E Bergoglio infila i “profughi” anche nel Sinodo sulla Famiglia

“Penso – ha elencato – agli anziani abbandonati perfino dai loro cari e dai propri figli; ai vedovi e alle vedove; ai tanti uomini e donne lasciati dalla propria moglie e dal proprio marito; a tante persone che di fatto si sentono sole, non capite e non ascoltate; ai migranti e ai profughi che scappano da guerre e persecuzioni; e ai tanti giovani vittime della cultura del consumismo, dell’usa e getta e della cultura dello scarto“.

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Le parole di Gesu’ sull’indissolubilita’ del matrimonio, “l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”, rappresentano “una esortazione ai credenti a superare ogni forma di individualismo e di legalismo, che nascondono un gretto egoismo e una paura di aderire all’autentico significato della coppia e della sessualita’ umana nel progetto di Dio”.

Lo ha affermato Papa Francesco nell’omelia della messa di apertura del Sinodo sulla Famiglia, da lui celebrata in San Pietro con 270 vescovi, ai quali ha ricordato che “solo alla luce della follia della gratuita’ dell’amore pasquale di Gesu’ apparira’ comprensibile la follia della gratuita’ di un amore coniugale unico e ‘usque ad mortem’”. “Oggi – ha osservato Bergoglio – viviamo, in un certo senso, la stessa esperienza di Adamo: tanta potenza accompagnata da tanta solitudine e vulnerabilita’; e la famiglia ne e’ l’icona.

Sempre meno serieta’ nel portare avanti un rapporto solido e fecondo di amore: nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella poverta’, nella buona e nella cattiva sorte. L’amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile e’ sempre piu’ deriso e guardato come se fosse roba dell’antichita’”.

“Sembrerebbe – ha lamentato il Papa – che le societa’ piu’ avanzate siano proprio quelle che hanno la percentuale piu’ bassa di natalita’ e la percentuale piu’ alta di aborto, di divorzio, di suicidi e di inquinamento ambientale e sociale”. “Il matrimonio non e’ utopia adolescenziale, ma un sogno di Dio, senza il quale la sua creatura sara’ destinata alla solitudine!”, ha affermato Francesco. “La paura di aderire a questo progetto – ha osservato – paralizza il cuore umano”. Secondo il Papa, “paradossalmente anche l’uomo di oggi, che spesso ridicolizza questo disegno, rimane attirato e affascinato da ogni amore autentico, da ogni amore solido, da ogni amore fecondo, da ogni amore fedele e perpetuo. Lo vediamo andare dietro agli amori temporanei ma sogna l’amore autentico; corre dietro ai piaceri carnali ma desidera la donazione totale”.

La Chiesa deve “vivere la sua missione nella carita’ che non punta il dito per giudicare gli altri, ma, fedele alla sua natura di madre, si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia; di essere ‘ospedale da campo’, con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l’umanita’ ferita, per includerla e condurla alla sorgente della salvezza”, ha chiesto il Papa.

“Una Chiesa con le porte chiuse – ha scandito – tradisce se’ stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera”. “La solitudine e’ il dramma che ancora oggi affligge tanti uomini e donne”, ha aggiunto Francesco. “Penso – ha elencato – agli anziani abbandonati perfino dai loro cari e dai propri figli; ai vedovi e alle vedove; ai tanti uomini e donne lasciati dalla propria moglie e dal proprio marito; a tante persone che di fatto si sentono sole, non capite e non ascoltate; ai migranti e ai profughi che scappano da guerre e persecuzioni; e ai tanti giovani vittime della cultura del consumismo, dell’usa e getta e della cultura dello scarto”.
(AGI) .



   

 

 

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