Empoli: africano a un italiano “togliti il crocifisso”. E tenta di strapparglielo

Tutta colpa di un crocifisso, o meglio, di un’integrazione che sembra ormai impossibile.

crocifisso

Succede a Empoli. Scoppia una violenta lite tra due giovani per un simbolo religioso. Grazie agli interventi del proprietario del bar davanti a cui si è svolta e poi della polizia, non ha avuto conseguenze gravi.

Casi come questi sono sempre più frequenti in città e sembrano destinati ad aumentare. I flussi migratori aumentano, le città si attivano per l’accoglienza, e sono ormai al collasso. I cittadini invece, saturi in tutti i sensi. Tanto che ormai, si deve avere paura di girare per la città con un crocifisso al collo. È mai possibile?

Questa la dinamica dell’accaduto: in piazza della Vittoria la tensione è salita verso le 23:00, l’altra sera, all’esterno del bar Vinegar. La lite è scaturita in pochi minuti: un cliente del locale notturno, un trentenne empolese in compagnia di quattro amici, ha iniziato a discutere con un coetaneo di origine africana di passaggio di fronte al bar. Alla base della discussione solo un crocifisso che il giovane empolese portava al collo. Il ragazzo immigrato, dalle ricostruzioni effettuate, avrebbe tentato persino di staccarglielo.

Da qui è nata subito un’accesa discussione che alla fine ha coinvolto gli amici del giovane uomo empolese e poi anche altri clienti del locale. Il diverbio sta per degenerare in atti violenti, gli amici del trentenne empolese sono intervenuti per fermare l’amico che non accettava la provocazione del coetaneo. Ed era pronto ad allontanare l’altro con la forza.

Inoltre, secondo una prima ricostruzione, l’immigrato avrebbe continuato a inveire continuato più volte con la sua richiesta “togliti il crocifisso!”, e non ne voleva andarsene. Forse, aveva bevuto anche parecchio, visto che in mano teneva una bottiglia di birra. Il ragazzo immigrato non si è fermato neppure quando gli altri clienti si sono schierati contro di lui dicendogli in toni decisi che se ne doveva andare.

Alla fine è intervenuto Giovanni Nencioni, il proprietario del Vinegar per tentare di riportare la calma. “Ho chiamato la polizia – racconta – una volante del commissariato è subito intervenuta. E ha fatto in modo di calmare il ragazzo portandolo un po’ più lontano dal mio locale”.

Aggiunge il proprietario: “In casi come questo è fondamentale avere l’apporto della polizia perché con la loro presenza si è alleggerita la tensione e abbiamo potuto evitare conseguenze più spiacevoli”.

Sonia Badeschi – - il giornale



   

 

 

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