La sinistra ammazza italianità: lo ‘’Ius dei paraculi’’ e la viltà dei 5Stelle

renzi-fini

di Emanuele Ricucci

Qualcuno dica:

a Gianfranco Fini, dopo le ultime dichiarazioni su come la destra italiana possa sostenere l’idea di Ius Soli, di smetterla anche solo di parlare di destra;

al Movimento Cinque Stelle – dopo l’affaire “abolizione del reato di immigrazione clandestina” e dopo l’astenensione dal voto per lo Ius Soli – di smettere di ergersi a difesa degli italiani, di esserne falso mito;

ad Alfano ed al suo movimento, dopo aver votato lo Ius Soli, di smettere di chiamarsi nuovo centro DESTRA;

a Renzi, Chaouki e tutta la sinistra di andare a c…asa.

Andata..Ius soli: loro hanno il diritto di essere italiani, noi non abbiamo, forse, il diritto di essere incazzati? Le sinistre ammazzano non solo l’Italia ma d’ora in poi anche gli italiani. Le destre, ora, devono reagire, poco prima che anche gli ultimissimi scampoli di sovranità vengano meno. All’italianità prima si è persa l’abitudine, ora si rischia di perderla del tutto.

Caro, si fa per dire, Presidente del Consiglio, cosa rimane della sovranità di questo popolo, appunto? Occorre, forse, ricordare al noto sindaco, Premier, segretario ed ideologo Matteo Renzi ed ai suoi accoliti che questa Patria non è un parco giochi, né un laboratorio per esperimenti, prima ancora che, una mattina di queste, venda la Sardegna. Un Paese provinciale, già sotto l’egida spietata di un’Europa marcia e mercenaria. Un Paese giovane, ancora alla ricerca di se stesso, che ancora deve sanare il divario tra Nord e Sud, tra secessionisti di confine ed il riconoscimento ad una bandiera nazionale, in cui ancora dobbiamo integrarci tra noi, figuriamoci. Un popolo che si sente unito davanti all’Italia che gioca per la qualificazione agli europei.

Un Paese che ancora deve fare i conti con i vecchi italiani e che ora, già ne fabbrica di nuovi. Le conquiste della civiltà: cento anni dopo, esatti, dalla Grande Guerra, la Camera dei Deputati approva lo Ius Soli. Cento anni prima il diritto degli italiani di sentirsi italiani, cento anni dopo il diritto di far sentire italiano chiunque passi di qui. Chi combatte per il sangue, per il diritto ad un’identità nazionale e chi per allargare il bacino elettorale in nome del progresso. A saperlo prima, avremmo detto a quei poveri ragazzi in trincea, soprattutto a quelli del ’99, così piccoli, di tornare a casa dalle mamme o dalle giovani mogli in Calabria, di lasciar perdere o al limite, di farla con i propri connazionali deliranti, la guerra, non con i dirimpettai o con qualche straniero.

Connazionali…o sarebbe meglio definirci coinquilini d’ora in avanti? Disfatta l’italia ora bisogna disfare gli italiani, perché la nazionalità s’indossa come un vestito, si sceglie su un catalogo. Chi l’ha detto, dunque, che il progresso sia sempre proteso in avanti, parafrasando Manzoni? Manzoni, un altro che ha fatto grande gli italiani. Se la coesione sociale è un problema serio, la governabilità è sempre a rischio, i poveri ci sono sempre stati, l’Italia inizia a diventare un lontano ricordo ed in questo paese, indiscutibilmente, oltre alle belle giornate di sole, alla pasta col pomodoro, al mare azzurro e alla pizza con i frutti di mare, si sta decisamente male, conviene aprire all’internazionalizzazione. L’ultima italianità rimarrà chiusa in uno stereotipo e nell’eco lontano, rimbombante delle note di Domenico Modugno, delle parole di Dante: “”Sempre la confusion de le persone principio fu del mal de la cittade”.

Passa alla camera lo ius soli, anche detto “IUS DELIPARACULI” , tradotto letteralmente “Diritto deliparaculi di acquisire consenso e facili sostegni elettorali di massa in terreni vergini, mai bruciati, composti da individui non appartenenti, per nascita e/o derivazione genetica, parentale alla Repubblica Italiana, ovverosia stranieri, votanti in Italia”. Ora dovrà passare in Senato, sempre che Renzi lo vorrà, sempre che il fiorentino dittatore ed i suoi folli accoliti, non lo spazzeranno via prima, il Senato.

Secoli per la formazione di una specifica identità e coscienza nazionale, per sentirci italiani, per la genesi e il rodaggio di un’ossatura culturale propria, per lo sviluppo di visione comune, da condividere ed integrare, eventualmente, non da soppiantare e sostituire,  per configurare l’anima, il software – più consono agli imbecilli tempi iperconnessi ed ultravirtuali contingenti – di questa Nazione. Ritorna alla carica ed annuncia l’ennesimo piano di smontaggio dell’italianità: dopo la palese interruzione democratica  riparte il “treno dei diritti civili”: la cittadinanza italiana è un affare da appioppare. Torna e passa lo Ius Soli, tra ridicolezze, poco sense of humour ed il dramma del fatto che non si stia scherzando, anzi, si faccia decisamente sul serio.

 Dal diritto di sangue a quello di transito. “Genitori con permesso di soggiorno di lunga durata e l’obbligo della frequenza di almeno un ciclo scolastico. Quanto allo straniero nato e residente in Italia legalmente senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza viene aumentato da uno a due anni dal raggiungimento della maggiore età” ed il gioco è fatto in barba a Dante e al Capitano Giovanni De Medici. Alla faccia di Lorenzo Il Magnifico e di tanti altri italiani figuri ormai tre metri sotto terra.

Allora, italiani, è ora di resistere. A cento anni dalla Grande Guerra, a settanta dalla Resistenza, a loro tanto cara, i nuovi partigiani siamo noi; altro che Pavolini a testa in giù a Piazzale Loreto, altro che la retorica muffa e stantia di Bella Ciao, altro che i nonnetti dell’ANPI col bianco nel bicchiere. I nuovi partigiani, nell’unico senso possibile di modernità non teatrale, non ipocrita e non anacronistico, sempre che occorra trovarne uno, siamo noi, costretti a resistere allo tsunami del renzismo, prima ancora che, magari, Chaouki non proponga al governo di chiamare gli italiani con un altro nome.

dal blog di Emanuele Ricucci



   

 

 

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