Migranti: una Norimberga per responsabili e profittatori del disastro

 

Il problema delle migrazioni non si risolve con l’accoglienza: si risolve ridando piena autonomia e dignità a ciascun popolo e cultura e stroncando lo spaccio globale di capitali e di prodotti inutili. E coloro che hanno cinicamente profittato delle guerre in Africa e Medio Oriente vanno sbattuti in galera o preferibilmente impiccati, come a Norimberga

Norimberga

Francesco Erspamer – – La Voce di New York

Tante fra le anime belle che in questi giorni si contendono a colpi di commozione ed empatia la foto del corpo del bambino adagiato sulla spiaggia dal mare in cui è annegato, non hanno fatto nulla, assolutamente nulla per contrastare non dico gli interventi militari, diretti o indiretti, in Siria e Africa del Nord, ma neppure il traffico di armi (buona parte delle quali fabbricate in Italia) e in generale la penetrazione commerciale e ideologica in paesi che se la cavavano benissimo da soli o comunque si accontentavano di quello che avevano, del loro stile di vita. Al contrario, pensano che occorra aumentare le esportazioni, deregolamentare gli scambi, accrescere ovunque il consumismo per poter continuare a permettersi la BMW, il loro iPhone quotidiano e le vacanze esotiche su spiagge senza cadaveri.

Persino David Cameron, il primo ministro che sta sfasciando lo stato assistenziale inglese e aiutando gli americani ad assoggettare il mondo al potere assoluto della finanza e delle corporation, persino lui ha fatto finta di commuoversi. O peggio, magari si è commosso davvero, a mostrare che anche la pietà e la solidarietà sono ormai solo pagliacciate da reality, senza alcuna conseguenza. (Se fosse serio, Cameron dovrebbe dimettersi, pentirsi pubblicamente, dare tutti i suoi considerevoli beni ai poveri e andare a fare il volontario in un campo profughi, e non nei fine settimana ma per il tempo che gli resta da vivere).

Non credo che il problema delle migrazioni si risolva con l’accoglienza: si risolve ridando piena autonomia e dignità a ciascun popolo e cultura e stroncando lo spaccio globale di capitali e di prodotti inutili. Capisco però che nel frattempo l’emergenza vada affrontata e che un certo numero di profughi vada aiutato – non i furbastri, le vere vittime delle guerre. Come fare accettare questa necessità umanitaria dalla gente? Certo non con chiacchiere buoniste o antioccidentali. Piuttosto dimostrando che si tratta di un atto di riparazione reale, volto a impedire che situazioni del genere possano ripetersi. E come dimostrarlo? Aiutando i profughi ma punendo contestualmente chi ha provocato l’attuale situazione. E come dimostrarlo? Punendo contestualmente chi ha provocato l’attuale situazione.

Non dovrebbe essere difficile consultare gli archivi e trovare i nomi dei politici, giornalisti, intellettuali e imprenditori che a suo tempo si dichiararono favorevoli agli interventi in Iraq, in Libia, in Siria. Non dovrebbe essere difficile scoprire chi di loro ci ha guadagnato, politicamente o magari economicamente. I loro nomi dovrebbero essere resi noti, le loro facce pubblicate sulle prime pagine dei giornali accanto a quelle dei bambini annegati nel Mediterraneo.

Ancor meglio sarebbe che fossero tutti licenziati, costretti alle dimissioni e ridotti in miseria, espropriando i beni loro e delle loro famiglie a compensazione dei danni provocati dalla loro arroganza e stupidità. E coloro che hanno cinicamente profittato delle guerre vanno sbattuti in galera o preferibilmente impiccati, come a Norimberga (e chissenefrega che non sia di moda).
Non siete pronti a farlo? E allora smettere di spargere facili, facilissime lacrime di coccodrillo.



   

 

 

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