Sconto di pena per “meriti univesitari” al boss della ‘ndrangheta

 

A boss sconto di pena per meriti universitari, il Coisp: “Questa è pura follia. Poliziotti accusati di una fattispecie colposa in carcere senza che neppure dovessero entrarci. In questo Stato pare si faccia di tutto per rendere impossibile continuare a fare sicurezza e legalità”

stefano-paolo-rosario

“Non vorremmo mai fare considerazioni così gravi, ma in questo Stato sembra quasi che si faccia di tutto per rendere impossibile continuare a fare il nostro lavoro. Impossibile distinguere nettamente, senza se e senza ma, ciò che è lecito da ciò che non lo è; ciò che merita lode da ciò che merita censura; ciò che necessita di tutela da ciò che va severamente contrastato; ciò che è contenuto da ciò che è pura apparenza. Ma come si può ritenere meritevole di un trattamento meno severo un appartenente alla criminalità organizzata sol perché prende buoni voti all’università? Cosa ha a che fare questo con i motivi per i quali la società lo ha chiamato a saldare un debito pesantissimo? Questa è pura follia”.

Uno sconcertato Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta la notizia diffusa dai media dello sconto di pena che sarebbe stato concesso a Paolo Rosario De Stefano, che era considerato reggente dell’omonimo e potentissimo clan di ‘ndrangheta di Reggio Calabria e che fino al 2009 era inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, che è stato liberato ed è tornato a casa dopo che gli avrebbero abbuonato due anni di reclusione per “meriti universitari”.

L’uomo era stato arrestato dopo che gli era stata data la caccia per quattro anni, ed è rimasto in carcere per sei. Era recluso al regime duro del 41 bis, e qui il capocosca ha scelto di dedicarsi agli studi e si è iscritto alla facoltà di giurisprudenza dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Dopo quattordici esami sostenuti con una media dei voti altissima, a quanto pare avrebbe potuto beneficiare della liberazione anticipata, prevista dall’ordinamento penitenziario per “il condannato a pena detentiva che abbia dato prova di partecipazione all’opera di rieducazione”.

“Che un appartenente alla criminalità organizzata ne sappia di giurisprudenza – si infuria Maccari – non è affatto strano. Chi combatte la legge e lo Stato ne conosce bene molti aspetti. Prendere voti molto alti nella città in cui si è affermato il proprio potere mafioso, poi, non ci pare affatto un grande merito e, comunque, non si capisce assolutamente cosa questo debba centrare con la colpevolezza rispetto a comportamenti gravissimi e dolosamente rivolti a far del male agli altri. Ma, in effetti, premiare chi si macchia di crimini abominevoli è una specialità tutta italiana. In Italia gli unici a scontare fino all’ultimo giorno i propri debiti, anche se nati da comportamenti colposi e quindi neppure voluti, sono i Poliziotti, che vanno in carcere anche se secondo la stessa legge non avrebbero mai dovuto metterci piede. E’ qualcosa di talmente vergognoso che attenta gravemente al nostro incrollabile senso dello Stato”.

COMUNICATO STAMPA COISP



   

 

 

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