Guccini a Firenze: “Oggi la gente vota Berlusconi o equipollenti”

di Domenico Rosa

Un Guccini canuto e stanco arriva allo Spazio Cinema Alfieri alle 17.10, 20 minuti prima della presentazione del suo libro ‘Nuovo dizionario delle cose perdute’ (Mondadori). In bocca l’immancabile sigaretta, che riaccende dopo il caffè. Sono lontani i tempi del fiasco di vino. Vista anche la veneranda età meglio non strafare. A giugno ne compirà 74. Precisamente il 14, lo stesso giorno di Ernesto Guevara de la Serna. Al quale ha dedicato due canzoni. La seconda come confessò lui stesso sotto pressione dei discografici.

Guccini-Francesco

Ad attenderlo una folla di giovani e meno giovani che con devozione gli chiede una foto. Il cantautore emiliano, forse per timdezza, appare scontroso. Qualcuno prova a fargli domande sulla politica attuale. Non ha nessuna voglia di rispondere. Più tardi però in sala rifilerà la solita stoccata a Berlusconi. Il paragone è con Berlinguer. “Una volta la gente votava politici seri. Oggi – afferma il maestrone – Berlusconi o equipollenti”. Ogni riferimento al presidente del Consiglio Matteo Renzi è puramente casuale.

Ma si sa, il gigante venuto da Pavana non ha mai amato il sindaco rottamatore. Alle primarie del 2012 per la candidatura a premier del centrosinistra votò Bersani, specificando che in caso di vittoria di Renzi avrebbe votato Vendola. Men che mai il presidente Silvio Berlusconi. Proprio a Firenze durante un concerto del 2001 lo paragonò a Milosevic. Qualche giorno prima infatti il presidente serbo era stato arrestato. Così Guccini prima di aprire il concerto con la solita ‘Canzone per un’amica’ esordì: “Ho saputo che la polizia ha circondato la villa di Milosevic a Belgrado. Vorrei sapere quand’è che circonderà quella villa ad Arcore“.

Chissà poi perché pubblichi gran parte dei suoi libri con Mondadori, casa editrice del satrapo tanto vilipeso. In più proprio come il tiranno di cui dice pesta e corna si è scelto una moglie molto più giovane di lui, di quasi 30 anni. Certo si dirà: il matrimonio di Raffaella con Francesco è sicuramente per amore, invece la relazione della Pascale con Berlusconi è per interesse.

Tant’è! In Italia tutto ciò che è sinistra ha un valore morale superiore. Ma non perdiamoci in sterili polemiche e torniamo al maestrone. Un talento puro nella scrittura, a detta di Umberto Eco il cantautore più colto del panorama musicale italiano. Ha spaziato da romanzi gialli a racconti ad antologie. Inutile dire che le sue canzoni intime, descrittive di stati d’animo o di personaggi non hanno colore politico. Se è diventanto uno dei maggiori poeti italiani non è certo per i testi dedicati a Che Guevara, a Carlo Giuliani o a Silvia Baraldini.

Quando ricorda il mondo rurale come in Radici viene fuori la sua vera anima. Quella di un montanaro che non si è lasciato avvincere dallo sconforto del fallimento della contestazione degli anni 70 come tanti suoi colleghi scomparsi dalla scena. Lui ha sempre avuto solide radici che lo hanno salvato e ispirato. Vale anche per il nuovo libro presentato stasera a Firenze (ieri ndr) in cui narra un mondo che non esisterà mai più fatto di cose perdute che vanno dall’idrolitina ai calendarietti profumati dei barbieri fino ai vespasiani.

Unica eccezione di un testo dal significato fortemente politico che va oltre è ‘La Locomotiva’. “La ballata anarchica che – come ha ben descritto Sergio Staino oggi presente in sala assieme a Gabriella Fenocchio, critica letteraria, e Anna Benedetti, curatrice degli incontri leggere per non dimenticare, – sintetizza la storia di un secolo” fatto di passioni e voglia di riscatto. Guccini chiude o meglio chiudeva sempre le serate musicali con questa lunghissima canzone. La ballata narra la vicenda di un ferrovierie anarchico, Piero Rigosi, che nel 1883 salì su una macchina a vapore per schiantarsi contro un treno pieno di signori.

Nella sua vita Francesco Guccini si è sempre professato anarchico ma è sempre stato sodale del Pci prima e delle sue emanazioni poi, fino al Pd. Si è sempre esposto a favore dei compagni. Oltre alle primarie di cui sopra, un episodio emblematico fu l’appoggio dato a Sergio Cofferrati per la candidatura a sindaco di Bologna, facendogli addirittura da Cicerone nei vicoli della ‘grassa e inumana’.

Un anarchico che vota è già di per se un ossimoro, un anarchico che vota comunista equivale alla sindrome di Stoccolma. Visto che storicamente sia nella guerra civile spagnola che dopo la rivoluzione russa gli anarchici furono massacrati dai compagni comunisti. La politica insomma non sembra essere il suo forte.

Si unisce al coro degli intellettuali, dei personaggi austeri e moralmente superiori che da ventanni fanno il tiro al piccione con Berlusconi, come se nella decandenza attuale del Paese il Pd non c’entrasse nulla e la colpa di tutto è del solito mostro. Alle invettive preferiamo la sua musica e la sua penna, quando indossa le vesti del politologo ricorda il calzolaio nella vicenda di Apelle. Viene voglia di gridargli: Francesco non oltre!

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