4.000 suicidi l’anno in Italia: +12%, ma alle istituzioni non interessa

Suicidio – Circa 4 mila vittime l’anno, con un andamento che negli anni della crisi ha visto un +12% fra le persone in età lavorativa.

 

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“Il suicidio si può prevenire, ma senza interventi mirati il numero delle vittime difficilmente cambierà”, spiega all’Adnkronos Salute Maurizio Pompili, direttore del Centro di prevenzione del suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, annunciando la decima edizione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che si celebra a Roma con una ‘due giorni’ il 10 e l’11 settembre, nell’Aula magna del Rettorato della Sapienza.

“In questi anni l’interesse degli operatori è cresciuto, ci contattano ormai da tutta Italia al Centro per la prevenzione del suicidio – testimonia Pompili – ma le istituzioni non hanno preso a cuore la questione. Così le morti continuano, e dopo una lieve diminuzione negli anni 2005-6 abbiamo registrato un graduale aumento e una sostanziale stabilità dei suicidi”.

“Gli effetti della crisi in Italia – riflette – sono stati simili a quella degli anni ’30 in Usa: progressivamente le persone hanno ridotto gli acquisti, faticato a trovare un lavoro a tempo pieno, smettendo di guardare al futuro con ottimismo. In questi anni abbiamo visto anche le morti di imprenditori che non erano più in grado di garantire un futuro alle persone di cui si sentivano responsabili”.

Ma le morti per suicidio “si possono prevenire. Non è un caso che quest’anno lo slogan della Giornata Mondiale sia ‘avvicinarsi e salvare vite’. Perché proprio stando vicino ai più fragili, fra cui ci sono anche i familiari sopravvissuti a un suicida, si può spezzare la catena delle morti”.

Al Centro del Sant’Andrea si rivolgono 1.100-1.200 persone ogni anno: “Ci contattano da tutta Italia per consulenze, richieste di aiuto anche attraverso la helpline, progetti”. Ma se la struttura può contare su una decina di volontari, “gli operatori strutturati sono due. Ecco perché sarebbe importante poter contare su un maggior sostegno, che consenta di canalizzare gli sforzi mirati alla prevenzione”.

“Ci siamo resi conto che i ‘survivor’, le persone che hanno vissuto il suicidio di un caro, sono fragili ma anche forti. Spesso trasformano il proprio dramma in interventi mirati alla prevenzione di eventi simili. Si tratta di iniziative importanti, preziose, che vanno sostenute”, conclude. La Giornata mondiale del 2015 ha la sponsorizzazione del Dipartimento in neuroscienze, salute mentale e organi di senso (Nesmos) della Sapienza.



   

 

 

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