Gettò neonato morto in un cassonetto, madre assolta in primo grado

 

«Assolta perché il fatto non sussiste». Questa è la decisione presa in primo grado dai giudici della III Sezione penale d’assise di Roma nei confronti di Marika Severini, la ragazza accusata di aver ucciso e successivamente abbandonato in un cassonetto della spazzatura nei pressi dell’ospedale San Camillo suo figlio appena nato e per questo imputata per omicidio volontario mediante asfissia.

Le motivazioni del giudice, che ha accolto la tesi della difesa guidata dall’avvocato Antonio Iona, secondo cui la ragazza non avrebbe ucciso il piccolo che sarebbe invece morto per cause naturali pochi istanti dopo essere venuto alla luce, saranno rese note tra novanta giorni.

I fatti risalgono al 2013. La donna, all’epoca 25enne, ha vagato più di venti ore con il neonato morto in borsa. È riuscita anche ad andare a prendere un aperitivo con un’amica, alla quale ha raccontato di aver abortito pochi giorni prima. Poi si è sentita male ed è andata al pronto soccorso del San Camillo. Ma prima ha gettato il corpo del bambino in un cestino all’interno dell’ospedale. Infine, disperata, ha chiesto l’aiuto ai medici per una forte emorragia e ha ammesso il tragico gesto. Era stata arrestata per infanticidio. il tempo



   

 

 

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