Permesso di soggiorno troppo caro, la Cgil aiuta i migranti ad avere rimborsi

Nessuno ha ancora fatto con precisione i conti, ma si tratta di una cifra “pesante” per il bilancio dello Stato, centinaia di milioni di euro. E’ il totale delle somme pagate dagli immigrati per il rinnovo del permesso di soggiorno a partire dal 2011: da 80 a 200 euro per ciascun permesso in aggiunta alla tassa precedentemente fissata che ammontava a 73,50 euro. Dopo la sentenza pronunciata della Corte di giustizia europea il 2 settembre, c’è la possibilità di chiedere il rimborso. La Cgil e l’Inca hanno già predisposto un apposito modulo. Anche se, avvertono, “le esperienze già fatte di richieste di rimborso presentate ed ancora inevase ci suggeriscono una certa cautela per evitare false illusioni”.

La Corte europea ha stabilito l’iniquità del costo a carico degli immigrati rispondendo al Tar del Lazio che, nel maggio del 2014, aveva deciso di sottoporle il ricorso presentato dal sindacato. Nell’ordinanza, i giudici del Tar già esprimevano una serie di perplessità sulla tassa. Rilevavano in particolare che ciascuno Stato membro è legittimato a subordinare la concessione del permesso al pagamento di contributi, ma che la discrezionalità nel determinarne l’importo non è illimitata. Deve esserci una proporzione tra quanto un cittadino italiano spende per ottenere il documento per lui equivalente, la carta d’identità. Bene, avevano fatto notare i giudici del Tar, a un cittadino italiano la carta d’identità costa 10 euro, mentre – nella migliore delle ipotesi – uno straniero per il permesso di soggiorno paga otto volte tanto. La domanda finale era: questa differenza è compatibile con i principi comunitari?

No, ha risposto la Corte europea. Perché il contributo che l’Italia chiede è in contrasto con la direttiva 2003/109/EC sui “soggiornanti di lungo periodo”. Una cifra così elevata può infatti essere un ostacolo all’ottenimento del documento e quindi alla possibilità di far valere i diritti che la direttiva garantisce.

Adesso la parola torna al Tar che, ovviamente, dovrà recepire le indicazioni della Corte europea. Per questo Cgil e Inca hanno chiesto al governo di attivarsi subito, senza attendere lo scontato pronunciamento dei giudici amministrativi. In definitiva, si dovrebbe andare in tempi stretti a un drastico ridimensionamento del contributo. “Questa sentenza – affermano Cgil e Inca – non può essere ignorata dal governo italiano e pertanto chiediamo che si attivi subito riducendo drasticamente il costo per il rilascio e il rinnovo di tutti i permessi di soggiorno”. Significativo, secondo il sindacato, il fatto che la sentenza sia stata pronunciata proprio mentre l’Europa è attraversata da rigurgiti nazionalisti, da chiusure verso i disperati che cercano sicurezza e lavoro, da inaccettabili respingimenti e da provvedimenti di riduzione del welfare che colpiscono in particolare i migranti, anche comunitari. Ancora una volta i provvedimenti della Corte europea appaiono come più avanzati e rispettosi del diritto delle persone rispetto alle stesse politiche europee”.

Cgil e Inca avvertono che, per il momento, chi rinnova il permesso di soggiorno deve regolarsi esattamente come avveniva prima della sentenza: il contributo va pagato per intero e sono assolutamente da evitare forme di ‘autoriduzione’. Ma è possibile – subito dopo aver effettuato il versamento – chiederne il rimborso. “ Vogliamo che gli immigrati siano risarciti, – ha dichiarato Morena Piccinini, presidente dell’Inca – e che il Tar in tempi rapidi annulli il contributo non solo sui permessi per lungo soggiornanti, ma anche per tutti gli altri, e che arrivino nuove norme per ristabilire finalmente i principi di diritto e proporzionalità”.

redazione tiscali



   

 

 

1 Commento per “Permesso di soggiorno troppo caro, la Cgil aiuta i migranti ad avere rimborsi”

  1. Bravi anche i Sindacati che si muovono per i clandestini, ma non si muovono per gli operai sfrattati, alla fame, gente che dormono in auto x chi c’è l’ha si stavolta vi pago la tessera sui denti, dovete andare a lavorare perché anche voi non state facendo nulla x i lavoratori alla fame e in mezzo a una strada di questi non ne parlate vero? non voglio più dire nulla che lavare le teste agli asini si spreca sapone e acqua e ci aggiungo tempo che questi P……..I di sindacalisti non meritano.

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