Coniugi massacrati: interrotta diretta di Rai 3, sputi contro l’antirazzista

È accaduto due sere fa a Palagonia, nel corso della puntata di 47-35 Parallelo Italia, la trasmissione televisiva condotta su Rai3 da Gianni Riotta.

antirazzista-palagonia

 

Vittima degli insulti e degli sputi è Alfonso Di Stefano, da anni impegnato nella difesa dei migranti e proprio per questo divenuto oggetto delle invettive di decine di di persone, che lo hanno accusato di essere tra coloro che hanno permesso che gli stranieri trovassero ospitalità nel comune catanese.

L’antirazzista, dimostrando poca sensibilità in un momento in cui la cittadina è ancora sconvolta dall’efferato doppio omicidio, non ha trovato di meglio che ribadire la necessità di riflettere sul genocidio dei migranti nel Mediterraneo “per ripensare a che tipo di Europa vogliamo costruire”. A quel punto il pubblico ha cominciato ad insultarlo.

«Ero stato invitato in trasmissione per parlare della situazione nel Cara di Mineo – racconta Di Stefano a MeridioNews – in un momento in cui i recenti fatti di cronaca rischiano di accrescere ancor di più un sentimento popolare che vede negli stranieri, indiscriminatamente, una minaccia».

Ciò, però, non è stato possibile per via della crescente intolleranza con cui il pubblico presente in piazza ha accompagnato l’attesa dell’intervento di Di Stefano, fino a costringere l’inviata di Rai 3 a interrompere il collegamento.

Nei confronti di Di Stefano, sono arrivati messaggi di solidarietà, tra cui quello del coordinamento regionale dei comitati No Muos



   

 

 

3 Commenti per “Coniugi massacrati: interrotta diretta di Rai 3, sputi contro l’antirazzista”

  1. Hanno fatto bene a sputargli in faccia a sto coglione!

  2. Il primo che si lamenta degli exstracomunitari verrò a tagliaci la gola

  3. maurizio valenzi

    L’Italia non è terra di nessuno, è stata costruita metro per metro da Noi Italiani, dai nostri Padri, dai nostri Avi, e tutti gli altri, in finestra ad aspettare che la “pappa” sia pronta. Fuori tutti i clandestini e migranti, chi vuole venire in Italia deve avere già una garanzia di lavoro, un titolo di studio e, come accade negli Stati seri, aprire un CC a fondo di garanzia, la cui cifra verrà restituita se deciderà di ritornare nel paese di nascita.

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