Pentagono: aumenteremo sottomarini e navi da guerra nel Mediterraneo

Al Pentagono stanno prendendo seriamente in considerazione l’idea di aumentare la presenza di navi da guerra e sotttomarini nel Mediterraneo perché avrebbero notato un rafforzamento senza precedenti, dalla fine della Guerra Fredda, dell’attivita’ della flotta russa.

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E’ quanto ha dichiarato al Financial Times il comandante della Us Navy, l’ammiraglio John Richardson, preoccupato dalla presunta presenza della navi russe dal Mar Nero al Mediteraaneo fino al Pacifico. “La loro flotta sottomarina e le loro navi sono attive come non lo sono mai state da lungo tempo, almeno 20 anni”, ha dichiarato l’ammiraglio il cui problema e’ come “mantenere un appropriato equilibrio delle forze“.

Richardson oltre al Mediterraneo,  teme anche l’attivita’ nel Pacifico. Da ultimo la notizia fatta filtrare al New York Times delle sospette attivita’ di navi spia russe dotate di battiscafi di profondita’ in prossimita’ di ‘hub’ di cavi per le telecomunicazioni sul fondo del mare, un asset tanto prezioso quanto vulnerabile. Parlano proprio gli USA che spiano i cavi sottomarini fin dagli anni ’70

Il comandante della marina Usa lascia intendere poi come nel Pacifico la sfida per Washington sia doppia. Da una parte il rafforzamento delle attivita’ russa. Dall’altra, ancora piu’ pericolosa, il confronto sempre piu’ ravvicinato (martedi’ scorso un cacciatorpediniere americano, lo Uss Lassen ha ‘violato’ le acque rivendicate da Pechino vicino ad un’isola artificiale creata dal nulla dai cinesi alle Spratly), con la marina dell’ex Celeste Impero per le cosiddette isole contese.

Le basi artificiali costruite su barriere coralline appena affioranti in arcipelaghi come le isole Spratly e le Paracels che Pechino rivendica, benche’ si trovino ad oltre 1.000 km dalla loro costa, come proiezioni del loro territorio nazionale. Per la Cina la semplice presenza di queste isole artificiali, realizzate dragando sabbia dal fondo del mare, ammassandola sul reef, rafforzando il tutto con pali d’acciaio e cemento, rappresenta la creazione di nuovo territorio cinese.

Territorio cui spetta il riconoscimento della esclusiva sovranita’ cinese ed il rispetto da parte di tutti gli altri Stati del limite delle 12 miglia nautiche in aria e mare. Il tutto anche se il diritto della navigazione non riconosce alcuna sovranita’ a costruzioni artificiali in mare.
E’ come se una compagnia petrolifera straniera rivendicasse la sovranita’ di un pezzo del Golfo del Messico o del Mare del Nord solo perche’ ha in loco una piattaforma petrolifera. con fonte AGI



   

 

 

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