La Fao accetta 30 milioni di dollari da un Paese africano di 750mila abitanti?

 

La Guinea equatoriale è un piccolo Stato dell’Africa centrale che ha 757mila abitanti. Per la verità il pil pro-capite non è basso (23 789 $), la bilancia commerciale è in forte attivo e l’inflazione è relativamente bassa, ma il Paese ha estremo bisogno di risorse e infrastrutture per migliorare.

(wikipedia) I trasporti sono generalmente poco sviluppati e le vie di comunicazione in cattivo stato, un ostacolo al miglioramento delle infrastrutture è proprio costituito dai trasporti, per i quali non sono state destinate le dovute risorse.

Le ferrovie e le metropolitane sono assenti; la rete stradale, di 2.703 chilometri, è estesa ma in pessimo stato. Ancora peggiore è la situazione del trasporto pubblico, che è di fatto assente in quasi tutto il paese.  Vista la generale mancanza di elettricità nel paese, è normale che anche filobus e tram siano assenti.

Ma la Guinea è un Paese generoso e fa il gran gesto di donare alla Fao (ONU) 30 milioni di dollari. E la Fao cosa fa? Li accetta!!

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“Lo sappiamo, non siamo una potenza economica, ma il nostro Paese ha una vocazione all’aiuto, per questo abbiamo creato un fondo di 30 milioni di dollari per la Fao”.  E’ stato questo l’esorsio per il national day della Guinea Equatoriale a Expo 2015.

La delegazione della Guinea Equatoriale, molto folta, e’ stata guidata dal primo ministro, Vicente Ehate Tomi, che ha voluto sottolineare proprio l’attitudine all’aiuto richiamando tutti “alla solidarieta’ internazionale per sconfiggere la fame. E il nostro governo va proprio in questa direzione, con il fondo Fao, ma abbiamo adottato politiche significative nei tre pilastri che rappresentano, per noi, lo sviluppo sostenibile: agricoltura, pesca e allevamento”. Settori, tuttavia, che hanno bisogno di infrastrutture per svilupparsi e “i nostri programmi – ha ricordato il primo ministro – comprendono anche le infrastrutture, le strade, le telecomunicazioni per un paese sempre piu’ connesso, fibra ottica in tutto il paese e l’energia. Tutto cio’ per facilitare il movimento di beni e persone, e per un paese che deve stare a pieno titolo nella comunita’ globalizzata”.

Il primo ministro non dimentica, tuttavia, che il 60% della popolazione vive in aree rurali e per il paese e’ dunque indispensabile sviluppare l’agricoltura, l’ambiente e’ particolarmente favorevole per tutti i tipi di colture tropicali e subtropicali: clima, suolo fertile, piogge favorevoli e abbondante approvvigionamento idrico. Tutto cio’ consente, anche, lo sviluppo di piccole iniziative locali. E tutto cio’ e’ esaltato dalla presenza della Guinea Equatoriale nel Cluster della Frutta e dei Legumi a Expo. Ma il settore agricolo offre opportunita’ di investimenti anche di grande dimensioni. E il primo ministro Tomi, ha invitato tutti a visitare il Paese, spiegando che la “stabilita’ sociale, politica e la pace, sono tre elementi che fanno del mio paese un luogo dove le opportunita’ economiche e di investimento sono importanti, grazie anche alle scelte del governo e all’apertura al pluralismo che ci fanno essere a pieno titolo all’interno della comunita’ internazionale”.

Il vice ministro italiano dell’Agricoltura, Andrea Olivero, che ha guidato la delegazione italiana che ha accolto a Expo quella della Guinea Equatoriale, ha voluto proprio sottolineare il fatto “che questo paese africano ricopre di diritto un ruolo del dibattito prodotto dall’Expo, oltre a essere una delle prime mete africane dell’eco-turismo”. Non e’ un caso che il governo della Guinea Equatoriale ha “implementato la protezione degli ecosistemi marini e terrestri”, il primo ministro ha chiuso il suo intervento invitando “tutte le persone amanti della pace a visitare la Repubblica di Guinea Equatoriale”.
(AGI) .



   

 

 

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