Rapimento Pellizzari, il governo Monti ha mentito: pagato riscatto di 525.000 dollari

Dopo il caso del presunto riscatto – voce ripetutamente smentita anche di recente dal governo italiano – pagato dall’Italia per la liberazione in Siria di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo il 15 gennaio scorso, da Londra giunge un duro atto d’accusa contro il presunto ruolo dell’intelligence italiana su un altro caso che risale al 2012.

“Secondo quanto emerge de da un documento ottenuto da un agenzia di spionaggio (sudafrcana, ndr), l’intelligence italiana aiuto’ a escogitare una falsa storia sul recupero di ostaggi ad opera delle forze di sicurezza (somale) per celare il pagamento di un riscatto“.

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Questo l’incipit della notizia di apertura del sito web del britannico Guardian che ricostruisce il caso della liberazione dell’italiano Bruno Pelizzari e della compagna sudafricana, Debbie Calitz, sequestrati il 26 ottobre 2010 a bordo della loro barca, assaltata a largo della Tanzania dai pirati che infestano le acque dell’Africa orientale e liberati a giugno del 2012.

Nella versione ufficiale il ministro degli Esteri dell’epoca, Giulio Terzi, escluse il pagamento di un riscatto, mentre il ministro della Difesa somalo, Hussein Ara Isse, con i due osttaggi al fianco, racconto’ appunto di un blitz delle forze di sicurezza locali.
Ma in un documento designato “segreto” dei servizi segreti sudafricani datato 6 luglio (2012) (ottenuto dalla rete al Jazeera e citato in un documentario trasmesso ieri sera sull’industria dei riscatti) si legge, scrive il Guardian, che il capo degli 007 di Pretoria per il Corno d’Africa riferisce che “l’agenzia di intelligenge Aise (l’ex Sismi) pago’ un riscatto di 525.000 dollari“. E “per nascondere il pagamento del riscatto l’Aise e la Snsa (gli 007 somali) e gli ostaggi concordarono di informare la stampa ed il pubblico che il loro rilascio era stato il risultato di un’operazione di salvataggio delle forze di sicurezza somale”.

Pellizzari e Calitz, prosegue il Guardian, giunsero a Roma su un jet privato il 22 giugno….”e agli ostaggi venne data istruzione dai funzionari italiani di non rivelare che era stato pagato un riscatto ma piuttosto di dire ai media che il Tfg (governo federale di transizione) somalo li aveva tratti in salvo“.

Il Guardian aggiunge che “un portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato di non poter commentare su questo caso specifico ma ha ribadito che la posizione italiana sugli ostaggi non e’ cambiata”, riferimento alle dichiarazioni “fatte in Parlamento in cui i ministri hanno (sempre) negato che l’Italia paghi riscatti per il rilascio degli ostaggi“.

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Il pezzo del Guardian cita il caso italiano in realta’ per rimarcare le differenze di gestione degli ostaggi da parte dei diversi governi, rivendicando un apparente primato morale della posizione intransigente degli Usa (anche se l’amministrazione Obama sta cambiando orientamento, non ostacolando piu’, di fatto, il pagamento di denaro da parte delle famiglie degli ostaggi) e del Regno Unito. Anche se il Guardian dimentica di citare il caso dell’ingegnere italiano Franco Lamolinara, 47 anni, morto in in Nigeria in un blitz fallito proprio delle forze speciali britanniche a marzo del 2012, insieme all’inglese Cristopher McManus. (AGI) .



   

 

 

1 Commento per “Rapimento Pellizzari, il governo Monti ha mentito: pagato riscatto di 525.000 dollari”

  1. 11 MILIONI DATI AI CRIMINALI-? IO AVRE FATTO COME GLI AMERICANI NELL’AULTIMA GIERRA . I COMNDANNATI AL’ERGASTOLO OD ALTRE CONDANNE PESANTI : LIBERI ALLE SQUADRE D’ AZIONE . IO AVREI PROVATO A SENTIRE REJNA – CRIMINALE CONTRO CRIMINALE CON 5 MILIONI – OD ANCHE MENO.-! .

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