposta agli stessi principi. I responsabili delle dogane per l’anti-frode svolgono ispezioni, fanno prelievi, analizzano campioni e verificano le dovute compatibilità con i regolamenti vigenti per certificare le varie idoneità o bloccare le merci non conformi. Tali processi direi indispensabili hanno bisogno di tempi tecnici, tempi che potrebbero richiede alcuni giorni come una settimana, ma il governo inspiegabilmente fa di tutto (su ordini della EU) per, da una parte rallentare l’uscita del made in Italy con vincoli assurdi “inventati” ad arte da tiranni della Comm-Eu, e, dall’altra, accelerare l’entrata nel paese di porcherie come queste, infatti ai responsabili di tutela delle dogane gli viene imposto un tempo impraticabile di sole 24 ore lavorative da diluirsi in massimo e non oltre i 3 giorni, per compiere l’intero ciclo di controlli, verifiche, analisi di laboratorio, redigere verbali e relazioni chimico-scientifiche, coordinandosi con vari centri di analisi, indagare su tracciabilità e su aspetti fiscali e finanziari ecc, fino a certificazioni di idoneità. Tempistica che ci fanno sapere è a dir poco impossibile per garantire la nostra tutela. E’ come se si pretendesse di andare da Firenze a Roma in bicicletta in massimo mezz’ora. Assurdo, veramente assurdo, la cosa che non mi spiego è il perché il Governo italiano sentiva la necessità di imporre l’ennesima follia anti-Italia come questa? Per favorire chi? A quale scopo far morire il MadeinItaly proprio in un momento così tragico? Perché? Perché ogni provvedimento va sempre nella direzione opposta alle nostre tutele, contrarie alla salvaguardia delle nostre imprese?

Nel grafico sottostante si evince la volontà criminale che ci sta distruggendo, si sta rimpiazzando il MadeinItaly con una disastrosa disoccupazione e prodotti a volte anche pericolosi per la salute, perché la sinistra ci sta facendo questo? Questo scempio parte quasi sempre dalla Toscana, sarà un caso?

olio

L’altro giorno ho avuto modo di ascoltare un intervento del prof. Claudio Borghi su temi relativi all’economia reale e sulle tutele del nostro ineguagliabile patrimonio agroalimentare, ho avvertito la netta differenza di come oggi dovrebbero essere affrontate certe tematiche rispetto a quegli offensivi slogan vuoti che invece da un anno riempiono le Tv. Insomma per affrontare certe asimmetrie occorre preparazione e mai come ora si denuncia una carenza di competenze nella governance odierna.

Borghi ha messo in luce quelle che dovrebbero essere le priorità per la nostra economia condendo l’intervento con esempi e soluzioni tecnico-politiche realizzabili e a parer mio indispensabili oltre che urgenti. Speriamo che gli imprenditori che versano in questa tragedia che si aggrava giorno per giorno, inizino a far pressioni sui loro sindacati consociativi e soprattutto inizino a scegliere dei cambiamenti verso governances più vicine ai loro interessi e più distanti dai soliti partiti politici ormai collusi con questa finta e disastrosa €uropa.

Carlo Botta    http://carlomaxbotta.blogspot.it



   

 

 

1 Commento per “Olio: un governo nemico del proprio Paese”

  1. Esiste anche la tratta Greca e Turca dove le autobotti piene di olio extravergine di dubbia qualità, approdano nei porti dell’Adriatico: in particolare Bari e Trieste…

Commenti chiusi

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