Comune Pd patrocina il film antisemita: Israele come il cancro

Un titolo che non offre sponde all’ambiguità: Israele. Il cancro . Tanto per capire da che parte stare e quale storia si va a raccontare.

Samantha-Comizzoli

 

Stiamo parlando del documentario girato nel 2014 dall’attivista filopalestinese Samantha Comizzoli. Un documentario che è stato presentato lo scorso primo settembre a Recanati. Una serata, quella ospitata nelle sale di Villa Coloredo Mels (oggi sede del museo civico), che ha fatto discutere. Non tanto per la presunta «faziosità» del (racconto per immagini, quanto per il patrocinio concesso all’evento dall’amministrazione comunale guidata da Francesco Fiordomo. Contro il sindaco (a capo di una giunta di centrosinistra) si è pronunciato anche lo scrittore Umberto Piersanti dalle colonne del Resto del Carlino , parlando di un pericoloso quanto corrivo gesto offerto dal Comune di Recanati.

Il filmato, dal titolo pesantemente pregiudiziale, è stato girato nell’estate del 2014 con l’inizio dell’operazione militare denominata «Margine Protettivo». Il documentario si riprometteva di testimoniare le violenze (soprattutto psicologiche) perpetrate dai soldati israeliani nei Territori occupati.

Nel corso della presentazione la stessa Comizzoli, che solo pochi mesi fa è stata fermata in Israele nel corso di una manifestazione, quindi arrestata e infine espulsa dal Paese, ha parlato dell’operazione militare come un’autentica «occupazione nazista israeliana della Palestina».

Un’occupazione che, a detta dell’attivista dell’Ism (International solidarity movement), si rivela nel «suo aspetto peggiore: l’occupazione della mente. Come un cancro mangia piano piano il cervello delle persone». «Questo film – ha spiegato la Comizzoli, cui Facebook recentemente ha oscurato il profilo per la presenza di affermazioni e commenti razzisti e offensivi – tenta di spiegare la sofferenza di queste vite sotto tortura, dividendo il film negli stadi che ha un tumore: cancerogenesi; diffusione; cure palliative; metastasi; eutanasia; fine».

«Che Samantha Comizzoli – commenta la rivista telematica Mosaico , della Comunità ebraica meneghina -, attivista filo palestinese (diventata famosa nel 2014 per una foto che la ritraeva, in Cisgiordania, con tre dita alzate e un festoso sorriso, davanti a un forno, nei giorni del rapimento dei tre ragazzi ebrei poi trovati massacrati da terroristi palestinesi), organizzi una proiezione, con annesso dibattito, del suo film Israele – il Cancro (metastasi, cura, eutanasia) , non è una notizia di per sé sconcertante. Le campagne di odio contro Israele non sono purtroppo una novità, tanto in Italia quanto in Europa e non solo. Lo è – sconcertante – che la proiezione, con tanto di arringa introduttiva della Comizzoli e successivo dibattito, abbia avuto luogo a Recanati, il “natio borgo selvaggio” del Sommo Leopardi, nelle sale gentilmente concesse dal Comune, con tanto di patrocinio e con l’avallo dello stesso sindaco Fiordomo».

D’altronde lo stesso Piersanti, nel suo intervento sul Resto del Carlino aveva stigmatizzato con ancor più vigore un’iniziativa come quella portata avanti dall’attivista filopalestinese. «Nessuna amministrazione seria può dare il suo patrocinio a una manifestazione anti israeliana – scriveva Piersanti, all’indomani della proiezione -, nel corso della quale viene mostrato un film che ha un titolo orrido: Israele, il cancro ». «L’abuso della parola “nazista” – ha poi aggiunto lo scrittore, interpellato da una radio locale – riferita sempre e solo a Israele da parte di pacifisti nostrani è squallido. Non mi risulta che siano state mai organizzate, in questo territorio, manifestazioni contro l’Isis e in generale contro l’integralismo islamico, di cui l’organizzazione palestinese Hamas è parte integrante. Usare il termine “nazista” nei confronti di un popolo che ha subìto la più spietata persecuzione della Storia a opera del nazismo stesso è un segno di un malcelato sentimento antisemita».

Pier Francesco Borgia – il giornale



   

 

 

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